Al via oggi, venerdì 10 aprile, le Giornate globali di azione contro le spese militari (Gdams), giunte alla loro 15ª edizione: un mese di iniziative coordinate a livello planetario che proseguiranno sino al 9 maggio per chiedere ai governi tagli sostanziali alle spese militari e un radicale riorientamento delle risorse pubbliche verso i bisogni reali delle persone e del Pianeta.

La campagna è promossa dalla Global campaign on military spending dell'International peace bureau e in Italia vede l’adesione della Rete pace disarmo, il cui coordinatore, Francesco Vignarca, sottolinea come questo “sia proprio il momento più urgente di sempre. Un momento in cui è in corso un processo di militarizzazione, di riarmo, di aumento delle spese militari e in maniera robusta”. 

La guerra non è un caso, ma una scelta

“La nostra campagna – dice Vignarca – serve a fare sapere che l’accelerazione delle spese militari sta anche accelerando il rischio di andare verso il baratro. L'urgenza sta non tanto nel riuscire a informare sui dati, per quanto importanti, ma nel far capire alle persone che le problematiche che hanno fatto sì che alcuni giorni fa si potesse rischiare davvero un attacco enorme, addirittura con armi nucleari, non nascono dal caso, ma da una scelta di militarizzazione che è evidenziata dall'aumento delle spese”.

Giungiamo con queste parole di Vignarca all’attualità della guerra ingaggiata da Israele e StatI Uniti contro l’Iran, al cessate il fuoco di due settimane che però non rappresenta la fine delle ostilità, vista anche la posizione di Benjamin Netanyahu che non sospende invece gli attacchi sul Libano.

Il pericolo è solo rimandato finché non non ci sarà un'inversione di tendenza – conferma il coordinatore della Rete pace e disarmo –, finché non ridurranno le spese militari e non si svilupperanno nuovi quadri di sicurezza internazionale, una sessione speciale del disarmo dell'Onu, un disarmo globale”.

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Uno schema che si ripropone a livello globale 

Partendo dalla considerazione che in tutto il mondo, oltre al conflitto mediorientale e a quello in Ucraina, vi sono quasi 60 guerre in atto, Vignarca parla di un “problema strutturale, riproposto ovunque, anche con un quadro di deterioramento del diritto internazionale con leader che, anziché dare indicazioni di difesa della vita e del diritto, si abbandonano alla forza bruta”. 

Non è un caso, aggiunge, “che tutta una serie di focolai, si pensi al Sudan, si siano riattivati in questi anni. Se ci fosse un contesto internazionale che punta alla regolamentazione e alla cooperazione, anche chi vuole dominare avrebbe un deterrente”.

Il coordinatore della Rete sottolinea che “se le principali potenze si muovono in questa direzione, è chiaro che anche i gruppi armati, i gruppi ribelli, i dittatori fanno lo stesso. L'aumento delle guerre è reso possibile da un aumento di militarizzazione, della spesa militare, del ricorso alle armi: è stato creato un paradigma che diventa il linguaggio dominante e viene utilizzato a livello politico. Finché non non si arriverà alla radice del problema, questo non sarà risolto. È come una malattia: non si deve agire sul sintomo, ma sulle cause”. 

Vignarca conclude con l’amara considerazione che “siamo arrivati al punto cui fare la pace, da sempre valutato come un fatto positivo, viene considerato invece come elemento negativo. Di qui l’appello della rete a tutte le organizzazioni della società civile, reti locali per la pace, movimenti e gruppi attivi sui territorio a organizzare iniziative pubbliche di rilancio nel weekend del 18-19 aprile e in occasione dell'Earth Day del 22 aprile.

Gli appuntamenti 

Il 18 e 19 aprile si metterà dunque in atto una catena di mobilitazione con iniziative pubbliche e visibili, mentre il 22 aprile si celebrerà la Giornata della Terra per sottolineare il legame tra riarmo e crisi climatica che è al cuore del messaggio della campagna. Per il 27 aprile è attesa la pubblicazione dei nuovi dati del Sipri (l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma) sulle spese militari mondiali relativi al 2025 che forniranno materiale per un social media storm globale

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Le Giornate globali contro le spese militari si chiuderanno il 9 maggio con la Giornata europea della pace. In tutte queste occasioni e in altre in via di organizzazione si chiederà ai governi di operare riduzioni sostanziali delle spese militari e riorientare i fondi verso i settori sociali e ambientali. 

E, ancora, si chiederà un urgente disarmo globale, la riduzione degli arsenali nucleari, l'arresto del commercio di armi e lo sviluppo di nuovi quadri di sicurezza internazionale con un impegno rinnovato per la diplomazia, il multilateralismo e la riforma delle Nazioni unite, inclusa la convocazione di una quarta sessione speciale sul disarmo all’Onu, come concordato all'unanimità il 22 settembre 2024 a New York nel Patto per il futuro.