Si aggiorna con un ritmo terribile il computo delle vittime delle vittime del sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 che la notte del 24 giugno ha colpito il Venezuela. Mentre scriviamo siamo arrivati a quota 235 (tra esse un italiano), con 43 mila feriti e 50 mila dispersi, ma il bilancio è destinato a peggiorare. Si continua a scavare soprattutto tra le macerie di Caracas e di La Guaiara, tra le aree più colpite dal terremoto.

Partita la gara di solidarietà internazionale per quella che si configura come una catastrofe umanitaria. L’allarme arriva da Amnesty International, per bocca della segretaria generale dell’organizzazione Agnès Callamard: "Ora c'è il rischio di aggravare ulteriormente una crisi dei diritti umani e un'emergenza umanitaria già gravi e prolungate, di cui il popolo venezuelano soffre da oltre un decennio. Il sistema sanitario del Paese è stato decimato".

L'organizzazione denuncia la carenza di informazioni ufficiali e sollecita la diffusione di dati credibili sui dispersi e sulle vittime. Inoltre Amnesty chiede la rimozione della censura sulla stampa e sulle reti sociali, oltre all'abrogazione della legge contro le organizzazioni non governative, per permettere soccorsi tempestivi e senza ostacoli.

Un punto cruciale riguarda anche le persone detenute. L'ente chiede l'accesso alle prigioni per verificare la sicurezza dei carcerati e fornire cure mediche essenziali. Infine, fa appello agli Stati esteri affinché mobilitino risorse su larga scala, operando in cooperazione con la società civile locale nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Come detto parte la mobilitazione internazionale. Dall'Italia all'Unione europea, dal Vaticano agli Stati Uniti, fino all'America Latina e ai principali partner di Caracas, governi, organismi internazionali e organizzazioni umanitarie hanno avviato le prime iniziative per sostenere le operazioni di ricerca e assistere la popolazione colpita.

Le operazioni di ricerca potranno contare anche sull'impiego di squadre internazionali certificate dalle Nazioni unite, il cui dispiegamento è stato annunciato dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez. L'Italia figura tra i Paesi che hanno messo a disposizione assistenza attraverso il meccanismo europeo di protezione civile.

L'Unione europea ha inoltre attivato il sistema satellitare Copernicus per mappare le aree colpite e coordina gli aiuti offerti da Italia, Spagna e Repubblica Ceca. Bruxelles si è detta pronta a rafforzare ulteriormente il proprio sostegno, mentre Madrid è stata tra le prime capitali europee a esprimere vicinanza a Caracas.

La Francia ha annunciato l'invio immediato di una squadra di 85 soccorritori specializzati nelle operazioni di salvataggio e sgombero delle macerie. Anche i Paesi Bassi parteciperanno alle operazioni con un contingente di almeno 60 specialisti, tra vigili del fuoco, medici, ingegneri e unità cinofile, stanziando fino a due milioni di euro per finanziare la missione.

La Germania ha annunciato l'invio di sei aerei da trasporto militari a sostegno delle operazioni umanitarie, mentre la Svizzera sta mobilitando 80 operatori, otto cani da ricerca e 18 tonnellate di attrezzature. Anche la Repubblica Ceca ha confermato che la propria squadra di soccorso è pronta a partire. Dal Vaticano è arrivato un primo sostegno economico. Papa Leone XIV ha disposto un contributo iniziale di 100.000 euro, che sarà convogliato attraverso le strutture ecclesiastiche locali per far fronte alle necessita' piu' urgenti della popolazione colpita.

In campo anche gli Usa, con due navi da guerra, oltre a aerei da trasporto e elicotteri, per fornire supporto logistico alle operazioni di soccorso in Venezuela. "Queste forze forniranno servizi di mobilità specializzati e supporto al personale del governo statunitense, alle squadre di ricerca e soccorso e ai partner interagenzia statunitensi mentre valutano i danni, localizzano i feriti e forniscono assistenza fondamentale per salvare vite umane", ha dichiarato il Comando Sud degli Stati Uniti in un post su X.