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Usa 2020

50 ragioni per cui Trump nuoce gravemente ai lavoratori

Foto: Sintesi
Martina Toti
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In uno studio dell'Economic Policy Institute americano, i colpi inferti a salari, diritti e tutele dal presidente repubblicano che vorrebbe ora il secondo mandato

Aveva detto che li avrebbe “protetti” e che avrebbe “combattuto” per loro. Invece il presidente più populista d’America ha fatto esattamente l’opposto. Ogni volta che se n’è presentata l’occasione Donald Trump ha favorito gli interessi delle grandi lobby e delle grandi aziende a danno dei lavoratori che hanno pagato in termini di salario, salute e diritti.

Un attacco affatto casuale secondo l’Economic Policy Institute americano che ricostruisce in cinquanta punti, tutti dedicati al lavoro, i quattro anni del mandato Trump “chiaramente impegnato a perseguire un’agenda contraria agli interessi di chi lavora”, come dimostra la disastrosa gestione della pandemia che negli Stati Uniti ha mietuto 220mila vittime: silenzio da parte della Casa Bianca sulla necessità di garantire misure di sicurezza o dispositivi di protezione, nessuna norma per assicurare che i giorni di malattia fossero retribuiti, nessuna presa di posizione di fronte ai licenziamenti di chi protestava per tutelare la propria salute.

Ma andiamo con ordine e mettiamo in fila le cinquanta ragioni per cui Trump nuoce gravemente ai lavoratori e per le quali il sindacato statunitense spera ora in una nuova presidenza che nei primi cruciali cento giorni del mandato riesca a invertire la rotta.

  1. A marzo 2020, all’inizio della pandemia, il congresso statunitense aveva approvato una norma che prevedeva un aumento dell’assegno settimanale di disoccupazione di 600 dollari e 150 miliardi di dollari di aiuti agli stati federali e ai governi locali. Scaduta quella misura non solo non la si è rinnovata ma l’amministrazione Trump si è opposta a ogni proroga. La conseguenza? Una perdita di posti di lavoro stimata attorno ai 10 milioni e mezzo di unità.
  2. Quest’anno il censimento della popolazione statunitense è stato superficiale e inaccurato, per volontà espressa di Trump. Ciò rischia di tradursi in una distribuzione arbitraria delle risorse attribuite ai singoli Stati e del loro peso nella rappresentanza politica, determinante nelle elezioni.
  3. Trump ha firmato un ordine esecutivo per fermare il finanziamento della previdenza sociale. I datori di lavoro possono così posporre il 6.2% delle trattenute per la previdenza sociale di quei lavoratori che guadagnano meno di 2000 dollari a settimana. Eppure solo il Congresso avrebbe autorità in materia.
  4. L’amministrazione repubblicana ha inoltre cancellato la protezione fiduciaria sui risparmi pensionistici. Adesso broker e venditori potranno essere liberi di ingannare i piccoli risparmiatori proponendo investimenti ad alto rischio.
  5. Dalla Casa Bianca sono stati sferrati ripetuti attacchi al sistema che garantisce ai lavoratori un’assicurazione sanitaria economicamente sostenibile (Affordable Care Act - Aca). Ci si è spinti fino a chiedere che la Corte Suprema riconosca l’incostituzionalità dell’Aca.
  6. Attività sindacali come proteste e scioperi e il diritto di associazione sono stati fortemente limitati lasciando i lavoratori esposti alle ritorsioni dei datori di lavoro anche durante la pandemia.
  7. Le emissioni di green card, ovvero dei visti di immigrazione permanente, sono state interrotte.
  8. Altro pallino dell’amministrazione Trump: mettere fine al programma Daca che dal 2012 ha consentito ai migranti entrati negli Stati Uniti senza permesso quando erano minori di ottenere una sospensione del rimpatrio, garantendo così contratti regolari e un’emersione nella legalità.
  9. Anziché tutelare la salute dei lavoratori durante la pandemia, Trump e i suoi, attraverso l’Agenzia per la salute e la sicurezza sul lavoro, l’Osha, hanno rifiutato di emanare una qualsiasi norma che favorisse la protezione dei lavoratori dal virus. Il Cdc, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha fatto di peggio varando linee guida che hanno imposto ai lavoratori essenziali di continuare a lavorare anche dopo essere stati esposti al contagio.
  10. Sono state addirittura varate misure che consentono agli Stati di negare l’assegno di disoccupazione a quei lavoratori che si rifiutano di andare a lavorare in condizioni non sicure.
    Foto: Pixabay
  11. Una direttiva ha sollevato la maggior parte dei datori di lavoro dall’obbligo di registrare i casi di coronavirus tra i propri dipendenti. Solo dopo le proteste dell’opinione pubblica, l’Osha ha fatto retromarcia.
  12. Con un ordine esecutivo Trump ha diffidato i dipartimenti sanitari locali dal chiudere i distretti di produzione delle carni in cui si erano verificati significativi focolai di Covid-19.
  13. È stato consentito agli stabilimenti di pollame di aumentare la velocità delle linee di produzione nonostante molti siti produttivi fossero dei focolai.
  14. La stessa indicazione era arrivata, ben prima della pandemia, per le linee di macellazione dei maiali, luoghi ad alto rischio per i lavoratori. Si stima che ogni anno nel settore si contino 4700 infortuni e 2700 malattie. Accrescere i ritmi di lavoro aumenta i pericoli.
  15. Fin dall’agosto 2017, l’Osha ha rimosso dalla propria homepage il dato relativo al numero di incidenti mortali registrati nei luoghi di lavoro.
  16. Nel 2017 il Presidente Trump ha abrogato la norma che imponeva ai datori di lavoro di registrare incidenti e malattie professionali.
  17. Quello stesso anno, l’agenzia ritardava di tre mesi l’attuazione di una legge che si proponeva di limitare l’esposizione dei lavoratori alla polvere di silice. Un ritardo che si stima sia costato la vita a 160 addetti fortemente esposti.
  18. Nel 2018 la Mine Safety and Health Administration, agenzia preposta a garantire la sicurezza del settore minerario, ha irrigidito le indicazioni per le ispezioni in miniera. Prima potevano avvenire in ogni momento, ora solo al cambio turno dei minatori rendendo così più difficile l’individuazione di eventuali violazioni.
  19. Tra le proposte avanzate in questi anni dal dipartimento del Lavoro statunitense anche quella che avrebbe consentito a giovani apprendisti di 16/17 anni di essere impiegati in piena autonomia e senza supervisione in attività rischiose per la loro salute nel settore sanitario.
  20. Durante i primi tre anni dell’amministrazione Trump le ispezioni nei luoghi di lavoro sono crollate attualmente al livello più basso da quando è stata costituita l’agenzia Osha. In compenso il numero dei lavoratori neri morti nel solo 2018 è cresciuto del 16%.
  21. Oggi, grazie a una risoluzione firmata da Trump, chi ottiene un appalto pubblico non è vincolato al rispetto delle norme sulla salute e la sicurezza sul lavoro né dei diritti sindacali come invece prevedeva la norma Fair Pay and Safe Workplace voluta da Barack Obama.
  22. Milioni di lavoratori – compresi 9 milioni di operatori sanitari e 4 milioni e mezzo di addetti del pronto intervento – sono stati esclusi dal diritto alle ferie retribuite previste dal Families First Coronavirus Relief Act (Ffcra).
  23. I benefici previsti dal programma di assistenza per la disoccupazione durante la pandemia (Pandemic Unemployment Assistance) sono stati significativamente ridotti.
  24. I salari dei braccianti migranti sono stati spinti verso il basso dal presidente Trump in colpevole conflitto di interessi visto che tra le altre cose è anche proprietario di vigneti che impiegano manodopera stagionale.
  25. Attraverso l'intervento del National Labour Relations Board, Trump ha reso più difficile provare la responsabilità in solido dei datori di lavoro, indebolendo ulteriormente i diritti dei lavoratori interinali che complessivamente subiranno una perdita salariale di 1 miliardo e 300 milioni di dollari.
  26. Un tentativo portato avanti anche dal dipartimento del Lavoro che ha voluto aggiornata così il Fair Labour Standards Act. La sentenza di una corte federale ha fortunatamente abrogato gran parte del decreto perché non teneva conto di “costi importanti, compresi quelli pagati dai lavoratori”.
  27. Con chi altro se la prende Trump? Con i lavoratori che ottengono delle mance, come i camerieri, ad esempio. A dicembre 2019 ha proposto un provvedimento che limita le mance e in qualche modo le sposta a favore dei datori di lavoro. Il danno per lavoratori che sono tra i più poveri sarebbe di 700 milioni di dollari l’anno.
  28. Sull’affaire mance e su come dirottarle nelle tasche dei datori di lavoro, il dipartimento del Lavoro dell’era Trump ha anche tentato di nascondere gli studi economici che ne illustravano le disastrose conseguenze socio-economiche.
  29. Altra proposta, altra beffa. Come calcolare le ore lavorate durante la settimana? Per l’amministrazione Trump bisognerebbe farlo con il metodo della settimana fluttuante. A scomparire tra i flutti sarebbero in questo caso gli straordinari.
  30. Straordinari ridotti anche da un provvedimento del 2019 con cui il dipartimento del Lavoro statunitense ha fissato a 35.568 dollari la soglia massima percepibile, penalizzando così 8 milioni e 200 mila americani.
  31. Le elezioni sindacali sono state prima sospese, poi ammesse solo via mail e solo se il datore di lavoro fosse stato d’accordo.
  32. Nel frattempo le regole per garantirne l’equità sono state alleggerite.
  33. L’amministrazione Trump ha realizzato i dieci desiderata della Camera di Commercio statunitense, che indeboliscono tutti la contrattazione collettiva e la libertà di associazione.
  34. Davanti a una misura della Camera dei deputati che avrebbe rafforzato il potere di contrattazione dei lavoratori, Donald Trump ha annunciato il proprio veto.
  35. Lo stesso ha fatto quando, nel luglio 2018, la Camera dei deputati aveva proposto un aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora. Veto minacciato. Aumento saltato.
  36. In caso non bastassero le limitazioni già esistenti, il National Labour Relations Board di Trump ha assunto una serie di decisioni che hanno fortemente ostacolato la possibilità dei lavoratori di organizzarsi anche in orario extralavorativo.
  37. L’amministrazione Trump ha cercato di escludere gli studenti lavoratori dal diritto di associazione e di contrattazione.
  38. Gli incarichi del dipartimento del Lavoro sono stati affidati a personaggi contrari alla classe lavoratrice: a partire dai ministri via via designati, il primo era Andrew Puzder, ex amministratore delegato di un’azienda con un cospicuo record di violazioni sindacali. L’ultimo Eugene Scalia, un avvocato che ha fatto carriera rappresentando multinazionali e istituzioni finanziarie e lottando contro le tutele e i diritti dei lavoratori.
  39. Stessa cosa è accaduta anche al National Labor Relations Board. Le nomine sono state assegnate tutte ad avvocati di multinazionali.
  40. Dopo aver sollecitato la Corte suprema sul tema - e grazie alla nomina del giudice repubblicano Neil Gorsuch - Trump è riuscito a limitare la libertà di organizzazione sindacale dei lavoratori del pubblico impiego.
  41. L’attacco ai diritti dei lavoratori federali è avvenuto su più fronti, colpendo in particolare la contrattazione collettiva ma anche minando il servizio postale.
  42. Il dipartimento della Giustizia ha negato ai lavoratori il diritto di condurre azioni collettive contro i datori di lavoro. Il caso giudiziario che ha rovesciato le disposizioni dell’era Obama è l’Epic Systems v. Lewis.
  43. Sotto Trump, il National Labor Reach Board ha permesso che i datori di lavoro potessero manipolare i confini dei propri settori di appartenenza per rendere più difficile la rappresentanza dei lavoratori.
  44. Il dipartimento del Lavoro ha poi eliminato l’obbligo di trasparenza rispetto a una pratica molto diffusa nelle imprese statunitensi: quella di assumere consulenti che facciano campagna contro il sindacato. L’Epi stima che ogni anno avvocati e consulenti guadagnino attraverso questo tipo di attività antisindacale 340 milioni di dollari.
  45. Nell’era della gig economy il Consiglio generale di Trump ha stabilito che i lavoratori di piattaforme come Uber e Lift non possono essere considerati dipendenti e che per loro non valgono le norme del National Labour Relations Act.
  46. Con un provvedimento che va sotto il nome Tax Cut and Jobs Acts Trump ha favorito la delocalizzazione sia fiscale che delle produzioni. Tra il 2016 e il 2018 gli Stati uniti hanno perso 1800 stabilimenti e, da febbraio 2020, ben 740.000 posti di lavoro nel settore manifatturiero. Mentre i paradisi fiscali sottraggono all’erario statunitense almeno cento miliardi di dollari ogni anno.
  47. Il Tax Cuts and Jobs Act da un lato ha ridotto fortemente le tasse pagate dalle grandi multinazionali e dall’altro favorito fiscalmente le esternalizzazioni. Risultato? Benefici per i più ricchi, danni per i lavoratori.
  48. Il ministero del Lavoro ha permesso agli Stati di privatizzare i servizi per l’impiego.
  49. Se l’amministrazione Obama aveva lavorato a una clausola sociale per i lavoratori degli appalti pubblici, Trump l’ha indebolito. Ora in caso di cambio appalto il datore di lavoro che subentra deve assumere la vecchia forza lavoro solo per un periodo di tempo determinato.
  50. Non solo l’amministrazione Trump non ha affrontato il problema della sopravvalutazione del dollaro ma negli ultimi cinque anni la moneta statunitense ha accresciuto il proprio valore del 23%; metà di questo aumento è avvenuto dopo la guerra dei dazi con la Cina. Le conseguenze in termini di deficit commerciali rischiano di essere enormi.

Se dovessimo racchiudere in una sola frase questo lungo elenco dell'Economic Policy Institute potremmo semplicemente scrivere che Trump ha cercato di demolire il lavoro, non riconoscendo la centralità di chi lavora. Agli elettori statunitensi ora il compito di difenderlo attraverso il voto del prossimo novembre.