Al fondo Nappo la camorra ha perso. Non è uno slogan, è andata davvero così. Il bene confiscato a vocazione agricola più grande dell’agro nocerino sarnese, in porovincia di Salerno, è oggi restituito alla collettività attraverso il lavoro e la cura della terra, con aziende agricole seguite da Alpaa, che condividono i valori della sostenibilità, della legalità e della dignità del lavoro.

La vittoria della legalità

Dopo anni di minacce, furti, gravi azioni di sabotaggio e una grande manifestazione promossa dalla Cgil e dalla Flai a sostegno delle sue attività, si può dire che la legalità e i buoni hanno vinto e i cattivi hanno perso.

La vita di questo bene confiscato alla camorra è stato raccontato alla terza assemblea nazionale della Cgil contro mafie e corruzione, il 28 e 29 aprile a Palermo, due giornate di confronto, memoria, approfondimento e impegno comune, che come ogni anno si svolgerà il giorno prima della ricorrenza dell’assassinio di Pio La torre e Rosario Di Salvo a cui è dedicata.

L’obiettivo, rafforzare la convinzione che il contrasto alle mafie e alla corruzione non riguarda soltanto il terreno della repressione giudiziaria, ma chiama in causa la qualità della democrazia, la dignità del lavoro, la trasparenza delle istituzioni, il valore della partecipazione e la giustizia sociale.

Risorsa per la collettività

“I beni confiscati nel settore agricolo sono una grande risorsa per la collettività, ma vivono momenti di grande difficoltà economica soprattutto nella fase di start up – spiega Giuseppe Carotenuto, presidente di Alpaa -. Nel momento iniziale, le associazioni e le cooperative che li devono gestire vengono lasciate a se stesse. Sono chiamate e organizzare e realizzare iniziative sociali per la collettività. È vero che il terreno viene dato gratuitamente, ma non basta: farlo lavorare costa, soprattutto nell’avvio. Per questo c’è un problema di risorse nel far funzionare la legalità”.

Costi maggiori

Anche i prodotti realizzati nei beni confiscati hanno un costo maggiore rispetto a quelli di mercato: si coltiva rispettando i criteri di tutela ambientale, riposo del terreno, stagionalità, senza pesticidi, e si dà dignità a chi lavora nelle imprese agricole.

“Le aziende che rappresentiamo come Alpaa in Sicilia e Campania hanno difficoltà a mettere sul mercato i loro prodotti perché costano di più rispetto a quelli della grande distribuzione classica – prosegue Carotenuto -. I problemi quindi sono diversi. E quando un bene viene affidato a un’associazione, il pubblico non può lasciarla sola, come accade adesso. Se ci sono problemi, è necessario che si apra un tavolo prefettizio, non deve essere un’opzione ma un obbligo”.

Orti sociali

Una delle prime attività realizzate sul fondo Nappo sono gli orti sociali: singoli, gruppi, scuole, parrocchie, associazioni partecipano al bando pubblico per fare richiesta di affidamento di piccole porzioni di terra. Un esperimento diffuso in molte località europee, uno strumento per combattere l’esclusione sociale e favorire l’aggregazione, un antidoto alla solitudine.

“Oltre agli orti sociali che consentono l’integrazione anche di ragazzi autistici – conclude Carotenuto di Alpaa -, abbiamo altre attività e iniziative, nel segno della resistenza alla criminalità organizzata e alla camorra”.