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«Una crisi che pagheranno i più deboli»

«Una crisi che pagheranno i più deboli»
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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L'economista lancia l'allarme: “La caduta della produzione lascia a casa tante persone. Dobbiamo contare di più sugli investimenti pubblici a livello europeo, oppure sul finanziamento del nostro deficit che deriva dalla Bce"

Borse a picco, azzeramento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, crollo della produzione in Cina: la crisi data dalla diffusione del Coronavirus si conferma globale, con effetti sul sistema economico e finanziario. Due ambiti che si intersecano, anche se, per Carlo Cottarelli, docente di economia all’Università Bocconi di Milano e già commissario per la spending review, “è necessario distinguere tra effetti reali e finanziari, perché purtroppo i secondi amplificano i primi”. “Non ci sono dubbi che lo shock reale ci sia, dal lato della produzione e dell'offerta – afferma –. La caduta della produzione lascia a casa tante persone, con una riduzione del potere d’acquisto e un problema d’incertezza. Se c’è un grave problema per la Cina, figuriamoci estendendosi in tutto il mondo. Quindi si inserisce la reazione dei mercati finanziari che amplifica lo shock reale, perché si determina una caduta dei valori azionari, una fuga dalle attività considerate a rischio, compresi titoli di Stato italiani. Fattori che non fanno bene all’economia, dando un’ulteriore spinta al ribasso. Purtroppo queste due cose vanno a sommarsi: se i mercati vanno male, si determinano perdite per le famiglie, come perdite per altri istituti finanziari, con parti esposte ad azioni speculative e derivati, quindi il rischio è l’avvitamento”.

Rassegna Visti gli esistenti studi di previsione sugli effetti economici in caso di pandemia, ci si è attrezzati per avere gli strumenti necessari per affrontare l’emergenza?

Cottarelli Gli studi passati hanno fatto vedere l’effetto di una pandemia forte, ma di breve durata, e quindi che, dopo di essa, c’è un rimbalzo. Ora bisogna vedere se ci sono effetti che si protraggono oltre la pandemia proprio per l’effetto dell’avvitamento. Gli strumenti che possono servire a ridurre questo fenomeno sono di livello macroeconomico, quelli che cercano di rassicurare i mercati, di mantenere il livello della domanda aggregata, quindi sto parlando di politiche monetarie e fiscali espansive. Queste dovrebbero bastare, ma non è detto che evitino il problema. Con tali politiche, dopo la caduta del 2008-2009, si è avuto un rimbalzo della produzione mondiale nel 2010, ma la caduta c’è comunque stata e quest’anno sarà inevitabile a livello mondiale.

Rassegna Si torna a parlare di eurobond come uno dei mezzi per affrontare la crisi: è davvero uno degli strumenti da mettere in campo?

Cottarelli Non hanno nulla di strano se non il fatto che sarebbero in euro e non in monete nazionali. Se si guarda a un’area di moneta unica come il dollaro, vediamo che c’è uno stato federale che emette titoli americani per finanziare al centro alcune politiche, come l’aumento di deficit pubblico, difficilmente sperimentabili per alcuni Stati periferici. In Europa non abbiamo un bilancio federale, o meglio, abbiamo un bilancio dell’Unione europea ma estremamente piccolo e che non può andare in deficit: credo sarebbe utile se invece il bilancio Ue o un’altra istituzione europea procedesse con l’emissione di titoli a rischio zero per i mercati finanziari, in quanto garantiti dall’intera area, così da raccogliere risorse da utilizzare, per esempio, per rilanciare l’economia dopo l’effetto immediato della fine della crisi. In questo momento i cittadini italiani sono a casa, gran parte di loro non lavorano e sono isolati, quindi è evidente che siamo in presenza di uno shock d’offerta e c’è poco da fare, ma che, nel momento della ripresa, questa dovrà essere aiutata da finanziamenti in deficit di spesa pubblica. Potrebbe essere fatto dai singoli Stati, certo la Germania può farlo tranquillamente da sola perché ha un debito pubblico basso ed è percepita come Paese a rischio zero, ma per noi i tassi d’interesse sono parecchio aumentati in queste settimane e allora una politica di incremento molto forte del deficit è difficile per l’Italia. Quindi dobbiamo contare di più sugli investimenti pubblici alimentati a livello europeo, oppure sul finanziamento del nostro deficit che deriva dalla Banca centrale europea, ipotesi che richiede un programma con il famoso “fondo salva Stati”.

Rassegna La crisi può essere, differentemente dalle esperienze passate, un’occasione per rivedere l’intero sistema a partire dal lavoro per giungere all’ambito finanziario?

Cottarelli Un ripensamento della finanza sarebbe quanto meno utile. Io mi sento un economista abbastanza liberale, però, insomma, gli eccessi della finanza… credo si sia liberalizzato troppo. Negli ultimi anni qualcosa si è fatto, perché un insieme di regolamentazioni ha comportato che alcuni istituti finanziari per fare certe cose devono essere più capitalizzati, così da mettere a rischio non i soldi presi a prestito ma quelli degli azionisti. Però la logica degli ultimi dieci anni è quella degli anni 90. È possibile fare tutto. Cioè gli istituti finanziari possono fare tutto purché siano capitalizzati, secondo me è una logica troppo rischiosa: certe cose non si fanno, punto e basta, come accadeva un tempo… in questo sono un po’ tradizionale. In questi decenni il settore finanziario è cresciuto un po’ troppo, anche a causa di un problema di tassazione, perché i settori finanziari sono detassati, non c’è l’Iva sui servizi finanziari, contrariamente a tutti gli altri servizi. Quindi forse è cresciuto un po’ troppo, anzi, senza forse.

Rassegna Si parla sempre, e giustamente, di chi ci perde in questa crisi, ma chi ci guadagna?

Cottarelli C’è sempre qualcuno che riesce a guadagnarci, ma la maggior parte ci perde, perché si abbassa la produzione, scendono i salari e i profitti e questo non fa bene a nessuno. C’è invece chi perde più di altri. Sono le fasce più deboli della popolazione, quelli corrono il rischio di essere disoccupati, sono loro quelli che in una crisi finiscono peggio. È per questo che io sostengo che nei momenti buoni bisogna cercare di diminuire il debito pubblico, perché nei momenti cattivi finiscono con l’andarci di mezzo i soggetti più deboli.

Rassegna Quali sono le fonti per il reperimento delle risorse per permettere all’Italia di sostenere le misure governative e fare fronte agli effetti dell’epidemia?

Cottarelli In una crisi le risorse vanno prese a prestito, non è che si può farlo tagliando altre spese o aumentando le tasse. In una crisi che è anche macroeconomica, quindi con la caduta di domanda aggregata bisogna fare più deficit. Se il debito pubblico fosse più basso, si potrebbe farlo più a cuor leggero, ora invece bisogna farlo sperando nei i mercati e che chi ci presta soldi continui a farlo a tassi più sostenibili. Chi ci può aiutare è la Bce, con l’Outright monetary transaction, le operazioni monetarie che, se fatte con un programma e buon senso, servono a mettere in piedi riforme che diano un risultato. Non dimentichiamo che il nostro problema fondamentale è la vulnerabilità dovuta alla mancata crescita degli ultimi vent'anni, anche per eccesso di burocrazia, evasione fiscale, corruzione, giustizia lenta, tutte quelle cose che fanno male alla crescita di lungo periodo e che dovrebbero essere sistemate.