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Cairo, «una grave caduta di stile»

Cairo, «una grave caduta di stile»
Foto: Urbano Cairo
Davide Colella
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Parla Giulietti (Fnsi): “Nonostante i ricavi realizzati, Urbano Cairo bussa alla porta del governo per ottenere aiuti per i prepensionamenti del Corriere. Non capisco perché elargire soldi pubblici a chi dichiara di aver fatto tanti soldi”

“Il virtuale è reale”. Mai come durante questa emergenza - in cui internet è diventata una nostra estensione nell’ottenere e condividere informazioni - è vera l’affermazione del Manifesto della Comunicazione Non Ostile. Lontani dalla socialità reale – fatta di prossimità, strette di mano e abbracci – la nostra vita digitale è diventata altrettanto consistente di quella tradizionale, con una continuità ancora più marcata fra la nostra identità online e offline. Prendiamo in prestito questa immagine per iniziare una chiacchierata con Beppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della Stampa, intorno al temi dell’informazione e della comunicazione ai tempi del coronavirus: “Al Manifesto vorrei accostare la carta ‘Le parole non pietre’, firmata proprio qualche mese fa dai rappresentanti di tutte le confessioni religiose mondiali. Al primo punto il documento indica: 'non scrivere degli altri quello che non vorremmo fosse scritto di noi'. Un invito a porsi dalla parte delle vittime, a offrire una comunicazione libera e critica ma rispettosa della dignità delle persone. L’esatto contrario dell’orrendo spettacolo televisivo a cui ho assistito domenica sera, con Salvini e Barbara D'Urso che recitavano insieme ‘L'eterno riposo’ esibendo i rosari in favore di telecamera. Ecco, quella è  esattamente la modalità più sbagliata, la più irrispettosa e, per i credenti, persino blasfema”.

Saremo più buoni? In molti dicono che dopo questa crisi nulla sarà più come prima, che vincerà la solidarietà. Beppe Giulietti non nasconde le proprie perplessità: “Ho la sensazione che le canaglie che hanno seminato odio ritorneranno in azione. Mi auguro che se ne conservi memoria. Guardate in queste ore: tutti a gridare ‘Viva l'Albania’ ma non più tardi di qualche anno fa, i signori dell'odio hanno indicato i cittadini albanesi come brutti, sporchi e cattivi, li hanno usati come bersaglio, li hanno strumentalizzati per prendere i voti. Non so cosa accadrà, ma vorrei che tutti coloro che hanno nel cuore sentimenti di solidarietà capiscano che si debba creare assolutamente una grande alleanza civile. Enrico Berlinguer avrebbe chiamato ‘compromesso storico’ il nuovo patto sociale per unire quanti hanno nel cuore la Costituzione, quelli che preferiscono i ponti ai muri, la solidarietà all'odio. Non solo perché giusto eticamente e politicamente, ma soprattutto perché solo attraverso i ponti si possono combattere i virus di ogni natura”.

Il giornalismo. “In questa fase, anche ai giornalisti viene chiesto un grande impegno civile volto a scovare e denunciare le fake news”. Giulietti non si riferisce ai singoli errori che possono capitare nel riferire una notizia, ma alle campagne organizzate da centrali italiane e straniere con il compito di inquinare l'ordinamento democratico. “Non si tratta di casi isolati: esistono talk show nei quali si urla continuamente, si chiamano gli opinionisti a tariffa che nulla sanno e per questo gridano. È in quei luoghi che si organizza scientificamente l’amplificazione di notizie inventate e volte a suscitare odio, paura, allarme e allarmismo”. Non invidiamo il fatto che debba anche vederli. “Diverso il discorso per i colleghi dei giornali radio, dei telegiornali o delle testate locali, dove la stragrande maggioranza dei giornalisti stanno lavorando con grande serietà e rigore nonostante le difficoltà. Negli ultimi giorni, due colleghi hanno perso la vita. Uomini impegnati nei luoghi della sofferenza: Paolo Micai, videoreporter genovese di 57 anni, e lo scrittore e inviato speciale di Radio Popolare, Raffaele Masto”. 

Fake news. L’Agcom sta per avviare un monitoraggio sulle trasgressioni degli organi di informazione in materia. Un intervento per stroncare le falsificazioni programmate, per Giulietti “un atto di solidarietà nei confronti dell’Articolo 21 della Costituzione”. E ribadisce che la Carta non protegge i diffamatori né va invocata per chi inquina i pozzi dell’opinione pubblica. A giorni dovrebbe formarsi un gruppo di lavoro coordinato in particolare da Rai3 e RaiNews - su proposta della Fnsi e dell’Usigrai - per dare vita a un programma quotidiano di contrasto alle falsificazioni. Per il presidente della Fnsi: “È il momento che si formi una grande alleanza istituzionale per contrastare le campagne organizzate di distorsione che in questa situazione contribuiscono ad allontanare la cura del virus e ostacolano il lavoro di medici, infermieri e ricercatori. In altri tempi li avremmo chiamati traditori della Repubblica”. 

Il servizio pubblico. “La Rai - ricorda Giulietti - ha mandato in onda delle straordinarie puntate di Presa Diretta, Chi l'ha visto, Speciale Tg1 e Report. Si tratta di trasmissioni d'inchiesta dove i numeri e i fatti vengono esposti prima dei commenti e delle opinioni. Ogni qual volta si riesce ad andare in questa direzione, il servizio pubblico svolge il proprio compito con serietà e legittima la propria esistenza.  Ma il lavoro e l'impegno dei colleghi di emittenti e giornali locali e online è essenziale. 

Giuseppe Conte. Solo pochi mesi fa nessuno avrebbe immaginato di vedere un Presidente del consiglio così protagonista della scena politica. Per Beppe Giulietti ci sono stati degli errori come le conferenze stampa senza domande. “Adesso – spiega - gli incontri con i giornalisti hanno ripreso le naturali consuetudini e certamente c’è stata una crescita della qualità della comunicazione del Presidente del consiglio, in un momento in cui tenta di assumersi delle responsabilità, di condividere con gli italiani le difficoltà incontrate e i risultati raggiunti. E penso sia un fatto positivo quanto la sobrietà del Ministro della Salute, Roberto Speranza, e i puntuali interventi sul tema della comunicazione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Andrea Martella”.

Jorge e Sergio. Per il presedente della Federazione nazionale della stampa, i due grandi comunicatori di questa stagione, soprattutto per la forte passione civile, sono Papa Francesco e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Le  parole usate nei giorni scorsi sono state le più alte forme di comunicazione civile esistenti oggi in Italia e non solo, in occasione della crisi nel coronavirus. Il Capo dello Stato, durante il suo ultimo messaggio, è stato protagonista di un piccolo corto circuito: l’ufficio stampa del Quirinale ha diffuso, insieme al suo messaggio corretto, anche un fuori onda che ne metteva in risalto l’umanità e la dignità umana. Per Giulietti, Mattarella ha una forza interiore straordinaria: “Non dimentichiamoci mai che quest'uomo ha raccolto in strada il corpo del fratello ucciso dalla mafia. E questa per me rimane la cosa più forte e più vera. È un uomo che ama profondamente la Costituzione e l’ha sempre rappresentata in modo sobrio e nobile.

Il rovescio della medaglia. Nei giorni scorsi è stato diffuso un video di Urbano Cairo, azionista di riferimento del gruppo Rcs, editore del Corriere della Sera e dell’emittente televisiva La7, in cui sprona i propri agenti a spingere al massimo nella vendita di spazi pubblicitari in un momento in cui giornali e tv vanno a gonfie vele proprio per la fame di informazione dovuta all'emergenza. Cairo ci ha ricordato come le tragedie spingano verso l’alto l’audience e aiutino a vendere. Per Beppe Giulietti si tratta di “una grave caduta di stile”. Un comportamento che avrà certamente suscitato la riprovazione dei giornalisti del Corsera. “Il messaggio però ci ha svelato come abbia ricavato molti soldi in questa stagione di emergenza, nonostante stia bussando alla porta del governo per ottenere aiuti in materia di prepensionamenti e cassa integrazione. Io spero che sul tavolo della Ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, e del Presidente del consiglio, ci sia anche questo video. Non comprendo perché si debbano elargire risorse pubbliche a chi dichiara di aver guadagnato così tanti soldi. Esistono altri giornali e altre situazioni editoriali che vivono situazioni di crisi molto più gravi. Quando si amministrano i soldi dello Stato bisogna darsi delle priorità”.