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Quando lavorare da casa è davvero smart?

Quando lavorare da casa è davvero smart?
Foto: Foto di kaboompics, da pixabay
Esmeralda Rizzi
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Un questionario promosso dall'Ufficio politiche di genere della Cgil e dalla Fondazione Di Vittorio, per sondare le impressioni e le riflessioni delle lavoratrici, ma non solo

Lo smart working sarà poi davvero smart? Ce lo siamo chiesto in tanti e soprattutto in tante in questi giorni  di emergenza che hanno portato, secondo i più recenti calcoli, ben 8 milioni di italiani contro i 500mila pre Covid a lavorare da casa 
all’improvviso, senza alcuna preparazione, formazione o organizzazione preventiva. E, come stabilito dal decreto del governo dello scorso primo marzo, forzatamente, senza l’accordo del lavoratore come invece prevede la legge.

A guardare la normativa infatti, quello che stiamo vivendo oggi è non è propriamente “lavoro agile” ma un ibrido col più rigido telelavoro e con l’aggravante della reclusione familiare. Se chi vive solo si sta organizzando relativamente bene, per chi in casa deve dividere spazi, tempi e device con figli e conviventi, autosufficienti o no, si sta rivelando un disastro. Parte del  quale, non possiamo nascondercelo, è dovuto a un sistema familiare che scarica ancora troppo pesantemente i 
lavori di cura e domestici sulle donne.

Da qui l’idea dell’Ufficio politiche di genere della Cgil guidato da Susanna Camusso, di sondare le impressioni e le riflessioni delle lavoratrici innanzitutto, ma anche dei lavoratori, su questa modalità di lavoro attraverso un questionario predisposto insieme alla Fondazione Di Vittorio (online al link https://bit.ly/2VojvXa) che si intitola, “Quando lavorare da casa è davvero… smart?”. Alla base delle 53 domande divise in quattro aree, socio-anagrafica, conoscenza e applicazione dello smart working, cura di sé/della casa/dei familiari, e percezioni ovvero paure/rischi/opportunità, c’è proprio l’intenzione di registrare direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori quali siano criticità e aspetti positivi del lavoro agile. Anche perché la maggior parte degli studi e delle indagini oggi disponibili hanno matrice datoriale e quindi una chiave di lettura del modello fortemente caratterizzata.

Che il tema sia di grande interesse per i lavoratori lo dimostrano i quasi duemila form completati ad appena ventiquattr’ore dalla pubblicazione online del questionario. Materiale che, senza avere alcuna pretesa scientifica, servirà ad avere una chiave di  lettura sullo smart working e su questa fase, e che potrà essere davvero utile al sindacato per affrontare le sfide del lavoro futuro e dare sostanza alla piattaforma di Belle Ciao, “Tutte, insieme. Vogliamo tutto” .