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La polemica

Fedez, Salvini e la Rai: la libertà di espressione e quella di genere sono un diritto

Foto:  Marco Merlini
Martina Toti
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Sul palco del concertone lo scontro tra il cantante e i vertici del servizio pubblico televisivo, la lotta contro l'omotransfobia e per il ddl Zan. Fedez ha fatto nomi e cognomi. Il suo discorso. E quello che è successo dopo

Alla fine della serata anche il leader della Lega Matteo Salvini ha sentito il bisogno di tendergli una mano. E in un post su Facebook, sopraffatto dal tam tam della rete che osannava il cantante per il suo discorso dal palco del Primo maggio, ha offerto un caffé a Fedez. D'altronde era Fedez la tendenza del momento. Ma soprattutto lo erano le sue parole. Senza peli sulla lingua, direttissime e libere nonostante tutto. 

Perché il clima aveva iniziato a surriscaldarsi ben prima che Fedez salisse sul palco. Salvini si era augurato via twitter che il cantante non usasse quella scena e il servizio pubblico per fare politica. Intanto la Rai lo aveva contattato: i vertici del canale volevano leggere l'intervento di Fedez per approvarlo. Non solo: una volta letto gli avrebbero intimato di non pronunciarlo. "Ci mette in difficoltà", "Lo sa come funziona il sistema", "Non è opportuno in quel contesto". Fedez ha ribattuto punto per punto in una telefonata registrata che è diventata virale.

 

L'impronunciabile erano i nomi di chi aveva scagliato parole di odio contro gay, trans e omosessuali, contro famiglie "non tradizionali". L'impronunciabile era il disegno di legge Zan, ora finalmente calendarizzato al Senato e in attesa di approvazione. La Rai ha detto che non era vero. Che il tentativo di censura non c'era stato. Ma Fedez non si è fermato. Prima ha denunciato con tanto di filmato, poi è salito sul palco e in poco più di un minuto e mezzo ha detto tutto quello che doveva: 

Due parole sull’uomo del momento, il sonnecchiante Ostellari. Ecco Ostellari, ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare quindi massima espressione del popolo, che è già stato approvato alla Camera, come il ddl Zan può essere tranquillamente bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo. Cioè se stesso. Ma d’altronde Ostellari fa parte di uno schieramento politico che negli anni si è distinto per la sua grande lotta all’uguaglianza, vorrei decantarvi un po’ dei loro aforismi.  "Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno", Giovanni De Paoli consigliere regionale Lega Liguria. "I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali", Alessandro Rinaldi consigliere per la Lega Reggio Emilia. "Gay vittime di aberrazioni della natura", Luca Lepore e Massimiliano Bastoni consiglieri comunali leghisti. "I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie", Alberto Zelger consigliere comunale della Lega Nord a Verona. "Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza" Stella Khorosheva candidata leghista. "Fanno iniezioni ai bambini per farli diventare gay", candidata della Lega Giuliana Livigni. Qualcuno come Ostellari ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia rispetto al ddl Zan e allora vediamole queste priorità: il Senato non ha avuto tempo per il ddl Zan perché doveva discutere l’Etichettatura del vino; la riorganizzazione del Coni; l’indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano; e per non farsi mancare niente il reintegro del vitalizio di Formigoni. Quindi secondo Ostellari probabilmente il diritto al vitalizio di Formigoni è più importante della tutela dei diritti di tutti e di persone che vengono quotidianamente discriminate fino alla violenza. Ma a proposito di diritto alla vita, il presidente dell’associazione Pro-vita, l’ultracattolico e antiabortista Jacopo Coghe amicone del leghista Pillon in questi mesi è stato la prima voce a sollevarsi contro il ddl Zan. L’antiabortista non si è accorto però che il Vaticano ha investito più di 20 milioni di euro in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo.  Quindi cari antiabortisti, caro Pillon purtroppo avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori, e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia

Dritto nel segno. Per un Primo Maggio che si è concluso nel modo più giusto: dicendo che se il sistema è sbagliato non ci si adegua, lo si cambia. Che i diritti sono per tutt* o non sono, Che l'espressione è libera e non può esserci censura ma che l'odio - in qualunque forma si presenti verbale, fisica, politica - non è mai tollerabile.

E intanto dalla Cgil che, insieme a Cisl e Uil organizza il concerto del Primo Maggio, è arrivato il sostegno a Fedez che non si è lasciato fermare e, ancora, un appoggio al ddl Zan affinché sia approvato.