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Sono stati in 8 su 10 a dichiarare di stare peggio rispetto al 2025. E già questa risposta al sondaggio lanciato dalla Cgil di Roma e del Lazio è tutta un programma. Non è che lo scorso anno sia stato un anno di vacche grasse. Ma al peggio non c’è mai fine, soprattutto di fronte a questi scenari internazionali. Dopo la fiammata inflattiva divampata nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, si è andati di male in peggio.
Salari e pensioni asfittici hanno subito l’assedio di un caro vita che ha visto i prezzi dei beni di prima necessità quasi raddoppiare, senza che la politica prendesse sul serio la cosa, se non per qualche bonus distribuito a pioggia e poco efficace. E siamo ai giorni nostri, a questi due mesi terribili. 48 ore fa Confindustria ha parlato di una crisi energetica che, se la guerra dovesse continuare, potrebbe rapidamente diventare la peggiore della storia. E proprio oggi il Brent ha toccato i 126 dollari al barile, record da anni.
Sondaggio Cgil: “Come sta andando il tuo 2026?”. Le risposte sono state tutt’altro che rassicuranti
Dal 28 febbraio, data che ha segnato l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran, è partito il blocco dello stretto di Hormuz e l’impennata del prezzo del carburante che si è tirata dietro tutto il resto, dal carrello della spesa in giù, mettendo in seria difficoltà chi vive di lavoro o di pensioni. Così la Cgil di Roma e del Lazio ha diffuso un questionario attraverso i propri canali, disponibile per una settimana, dal 21 al 28 aprile. In totale hanno risposto 3.255 persone residenti o lavoratrici nel territorio regionale. La domanda-titolo del sondaggio era molto semplice: “Come sta andando il tuo 2026?”. Le risposte sono state tutt’altro che rassicuranti.
Per il 77% si sta peggio che nel 2025. Per 7 su 10 il 2026 sarà anche più drammatico
Si sta peggio rispetto al 2025 (il 77% dei partecipanti al questionario ha sbarrato quella casella) e quasi 7 su 10 prevedono un ulteriore peggioramento nel 2026. A pesare maggiormente nella percezione e, materialmente, nelle tasche, sono bollette, affitti e spesa alimentare, che stanno erodendo i redditi, costringendo molte famiglie a tagliare spese essenziali o ricorrere ad aiuti. Cresce anche la sfiducia verso le istituzioni, mentre tra le priorità indicate emergono la riduzione delle tasse su salari e pensioni, il controllo dei prezzi e il rinnovo dei contratti. La condizione di partenza, stando alle risposte, è questa: “il 93,4% dei lavoratori dichiara di non aver ricevuto aumenti o di averli ricevuti insufficienti. Tra i pensionati, l’83,8% afferma che la rivalutazione non copre l’aumento del costo della vita”.
Di Cola, Cgil Roma Lazio: “In queste risposte c’è un allarme chiaro. Servono risposte e misure concrete”
“Quanto emerge dalla campagna di ascolto rappresenta un campanello d’allarme chiaro – ha commentato il segretario della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, su Repubblica Roma –. La maggioranza delle persone che ha risposto ha un lavoro e un salario, ma fatica a sostenere spese essenziali e irrinunciabili: per la casa, le utenze e l’alimentazione. Servono risposte e misure concrete. Il Comune di Roma e la Regione Lazio possono fare la loro parte, a cominciare dal sostegno delle fasce più deboli e dall’eliminazione delle maggiorazioni sulle addizionali locali all’Irpef, che risultano tra le più alte d’Italia. Occorre intervenire rapidamente, perché la crisi, oltre a essere già intensa, rischia di protrarsi a lungo”.
Nelle misure urgenti richieste dai cittadini la parte del leone, rispetto alle opzioni che forniva il questionario della Cgil, sono tre: “Rinnovo dei contratti collettivi, controllo dei prezzi dei beni primari e riduzione fiscale sui redditi”. Misure richieste rispettivamente dal 42,2%, 54,9% e 57,4% dei partecipanti. A buon intenditor poche parole, ammesso che i governi di destra che occupano oggi Palazzo Chigi e il Palazzo della Regione Lazio siano dei “buon intenditor”.


























