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Una fase 2 «europea» è possibile

Europa sotto Coronavirus: «Paghiamo i danni dell'austerità»
Foto: immagine da Pixabay.com
Davide Orecchio
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La Commissione Ue presenta una “tabella di marcia comune” per la exit strategy da contenimento e lockdown. Parole chiave: gradualità, prudenza, coordinamento tra gli Stati. La centralità dei sistemi sanitari. App di tracciamento solo su base volontaria

Una tabella di marcia “comune” per uscire dalle misure di contenimento del Coronavirus in cui le parole chiave sono gradualità e prudenza. L’hanno presentata oggi, 15 aprile, a Bruxelles la Commissione e il Consiglio europei. L’obiettivo è preparare “il terreno per un piano di ripresa globale e per investimenti senza precedenti”. E di farlo con una “exit strategy” dalle misure di contenimento, dalle diverse declinazioni di lockdown locali e nazionali, che sia coordinata per tutti gli Stati membri della Ue.

Il documento presentato da Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) e Charles Michel (presidente del Consiglio) è comprensibilmente cauto sui tempi dell’allentamento e dell’ingresso nella cosiddetta fase 2, e riconosce che non tutti i Paesi, inevitabilmente, si trovano in una sincronia di condizioni rispetto alla pandemia, ma indica criteri, priorità e tappe, insomma un percorso comune nell’affrontare la crisi. Esattamente ciò che è mancato fino a oggi all’Europa. La road map “si è avvalsa delle competenze del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e del gruppo di esperti scientifici che fornisce consulenza alla Commissione sul coronavirus”.

Nell'Unione Europea l'azione per rimuovere le misure di contenimento decise per contrastare il Covid-19 dovrà essere dunque, ripetiamo, "graduale", spiega il documento: “Le misure verranno rimosse in diversi stadi e dovrebbe essere lasciato una pausa sufficiente tra uno stadio e l'altro (per esempio, un mese), dato che gli effetti della loro rimozione possono essere misurati solo nel corso del tempo”. La Commissione ammette che la “fase dell'emergenza non è ancora finita”, e che le iniziative straordinarie adottate dagli Stati “funzionano: hanno rallentato i contagi e salvato migliaia di vite umane”. Le conseguenze “comportano però un costo altissimo per le persone, per la società e per l'economia e non possono protrarsi in eterno”, anche perché “le società dovranno abituarsi a convivere col virus finché un vaccino o una cura non saranno individuati”.

I criteri per decidere se è arrivato il momento di allentare la stretta sono innanzitutto epidemiologici, ossia occorre dimostrare “la netta diminuzione e la stabilizzazione dei contagi su un arco di tempo prolungato”. È inoltre fondamentale una “sufficiente capacità dei sistemi sanitari, ad esempio in termini di tasso di occupazione nelle unità di terapia intensiva e di disponibilità di personale sanitario e di materiale medico”. Terzo criterio indicato dalla Commissione è una “adeguata capacità di monitoraggio, anche in termini di capacità diagnostiche su larga scala che permettano di individuare e isolare in tempi rapidi le persone infette e di capacità di rilevamento e tracciabilità dei contatti”.

La Commissione invita gli Stati a non procedere in ordine sparso, come è accaduto e sta accadendo. Serve un “approccio europeo”. Qualsiasi iniziativa di revoca dei lockdown, per quanto autonoma da uno Stato all’altro, si deve “iscrivere in un quadro comune, tracciato in base a determinati elementi” come, ad esempio, prove scientifiche “imperniate sulla salute pubblica”, il coordinamento tra gli Stati membri e il “rispetto e la solidarietà, fattori essenziali nella sfera sia sanitaria sia socioeconomica. Prima di revocare le misure ciascuno Stato membro dovrebbe, come minimo, informare in tempo utile gli altri Stati e la Commissione e tenerne presenti le opinioni”, raccomanda la tabella di marcia.

(Clicca sul grafico per ingrandirlo)

La Commissione invita gli Stati ad “ampliare le capacità diagnostiche e armonizzare le metodologie di prova”, ma anche ad “aumentare la capacità e la resilienza dei sistemi sanitari nazionali, in particolare per gestire il previsto aumento dei contagi dopo la revoca delle restrizioni”. Occorrono inoltre maggiori sforzi sul fronte dei “dispositivi medici e di protezione individuale”, “sviluppare terapie e medicinali sicuri ed efficaci e sviluppare e accelerare l'introduzione di un vaccino per porre fine al coronavirus”.

Sulla questione, cruciale ma delicatissima, delle app di tracciamento, dunque della raccolta di “dati armonizzati”, la Ue invita a un utilizzo su base "volontaria" e in forma "anonima e aggregata". Le app “possono aiutare a interrompere le catene di contagio in modo più rapido ed efficiente rispetto alle misure generali di contenimento”, si legge, e potrebbero essere un “elemento importante nelle exit strategy”. La Commissione promuove “l'adozione diffusa di un'app di riferimento paneuropea, o almeno l'interoperabilità e la condivisione dei risultati tra le app”. Ma, appunto, il tracciamento di prossimità ravvicinata tra i dispositivi mobili "dovrebbe essere volontario, basato sul consenso, nonché nel rispetto delle norme sulla privacy e sulla protezione dei dati nell'Ue". Le app, si legge ancora nel documento, dovrebbero essere “sviluppate in collaborazione con le autorità sanitarie nazionali”, in base a "stretti requisiti di trasparenza" ed "essere disattivate non appena la crisi Covid-19 sarà terminata". Anche questo è un esito necessario: la "cancellazione" di tutti i dati, una volta usciti dalla pandemia.

Quanto al mondo del lavoro, anche qui la Commissione raccomanda una ripresa “graduale” dell’attività economica, “in modo da garantire che le autorità e le imprese possano adeguarsi”. Si legge nella road map: “Esistono diversi modelli (posti di lavoro a basso contatto interpersonale, posti di lavoro adatti al telelavoro, importanza economica, turni di lavoro), ma non tutta la popolazione dovrebbe tornare sul posto di lavoro allo stesso tempo, con una prima attenzione ai gruppi e ai settori meno minacciati che sono essenziali per facilitare l'attività economica (ad esempio i trasporti). Poiché l'allontanamento sociale dovrebbe rimanere in gran parte in atto, il telelavoro dovrebbe continuare ad essere incoraggiato. Sul posto di lavoro - infine -, dovrebbero essere rispettate le norme di salute e sicurezza sul lavoro imposte dalla pandemia”.

Le misure generali dovrebbero essere gradualmente sostituite da misure mirate: “Si dovrebbe ad esempio protrarre più a lungo la protezione dei gruppi più vulnerabili”. Quanto ai controlli alle frontiere interne, “dovrebbero essere revocati in modo coordinato. Le restrizioni di viaggio dovrebbero essere essere revocate “una volta che si sarà constatata una sufficiente convergenza della situazione epidemiologica nelle regioni di confine. Le frontiere esterne dovrebbero essere riaperte in una seconda fase, tenuto conto della diffusione del virus al di fuori dell'Ue”. “Gli assembramenti dovrebbero essere progressivamente consentiti, prendendo in esame le specificità di differenti categorie di attività, quali: scuole e università; attività commerciali (al dettaglio), eventualmente per gradi; attività sociali (ristoranti, bar), eventualmente per gradi; assembramenti di massa”.

Nel periodo di convivenza col virus, bisognerà “mantenere l'impegno volto ad evitare la diffusione, conducendo campagne di sensibilizzazione per incoraggiare la popolazione a continuare ad applicare le rigorose misure igieniche e il distanziamento sociale”. Ma occorrerà prepararsi “nel contempo al ritorno, se necessario, a misure di contenimento più rigide”.

"Salvare vite umane e proteggere gli europei dal coronavirus è per noi la priorità numero uno. Ma è giunto anche il momento di guardare avanti, di pensare alla protezione dei mezzi di sostentamento”, così Ursula von der Leyen. “Nonostante la situazione presenti ancora notevoli differenze fra gli Stati membri - sostiene la presidente della Commissione -, gli europei tutti si chiedono legittimamente quando e in che sequenza potranno essere revocate le misure di confinamento. Una pianificazione responsabile sul terreno, che metta oculatamente in equilibrio la tutela della salute pubblica e il funzionamento delle nostre società, deve poggiare su fondamenta solide".