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La conferenza di Santa Marta ha un suo panel scientifico. Una coalizione globale di scienziati di spicco nei settori del clima, dell'economia e della tecnologia ha istituito il panel scientifico per la transizione energetica globale (Spget), con l’obiettivo di fornire un contributo scientifico rapido, autorevole e rilevante per le politiche, a sostegno dello sforzo internazionale per abbandonare i combustibili fossili.
Il gruppo di esperti definirà traguardi e raccomandazioni sulle politiche necessarie, a livello nazionale e settoriale, per eliminare gradualmente i combustibili fossili, per rispettare l’impegno di contenere l’incremento della temperatura globale entro 1,5 °C.
La creazione dello Spget risponde a un appello lanciato dal presidente dell’ultima Cop di Belem André Aranha Corrêa do Lago a novembre scorso, che aveva esortato i governi a definire una tabella di marcia per uscire dalle fonti fossili.
Per non superare il limite
L'iniziativa degli accademici è stata coordinata da Johan Rockström del Potsdam Institute for Climate Impact Research e da Carlos Nobre dell’università di San Paolo e ha il sostegno ufficiale della presidenza brasiliana della Cop30 e dei governi colombiano e dei Paesi Bassi.
“Con le emissioni che non hanno ancora raggiunto il picco, un altro El Niño all'orizzonte e la prospettiva di superare il limite di 1,5 °C che si fa sempre più concreta - ha affermato Johan Rockström -, non è mai stato così importante che i leader dimostrino che decisioni sensate, sostenibili e informate sull'azione per il clima possono fare la differenza in meglio nella vita delle persone. Le prove a sostegno di tali decisioni devono essere accessibili, ed è esattamente ciò che questo panel potrebbe offrire”.
Tabella di marcia per l’uscita
Alla presentazione è stata lanciata anche una bozza di raod map per l’uscita dalle fonti fossili in Colombia. Ogni Paese dovrebbe sviluppare una tabella simile, basandosi sulle indicazioni di organismi scientifici indipendenti che rappresentino le migliori conoscenze scientifiche, il confronto con le parti sociali, le comunità e i movimenti per definire un progetto di giusta transizione condiviso che tenga insieme il contrasto al cambiamento climatico, la sicurezza energetica, la giustizia sociale e la piena e buona occupazione.
Il percorso in Colombia
La tabella presentata per la Colombia mostra un percorso con evidenti benefici economici e sociali. Un investimento medio annuo di 10,6 miliardi di dollari genera benefici economici netti futuri, che raggiungeranno i 23 miliardi di dollari all'anno entro il 2050. Se questi sono i benefici per la Colombia che è un Paese con un’economia ancora legata alle esportazioni di carbone e petrolio, pensiamo a quali effetti positivi potrebbe avere l’uscita dalle fonti fossili nel nostro Paese che ha una dipendenza energetica del 74 per cento, che ci pone costantemente in balia dell’andamento dei costi dei carburanti dovuti ai conflitti e alla speculazione, con un prezzo dell’energia elettrica fino a tre volte superiore di quello della Spagna.
Transizione grande opportunità
Nella sessione sindacale della conferenza ci stiamo confrontando su come affrontare l’uscita dalle fonti fossili tutelando l’occupazione e i diritti del lavoro. La transizione ecologica non è un problema ma una grande opportunità, oltre che un imperativo per salvaguardare la vita sul Pianeta. Il problema è la mancanza di politiche pubbliche, basate sulle indicazioni della scienza e sul rispetto dei limiti del Pianeta, scelte democratiche e partecipate, la mancanza di investimenti e pianificazione pubblica, di ricerca e innovazione tecnologica e di politiche industriali pubbliche, la mancanza di un ruolo degli Stati per la realizzazione di una piena e buona occupazione e la gestione dei servizi pubblici essenziali come l’acqua e l’energia.
La azioni da mettere in campo
Come mostra anche la tabella di marcia della Colombia, la giusta transizione ha bisogno di investimenti e trovare queste risorse è una precisa responsabilità politica: tagliare la spesa militare, i sussidi alle fonti fossili, il debito dei Paesi del Sud globale, riformare il sistema fiscale per un fisco equo e progressivo, la lotta all’evasione, imporre alle imprese che hanno devastato l’ambiente e ai grandi emettitori di pagare per i danni causati ai territori, alle comunità e ai lavoratori, l’utilizzo delle risorse Ets per sostenere l’azione climatica.
Sono solo alcune delle azioni concrete da cui partire per finanziare una giusta transizione che prendendo il via dall’uscita dalle fonti fossili definisca un nuovo sistema economico-produttivo al servizio del benessere collettivo, dei beni comuni e della giustizia sociale a livello globale, alternativo a quello attuale asservito ai profitti, al benessere e al potere di pochi.






















