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Donne

Madeleine, la prima psichiatra che pagò il suo femminismo con l'internamento

Martina Toti
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È donna, è matta, è isterica. Chissà quante volte Madeleine Pelletier avrà sentito pronunciare queste parole quand'era ragazza. Nata il 18 maggio 1874 a Parigi, figlia di una fruttivendola, senza un padre e povera, Madeleine studia da sola e durante la prima adolescenza si avvicina agli ambienti anarchici e socialisti. È una femminista che veste abiti maschili e che riesce, nonostante le difficoltà prima a diplomarsi e poi a iscriversi alla Scuola di medicina e antropologia. Vuole cambiare il sistema. Cambiare la percezione che si ha delle donne. Vuole lavorare in manicomio, ma non ci riesce almeno non fino al 1904 quando diventa la prima donna medico in un ospedale psichiatrico francese. 

Madeleine è troppo avanti. Sta dalla parte delle donne e degli ultimi, prima socialista, poi con la Grande Guerra, anarchica, infine comunista ma con spirito critico, poi fuori dai partiti ma sempre femminista e quando sarà il momento decisamente antifascista. Una che, a inizio Novecento, difende la libertà sessuale, il diritto all'aborto e alla contraccezione.

Quando la arrestano è il 1939. Viene accusata di aver aiutato una tredicenne stuprata dal fratello a interrompere la gravidanza. I giudici la definiscono pericolosa per sé, per la comunità, persino per l'ordine pubblico e così la condannano all'internamento a vita. La prima psichiatra donna in Francia morirà rinchiusa in un manicomio perché il suo femminismo, la sua lotta tenace per i diritti degli ultimi e delle donne erano considerati una pericolosa follia. Lunga vita a Madeleine.