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La soluzione è l'interdipendenza

La soluzione è l'interdipendenza
Foto: LUIGI INNAMORATI/SINTESI
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Petraglia a RadioArticolo1: le due aree sono fortemente integrate fra loro. Se la politica valorizzasse entrambe, ne trarrebbe beneficio tutta l'Italia, senza ricorrere a soluzioni velleitarie come l'autonomia finanziaria

“Lo sviluppo del Nord dipende dallo sviluppo del Sud. Questo, perché le due aree del Paese sono fortemente integrate fra loro. Se la politica valorizzasse queste interdipendenze, il Nord potrebbe usufruire di questa maggiore integrazione con il Sud, senza spingersi su soluzioni velleitarie, che nella sostanza si sono tradotte nelle richieste di maggiore autonomia finanziaria. In sostanza, valorizzando l’interdipendenza fra le due aree d’Italia, potrebbero beneficiarne entrambe”. Così Carmelo Petraglia, docente di economia politica all’università della Basilicata, stamattina ai microfoni di 'Economisti erranti', la rubrica di RadioArticolo1.

“Soprattutto nel Mezzogiorno, c’è necessità di investimenti pubblici, perché un euro investito nel Sud ha un effetto moltiplicatore molto più alto che al Nord. Ma gli investimenti pubblici debbono essere utilizzati per riaffermare i diritti di cittadinanza in quell’area d’Italia, dal diritto alla mobilità al diritto all’istruzione, al diritto alla sanità. Anche perché quell’euro investito lì può creare sviluppo anche al Nord. Basterebbe tornare ai livelli pre-crisi, quando la spesa in conto capitale, in termini di risorse ordinarie della pubblica amministrazione destinate al Mezzogiorno, oltrepassava i 22 miliardi, mentre oggi è di poco superiore ai 10. Ciò aiuterebbe ad alleviare anche le condizioni di disagio sociale presenti al Sud, che sono aumentate nella crisi, legate all’accesso ai servizi pubblici. Insomma, riattivando la leva degli investimenti pubblici per colmare il divario Nord-Sud, si permetterebbe anche ai giovani del Mezzogiorno di rimanere nelle loro regioni, senza espatriare per forza all’estero, favorendo nel medio termine anche un ricambio della classe dirigente meridionale. In sintesi, per arrestare il declino, ci vuole una strategia nazionale”, ha spiegato il professore universitario.

“Viceversa, prevale sempre l’idea di politiche diverse per le due parti del Paese, etichettando in modo semplicistico l’assistenzialismo al Sud con piani messi a punto 'ad hoc', contro proposte di rilancio dell’economia alle classi produttive del Nord. In tal modo, si continua ad alimentare questa contrapposizione che nei fatti non c’è, mentre occorrerebbero politiche nazionali che valorizzino le interdipendenze esistenti per rimettere in moto non solo il meridione, ma l’Italia intera. Se non si attua una politica nazionale, su cui insiste da diversi anni anche lo Svimez, non si arriverà mai a creare le condizioni di sviluppo al Sud, partendo dai vantaggi localizzativi di essere una piattaforma al centro del Mediterraneo, in grado di intercettare flussi e traffici. In conclusione, si deve poter mettere in campo una strategia di sviluppo complessivo che guardi all’intero Paese, e non solo alla parte dove si ritiene di poter raccogliere più risorse in termini elettorali, superando logiche anche campanilistiche e dando una nuova centralità reale al Mezzogiorno, non le solite misure palliative”, ha concluso Petraglia.