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Donne

Senza portafoglio, ma non solo le ministre

Simona Ciaramitaro
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Il coordinamento donne della Fisac Cgil non intende lasciar cadere nel vuoto le proteste per il divario di rappresentanza tra uomini e donne nel nuovo governo. Servono scelte politiche-economiche, come indica l'Ue, in favore del riequilibrio di genere

“La scarsa presenza di donne tra i ministri del nuovo governo, specie tra quelli dotati di portafoglio, rappresenta anche simbolicamente la posizione delle donne nel Paese”. Inizia così il documento redatto dal Coordinamento donne della Fisac Cgil, "per dare forza al dibattito non approfondito emerso con la composizione del nuovo governo, che non vede equamente rappresentata la componente femminile della nostra società e della nostra politica".

Nel testo si sottolinea come “non essere in quei luoghi di decisione e potere è, al contempo, causa e conseguenza del grave ritardo nelle pari opportunità sostanziali di contribuire alla vita economica, politica e sociale italiana”. Agnese Palma, una delle componenti del Coordinamento, ricorda quanto sia “importante la presenza di donne all’interno del governo, al di là degli schieramenti politici e benché sia evidente non si tratti solamente di una questione di numeri: è una condizione necessaria anche perché senza di essa è più difficile che si intervenga sulle questioni di genere”.  

Le donne della Fisac ricordano anche “la pandemia ha enfatizzato e fatto esplodere le disparità uomo donna”: “Un numero impressionante di donne ha perso il posto di lavoro, violenze domestiche e femminicidi sono aumentati, il lavoro di cura non retribuito, a carico delle donne per atavica consuetudine, è esploso a causa della chiusura di scuole e centri di assistenza per disabili”. 

Alla pandemia è legata l’erogazione dei fondi di Next generation Eu, che contiene “finanziamenti che andranno a colmare il gap di genere”, spiega Palma, per la quale questa volta è proprio il caso di affermare ‘ce lo chiede l’Europa’, come dimostrato anche dall’attenzione alla questione femminile posta dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo discorso alle Camere. 

Il Coordinamento donne della Fisac Cgil suggerisce la lettura del capitolo "L’approccio femminista al Care e Green deal europeo’ dell’Euromemorandum", nel quale “si delineano proposte concrete sulle scelte politiche-economiche della Ue in favore del riequilibrio di genere”.

“A noi piacerebbe non ci fosse la necessità di ‘quote rosa’ – dice Palma -, ma nella pratica, nonostante le donne stesse le mettano in discussione, portano benefici. Lo abbiamo visto anche all’interno della nostra organizzazione: è stata senza dubbio una regola mal digerita, ma ha permesso a molte donne di avere nel sindacato ruoli dirigenziali che non avrebbero avuto perché era in atto un’esclusione. Ancor più ci vogliono ‘politiche rosa’. Nel memorandum dell’eurogruppo c’è un intero capitolo sull’approccio femminista all’economia ed è interessante che si inizi a mettere in discussione il modo di misurare la produttività e il benessere”. 

“Si parla di economia della cura – prosegue - perché la pandemia ha messo in risalto quanto sia necessario avere più personale infermieristico, medico, dell’assistenza sociale, della scuola di ogni ordine e grado: parliamo di settori nei quali si dovrebbe investire perché migliorano il benessere della società, della popolazione, perché sono ormai decenni che diciamo il Pil non deve essere misurato da parametri strettamente economici. Investire in questo campo è investire nel settore femminile, con un doppio beneficio, quello occupazionale e quello che vede le donne liberate dal lavoro di cura gratuito e quindi in grado di lavorare con un impegno che serve a colmare il gender gap”. 

Gli argomenti sulle quali il Coordinamento donne della Fisac Cgil vuole accendere i riflettori sono quindi strettamente legati alla presenza sottodimensionata delle donne nel governo italiano, anche a fronte della composizione degli esecutivi di altri Paesi europei come la Francia (in cui il rapporto uomini/donne è di 21/23), la Germania (9/8) e la Spagna (11/10). Il divario va colmato nelle fabbriche come nelle banche, nei consigli d’amministrazione come nel governo.