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Dopo Suez

Il canale rimane strategico

Computer e container: il modello non regge più alle nuove sfide
Natale Colombo
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Da Suez passa il 12% del trasporto mondiale di merci e il 40% delle esportazioni e delle importazioni italiane

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Il recente blocco del canale di Suez ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’importanza strategica che questo snodo artificiale riveste per l’economia mondiale ed i conseguenti traffici delle merci. Una settimana di blocco del passaggio delle navi ha immediatamente inciso sul costo del petrolio e su molte materie prime considerando che le navi in coda ed in attesa di poter attraversare il canale sono arrivate a più di 400 e che questa è una rotta fondamentale per il rifornimento energetico europeo confermandosi anche quella più conveniente in termini di tempo e consumo di carburante nel mettere in comunicazione il mar Rosso ed il Mar Mediterraneo.

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Le cifre
Ogni anno per questo canale transita il 12% del traffico mercantile globale, il 30% delle portacontainer ed il 19% tra petrolio e gnl.  Dopo il disincagliamento della Ever Given ora bisogna velocizzare le operazioni di transito delle tante navi in coda ad evitare pesanti ricadute sugli scali di destino che si stanno preparando a gestire l’overcapacity nei prossimi 4/7 giorni.

Gli effetti sui port italiani
In questo scenario, considerando che Suez è uno snodo fondamentale per gli scambi via mare tra il nostro Paese e quelli asiatici oltre che per lo stesso progetto Via della Seta, i nostri porti saranno fortemente impattati, a partire da Genova, Gioia Tauro e Trieste, dove si sta già predisponendo l’intero sistema portuale, ivi compresa la filiera logistica, a ritmi di lavoro inusuali ben immaginando di dover gestire in metà tempo carichi di lavoro  di un mese intero cercando di favorire il più possibile la ripartenza delle navi lavorate affinché riprendano rapidamente il loro ciclo produttivo per contenere il più possibile la perdita della capacità di trasporto sulla rotta in questione e, conseguentemente, alimentare il ciclo delle merci.

Le ricadute sull'export-import italiani
Un incidente, quello del blocco Canale, che ha ripercussioni sull’intera filiera delle merci ad iniziare dal mancato o lento riciclo dei container vuoti che se non lavorati allo sbarco non possono essere pronti per un nuovo ciclo produttivo con inevitabili e pesanti ricadute anche sugli stessi costi dei noli che si ripercuotono sulla merce a destino: da Suez transita il 40% del nostro import/export.

Snodo cruciale con l'Asia
Un canale, quello di Suez, che nonostante il suo recente ammodernamento e raddoppio per buona parte del suo percorso, rappresenta si lo snodo cruciale dei traffico Europa/Asia ma impone una più ampia riflessione sulla gestione del traffico merci via mare che continua a dotarsi di mega navi per abbattere sempre più i costi di trasporto ma nel contempo richiede un continuo e rapido ammodernamento delle stesse infrastrutture destinate ad accoglierle per continuare a favorire il volume degli scambi via mare pari al 90% rappresentando il 70% dell’economia mondiale.

Natale Colombo è segretario nazionale della Filt Cgil