Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Mes, uno scontro tutto politico

Mes, uno scontro tutto politico
Foto: (fotografia di CassadeyFedel, da Flickr)
Simona Ciaramitaro
  • a
  • a
  • a

Prendere o non prendere gli oltre 34 miliardi del Meccanismo europeo di stabilità è un dilemma che rimane incomprensibile agli amministratori e ai cittadini. L'economista Travaglini: "La somma è importante ma insufficiente"

L’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità, per affrontare la crisi pandemica spacca la maggioranza di governo, trasformandosi da reale oggetto del contendere a pretesto per giochi e contrapposizioni squisitamente politiche. Le divergenze tra Partito democratico e Movimento 5 stelle non rimangono entro i confini italiani, ma sono state portate anche a Bruxelles dove gli eurodeputati dei due partiti di governo si sono divisi nel voto alla risoluzione per la crisi da Covid. Il Mes rimane anche al centro del dibattito tra i Paesi dell’Unione e sarà nuovamente all’ordine del giorno del Consiglio europeo in programma per giovedì prossimo, 23 aprile. Sulla natura e le funzioni di questo discusso Meccanismo abbiamo chiesto di fare chiarezza a Giuseppe Travaglini, professore ordinario di Politica economica all’Università degli Studi di Urbino, il quale precisa subito che il Mes è un istituto che nasce come fondo salva Stati in ambito europeo per intervenire in casi di crisi di liquidità e che ha assunto gli attuali connotati nel 2012, vale a dire un’impresa pubblica che emette prestiti a favore dei Paesi chiedendo condizionalità relative a tempi e modalità di restituzione del denaro e le garanzie.

La Troika è l’organo che di fatto opera da esecutore e controllore del contratto tra Ue e singoli ed è composto da Commissione europea, Bce e fondo monetario internazionale. Travaglini specifica anche che “l’Eurogruppo è un organo informale dove si discutono le tematiche di politica economica in assenza però di una comune politica fiscale e non ha potere esecutivo, quindi viene qui rappresentata dai singoli ministri dell’Economia la volontà politica dei rispettivi paesi d’appartenenza”. Prendere o non prendere gli oltre 34 miliardi che il Mes mette a disposizione è un argomento politico che rimane incomprensibile a tutti gli amministratori di enti locali, agli operatori sanitari, ai cittadini e a tutti coloro che da quasi due mesi sono alle prese con gli effetti devastanti del virus.

“Il dibattito sul Mes si basa su questioni reali che sono prese però a pretesto per la partita politica - sostiene Travaglini -, in sede europea come in Italia, e attorno ad esso si addensano le tensioni. Il nostro Paese per fare fronte alla crisi ha fatto 50 miliardi di deficit e l’Europa, nel contempo, qualche passo l’ha fatto: ha sospeso il patto di stabilità (che ci ha permesso di fare il suddetto deficit), la Bce dopo primi balbettii ha deciso per 250 miliardi di obbligazioni, ci è stato consentito di entrare in possesso di 10 miliardi che erano andati persi nelle programmazioni degli anni precedenti, è stata fatta un’iniezione di liquidità alle banche di 3 mila miliardi per le attività produttive. Il dibattito quindi è molto strumentale e, come stiamo vedendo, più interno alla maggioranza, ancor più che tra questa e l’opposizione. Non dimentichiamo che le posizioni del Pd sono diventate più tiepide dopo l’intervento di Romano Prodi sull’utilizzo del Meccanismo, mentre il Movimento 5 stelle rimane fortemente oppositivo. L’opposizione fa la sua politica, quello che conta è la tenuta della maggioranza… ma non mi spellerei sul Mes”.

Nell’ultimo Consiglio europeo il Meccanismo europeo si stabilità è stato identificato come uno dei 4 paletti che costituiscono il piano per fare fronte all’emergenza Covid-19 e comporta l’entrata per l’Italia di 34/36 miliardi di euro (il 2 % del nostro Pil) finalizzati a spese sanitarie legate all’emergenza, spese che possono essere dirette e indirette, dicitura che fa aprire il dibattito su cosa fare rientrare al suo interno. Travaglini ci spiega che “la forma della non condizionalità è molto strana, perché nel dispositivo si parla dell’applicazione delle norme sino al termine dell’emergenza e non è chiaro se poi scatterà automaticamente la condizionalità” e davanti a quali dati si potrà dire che si è fuori dall’emergenza. “La somma è importante - prosegue - però non solo è insufficiente, ma non avrebbe caratteristiche diverse dal debito pubblico nazionale, nemmeno a tassi così inferiori, visto che l’attuale costo medio su base decennale è sotto l’1%. Quindi non c’è un risparmio tale da far considerare come ipotesi il rischio delle condizionalità. L’Italia fa resistenza anche per problemi politici. Lo shock da Covid è stato simmetrico per i Paesi dell’eurozona, ma l’area tedesca continua a fare un’ampia resistenza alla possibilità che una liquidità immediata potremmo ottenerla con un’emissione bancaria”.

L’economista cita anche “gli altri tre pilastri (sarebbe meglio dire due) che compongono le misure decise a Bruxelles per fare fronte alla pandemia. Sono l’intervento della Bei (la banca europea per gli investimenti), il Sure che mette a disposizione denaro per gli ammortizzatori sociali e poi il Recovery found, con la cifra di 500 miliardi di euro, tanto sventolata come grande risultato europeo, per supportare la sostenibilità, il digitale e una nuova politica industriale, una proposta che vede convergere Francia e Germania (è la prima ad avere avanzato la proposte), ma che è in divenire ed è su questo che si gioca la partita degli Eurobond. I titoli europei, che si chiamino Eurobond o Coronabond, per i quali nell’ultimo Consiglio europeo si è arrivati a un nulla di fatto e che sono oggetto di un braccio di ferro tra i Paesi di area Germanica e quelli mediterranei, prevedono tempi più lunghi rispetto alle atre soluzioni. Il Mes infatti esiste già come strumento, mentre l’emissione di titoli dovrebbe avere un soggetto giuridico che manca - ricordiamoci che l’Unione europea non è dotata di un ministro delle Finanze - e al quale potere attribuire la titolarità dell’emissione di eurobond”.

Questa è una crisi molto particolare - conclude Giuseppe Travaglini - ci sarà senza dubbio un rimbalzo, ma è legato ai tempi della crisi stessa: più è breve e più è potente il rimbalzo. Altra anomalia consiste nel fatto che la Germania è il fulcro dell’economia europea e questo è un vulnus dell’equilibrio dell’eurozona, perché è un caso unico nella storia che in un’area di moneta unica il fulcro sia un Paese creditore anziché debitore, quindi drena liquidità anziché immetterla, esportando disoccupazione secondo un meccanismo di disequilibrio che oggi si manifesta in forma più estrema”.