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La manifestazione

Per la pace, a Comiso come 40 anni fa

Roberta Lisi
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In piazza “In direzione ostinata e contraria”, riprendendo il cammino di Pio La Torre per chiedere la fine della guerra e il disarmo, chiamati dalla Cgil Sicilia e di Ragusa, dal Centro studi Pio La Torre insieme ad associazioni, organizzazioni e sindacati

Di nuovo a Comiso, dopo 40 anni, per affermare le ragioni della pace su quelle della guerra. A guidare quella marcia, che da siciliana divenne nazionale, allora fu Pio La Torre, oggi Alfio Mannino e Peppe Scifo segretario generali della Cgil di Sicilia e di Ragusa. E con loro centinaia di associazioni e movimenti, primo fra tutti il Centro Pio La Torre. L’appuntamento è per le 16 e 30 di questo lunedì 4 aprile, 40esimo giorno dei bombardamenti russi contro l’Ucraina.

"Esiste un filo rosso che lega la manifestazione dell’82 e quella di oggi, e cioè che c'è una Sicilia che vuole essere - ora come allora - protagonista di una nuova stagione affinché prevalgano le ragioni della pace e del dialogo”. Lo afferma, con forza, Alfio Mannino, segretario generale della Cgil siciliana che aggiunge: “La Sicilia per la sua collocazione geografica e geopolitica, è stata un luogo su cui si sono scaricate le tensioni degli anni della guerra fredda, non vorremmo le che ragioni dell’odio e della guerra tornassero. L’Isola deve essere una terra di pace, di accoglienza e integrazione”.

Ma cosa successe 40 anni fa? Allora lo scenario di crisi era il Mediterraneo, l’Italia era l’avamposto dell’Alleanza Atlantica in quello scenario. A Comiso, comune della provincia di Ragusa, esisteva un aeroporto militare, la Nato decise che in quell’area dovevano essere istallati dei missili Cruise a testata nucleare come linea difensiva estrema. Ci fu allora una sorta di rivolta popolare contro la base nato e le testate nucleari. Pio La Torre, dirigente della Cgil divenuto segretario del Pci siciliano, fu il costruttore, lo stimolatore di quel movimento, ebbe la capacità di costruire, quasi di cucire, un larghissimo schieramento di associazioni, sindacati, forze politiche dalle tante e diverse anime, da quella cattolica a quella socialista, ovviamente quella comunista, fino al pacifismo internazionale. Una grande “coalizione sociale” che non solo si opponeva ai missili cruise in terra siciliana, ma si opponeva alla logica della guerra e della deterrenza militare costruita sul riamo. La pace si costruisce con la pace, non con le armi.

“La manifestazione di questo 4 aprile – sostiene Peppe Scifo, segretario generale della Cgil di Ragusa – non ha solo o soltanto un valore rievocativo, come pure c’è. Abbiamo deciso di fare questa manifestazione perché sentiamo l’esigenza di affermare l’attualità del messaggio che la manifestazione di 40 anni fa lanciò al mondo e che poi portò non solo alla non installazione dei missili ma agli accordi tra Gorbaciov e Reagan che avviarono il disarmo come da quella piazza si chiese”.

Nel dibattito, parlamentare e non solo, sembra invece che quella giornata, che non fu solo protesta o testimonianza, ma ebbe esiti concreti e immediati e a lungo termine, oggi sia stata dimenticata. Si torna a parlare di armi, di quelle da mandare in Ucraina, certo gli ucraini si stanno difendendo e bene fanno, ma chissà se le armi arrivate e in arrivo non siano loro stesse tra le cause della guerra e non rischino di concorrere all’allontanamento della sospensione dei combattimenti facendo aumentare a dismisura le vittime. E di quelle che l‘Italia e la Germania compreranno per loro stesse investendo miliardi in una logica della corsa agli armamenti che sembra l’anacronismo della storia.

Dice ancora Scifo: “Anche oggi come 40 anni fa la logica della pace non può essere che quella del disarmo. Attorno a questo principio si è creato un nuovo comitato promotore, la Cgil, la Uil, Libera, l’Arci, l’Anpi, il Centro Studi Pio La Torre, le Acli, le Cooperative uno schieramento ampio che chiama alla manifestazione su alcune parole d’ordine nette: la pace ma anche il disarmo”.

Sono passati quarant'anni, ma sembra che le battaglie di Pio La Torre sul versante della pace e sul versante della lotta alla mafia, siano attuali oggi esattamente come allora. Vito Lo Monaco in quel 4 aprile del 1982 era a Comiso con il segretario del Pci, oggi è il presidente del Centro studi a lui intitolato e riflette che quella iniziativa, tra le altre cose, ebbe un carattere assai innovativo proprio perché fu promossa da uno schieramento amplissimo. E poi perché ottenne risultati concreti che portarono ai colloqui di Ginevra e all’avvio del disarmo, come abbiamo ricordato. Non possiamo non ricordare, però, che proprio la netta presa di posizione di La Torre contro la base Nato a Comiso, posizione che certamente pestò i piedi a molti, potrebbe essere tra le cause del suo assassinio per mano mafiosa che si consumò a Palermo meno di un mese dopo dalla manifestazione.

Lo Monaco e il centro studi che dirige sono tra i promotori della manifestazione: “Allora eravamo in un clima di guerra fredda che sarà superato dal dialogo e dall’accordo tra Gorbaciov e Reagan, oggi siamo minacciati da una guerra che può estinguere la specie umana. Questo è il punto. E allora oggi riandiamo a Comiso per dire no all’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, subito tregua, sospensione dei combattimenti, pace per garantire i diritti umani e la democrazia”. E in questa, come in altre circostanze, appare con forza quanto l’intuizione e le battaglie di La Torre siano attuali. Dice ancora Lo Monaco: “La guerra in corso e la minaccia di una guerra distruttiva favorisce le mafie, anche in quelle stesse aree, in Russia e in Ucraina e le altre mafie che approfittano delle difficoltà create dal clima bellico. Esattamente come è successo con la pandemia”.

Oltre a essere dirigenti della stessa organizzazione, c’è un’altra circostanza che lega Mannino e Schifo, tutti e due avevano 7 anni nell’82 e tutti e due furono portati a Comiso il qual 4 aprile di 40 anni fa, lo ricordano con emozione e come segno distintivo delle scelte e dell’agire che ne è seguito. Dice Mannino: “Non è un caso che il movimento dei lavoratori è sempre stato e lo è oggi protagonista del movimento per la pace. C’è la grande consapevolezza che la pace è il presupposto per costruire un nuovo modello di sviluppo, per contrastare le diseguaglianze, per contrastare la povertà. Il messaggio che oggi vogliamo lanciare è che esiste una Sicilia che sta mostrando il volto più bello di questa terra che lotta affinché nel prossimo futuro i ragazzi e le ragazze siciliani non debbano più scendere in piazza per dire no alla guerra. Il nostro auspicio è che si possono costruire le condizioni per un futuro di pace. Per fare questo abbiamo bisogno che le istituzioni che oggi mostra tutte le loro debolezze, dall'Unione europea all'Onu, costruiscano le condizioni per far sì che ci sia un ordine mondiale che faccia prevalere la ragione della pace. La Sicilia vuole essere protagonista di questa stagione”.

“Allora – aggiunge Mannino – tra gli slogan di quella manifestazione c’era né con la Nato né con il Patto di Varsavia. Ecco, il messaggio che manda la Cgil è che quel mondo non esiste più, quel mondo non può condizionare il futuro delle giovani generazioni. E allora oggi diciamo che abbiamo bisogno d'istituzioni che non dividono il mondo in blocchi, ma d'istituzioni che lavorino per dare alle giovani generazioni nuova prospettiva di pace, contro le diseguaglianze, contro le povertà create da un modello di sviluppo da superare, che rischia di distruggere il lavoro e l’ambiente. È per questo che noi siamo in piazza. Per questo la Cgil è stata in campo in queste settimane, e continuerà a esserlo”.

Oggi, anche grazie alla manifestazione di allora, quell’aeroporto militare di Comiso è diventato civile, un ponte lanciato tra quel lembo di Sicilia e il resto del mondo. Che il messaggio che arriva in questa giornata da quella terra risuoni forte e con la stessa potenza che portò al disarmo 40 anni fa.