Non si ferma la sequenza di crisi nel distretto moda della provincia di Siena. Dopo i casi già emersi nelle scorse settimane, un nuovo fronte si apre nella Valdichiana senese: il calzaturificio Farida srl, storica realtà produttiva di Chiusi Scalo, è in seria difficoltà. L’azienda, che realizza prodotti per brand del lusso, occupa 21 lavoratori e oggi si trova davanti a un passaggio delicato.

La denuncia arriva dalla Filctem Cgil di Siena, che parla apertamente di uno “stillicidio” di crisi aziendali, non solo sul territorio ma in tutto il Paese. Un quadro che smentisce, secondo il sindacato, le narrazioni rassicuranti sull’andamento dell’economia.

Le cause: crisi del settore e tensioni globali

Nel corso dell’incontro sindacale con l’azienda e i suoi rappresentanti legali è emersa una situazione definita “di forte preoccupazione”. A pesare sono più fattori: la crisi strutturale del settore moda, l’instabilità geopolitica e le ricadute sulle commesse.

A questi elementi si sommano problemi specifici dell’azienda. In passato un incendio aveva devastato il sito produttivo, costringendo al trasferimento temporaneo a Scandicci prima della riapertura a Chiusi. Più recentemente, secondo il sindacato, anche il comportamento di un istituto finanziario avrebbe aggravato ulteriormente la situazione.

Ammortizzatori e concordato

Gli strumenti ordinari non bastano più. La cassa integrazione ordinaria viene ormai considerata insufficiente e si valuta il ricorso alla cassa integrazione straordinaria con contratto di solidarietà. Parallelamente è già stato deciso il percorso del concordato, con l’obiettivo dichiarato di garantire la continuità aziendale. Un tentativo di tenere in piedi la produzione e salvare i posti di lavoro, in un contesto però che resta fragile e incerto.

I dipendenti – 19 a Chiusi e due a Scandicci – si sono riuniti in assemblea insieme alla Filctem Cgil di Siena e Firenze. La richiesta è chiara: attivare l’unità di crisi della Regione Toscana. L’obiettivo è mettere in campo tutte le soluzioni possibili per salvaguardare l’occupazione e mantenere il presidio produttivo sul territorio, evitando la perdita di un’altra realtà industriale.