In evidenza:
Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

La lunga notte e l'alba di Obama

Obama ha vinto, l'America è sua
Foto: da www.barackobama.com
Alessandro Coppola
  • a
  • a
  • a

La lunga notte elettorale inizia con pochi dati e soprattutto incerti, che arrivano dall'Indiana e dal Kentucky. Ma molto presto già alle nove e mezza la situazione diventa più chiara e la mappa inizia a colorarsi di blu. A partire dalla Pennsylvania

… in cui Obama ha un margine di vantaggio di dimensioni clamorose, come di dimensioni clamorose è il suo vantaggio in Ohio. Entrambi stati nei quali si giocava molto di questa campagna. La speranza monta dalle parti di Obama. Sempre alla stessa ora Obama aveva già conquistato 194 grandi elettori contro i 69 di McCain.

Obama alla conquista del Midwest
In Pennsylvania, dove McCain aveva concentrato i propri sforzi nella speranza di strapparla ai democratici che avevano prevalso nel 2004, il margine si allarga sempre di più e mentre scriviamo Obama supera il 57% dei voti contro il 41 dello sfidante repubblicano. Risultati straordinari arrivano anche dall’Ohio – stato senza il quale nessun repubblicano dai tempi di Lincoln è arrivato alla Casa Bianca – dove Obama sfiora al 52%. Anche il Michigan resta blu con un margine molto ampio, superiore al 10%, decisamente più largo di quello ottenuto da McCain. Il Midwest – oltre agli stati citati, risultati eccellenti seppure previsti arrivano da Minnesota, Wisconsin, Iowa - nel suo complesso svolta a sinistra e con convinzione dando ad Obama margini mai inferiori al quattro per cento. Anche il Missouri, l’osso probabilmente più duro per i democratici da queste parti, si orienta verso Obama. Sembra che la working class bianca di cui si temevano gli istinti razzisti abbia votato questa volta in base ai propri interessi e per un progetto che sappia rappresentarli e non per la rabbia conservatrice dei repubblicani. Nel frattempo si definiscono anche le dimensioni dell’avanzata democratica alla Camera dei Rappresentanti e al Senato. Nella prima, stando ai dati forniti dall'emittente Cnn, Obama potrà contare su una maggioranza al momento di 220 deputati contro i 138 repubblicani. Ancora da assegnare 77 seggi. Il numero totale dei deputati con diritto di voto è 435 e restano in carica due anni. Alla vigilia del voto i democratici avevano una maggioranza di 235 deputati contro 199. Al Senato, sono 56 i seggi blu contro i 37 rossi. Obama dispone di una maggioranza presidenziale ampia che gli faciliterà il lavoro.

Arriva la Virginia, poi la costa occidentale e parla McCain. E alle undici arriva la Virginia, stato sempre andato a destra dal 1964 in avanti, dove Obama ottiene una vittoria storica per i democratici seppure con un margine molto ristretto. L’ultimo democratico a vincere qui è stato Johnson nel 1964. Ed immediatamente dopo, il viaggio attraverso l’America si conclude con il voto degli stati del west mentre le televisioni annunciano la vittoria di Obama. Oregon, Washington e California votano massicciamente per Obama che schizza a 297 grandi elettori, una manciata in più di quelli che servono ad ottenere la presidenza. Anche Nevada, New Mexico e Colorado sono nel campo di Obama. Alle undici e diciotto McCain parla alla nazione concedendo la vittoria ad Obama. Elogia Obama per la sua capacità di ispirare milioni di americani. La definisce un’elezione storica per l’America e soprattutto per la sua comunità afro-americana. Una vittoria che – dice McCain – cancella le colpe razziali della nazione. Rende onore alla nonna di Obama per avere cresciuto un uomo di grande statura come Obama che lo ha appena sconfitto. E dice che nonostante le differenze sosterrà Obama a lasciare alle generazioni successive un’America migliore. Di fronte alla folla dei sostenitori, assicura che la responsabilità della sconfitta è sua e non loro. Ringrazia Sarah Palin, e la sua grande energia di reformer che sarà preziosa per il Partito Repubblicano. Mentre McCain parkla arrivano anche i dati della Florida e del Colorado. Ancora Obama ed Obama. Per l’onesto McCain è finita. La follaYes, We Can gridano da Chicago. Il mondo torna a guardare all’America come alla terra in cui tutto è possibile. Di nuovo.