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Donne

Next Generation Ue, governance sia gestita in modo paritario

Parità di genere, le proposte della Cgil
Foto: Marco Merlini
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Un ampio cartello di associazioni e organizzazioni impegnate per il rispetto dei diritti delle donne firmano l’appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte affinché non sia sempre e comunque un tavolo tutto al maschile a decidere delle politiche e delle risorse per il Paese. 


Signor Presidente del Consiglio, Signore Ministre e Ministri,

Vi scriviamo perché riteniamo indispensabile che la governance dei fondi di Next Generation Eu sia gestita in Italia in modo paritario, sia nella composizione dei comitati sia nella scelta dei progetti e nella destinazione del denaro - due aspetti indissolubilmente legati.
A quanto leggiamo sui giornali, la governance del piano italiano per Next Generation Eu sarà affidata al Comitato interministeriale degli affari europei (Ciae) per l’occasione composto da tutti i ministri: 8 donne e 14 uomini. Il piano di attuazione e la vigilanza politica dovrebbero invece essere assegnati a un comitato esecutivo formato dal Presidente del Consiglio e da due ministri “di spesa”: Economia Sviluppo economico. Tre uomini. Dovreste promuovere l’uguaglianza e la parità e non prevedete competenze femminili nella cabina di regia. 

Abbiamo letto la bozza di proposta per gli assi di spesa del Next Generation Eu e le relative risorse e, con sommo sconcerto, abbiamo scoperto che  per le politiche di parità si prevedono solo 4,2 miliardi, inseriti nella voce “politiche sociali”, cui si destinano nel complesso 17,1 miliardi. 

Noi non solleviamo esclusivamente un tema di genere, ma un tema di crescita. Tuttavia, con queste cifre, non si arriva nemmeno al traguardo fissato dall’Europa sui nidi nel 2010. E’ una delle ragioni per cui insistiamo sulla valutazione di impatto di genere ex-ante e ex-post, un’analisi dei costi e dei benefici per l’impiego più utile dei fondi. 

Ci auguriamo che abbiate imparato dagli errori commessi durante la prima ondata della pandemia, quando  la task force istituita per la ripartenza e guidata dal manager Vittorio Colao fu composta quasi esclusivamente da uomini. C’è voluta una mobilitazione generale perché, tardivamente, metteste riparo. L’ingresso di più eccellenti competenze femminili in quel Comitato ha definito la parità fra i sessi per quello che è, un asse a se stante, una questione cruciale non solo per le donne ma per tutti,  fondamentale per la ripresa del Paese. Quelle proposte, sviluppate nel documento “Iniziative per il rilancio Italia 2020”, sono pragmatiche e fattibili: auspichiamo che siano riprese. É la stessa Europa, peraltro, a indicare la parità tra uomo e donna nel processo decisionale come target-chiave, che va perseguita integrando la dimensione di genere in tutte le politiche, in tutti i programmi. Le linee guida del piano italiano individuano a cascata nell’inclusione di genere, sociale e territoriale una delle sei missioni da tradurre in progetti. 

Non si tratta di astratti principi, ma di una rilevante questione economica. Conosciamo tutte e tutti i numeri della crisi che ha colpito soprattutto le donne. Il tasso di occupazione femminile in Italia è tra i più bassi d’Europa: una media del 50,1% con disparità regionali che vanno dal 60,4% della Lombardia al 29,8% della Sicilia. Il bilancio del Covid19 sul mercato del lavoro, ancora del tutto parziale, vede tra il secondo trimestre 2020 e lo stesso periodo dello scorso anno 470 mila occupate in meno: un calo del 4,7%. Nella breve ripresa estiva il lavoro recuperato è stato più maschile che femminile. L’impatto della crisi su assistenza all’infanzia, commercio, turismo, ristorazione, i servizi in cui lavorano moltissime le donne, è durissimo. Crisi e lockdown hanno gravato sul già complesso equilibrio casa-lavoro delle italiane, perché lo smart working e la chiusura totale o parziale delle scuole, delle attività sportive e ricreative, rappresentano un carico senza precedenti. E le donne sono tante anche fra i lavoratori che non si sono mai fermati durante la pandemia: salute, largo consumo, assistenza. E troppe sono anche rimaste a casa chiuse con i loro aguzzini, come dimostrano i dati del 1522, il numero antiviolenza e antistalking. 
Eppure, le donne in questo Paese, pur essendo state le protagoniste della battaglia contro il Covid, sono poche nei vertici dei partiti, nelle cariche pubbliche e nei luoghi decisionali, e sono poche anche nel mercato del lavoro. E pochi sono i bambini e le bambine che hanno accesso al nido, e pochi usufruiscono del tempo pieno, soprattutto al Sud. 
Per questi motivi, qualunque sia la scelta organizzativa del governo per la gestione di Next Generation Eu, vogliamo mettere in chiaro subito che nulla può essere fatto senza le competenze femminili. Vogliamo salvare questo Paese e cogliere un’occasione storica per abbattere le discriminazioni economiche, culturali e sociali che immiseriscono metà della popolazione. Fare senza le donne, senza tenere la parità come asse principale, attraverso lo sviluppo dell’occupazione e di un piano straordinario di infrastrutture sociali, significa impoverire tutti. Ci sono decine di nomi femminili da proporre per qualunque comitato si voglia inaugurare: avete solo l'imbarazzo della scelta.

Aspettiamo un vostro riscontro e per ora vi ringraziamo

Cgil - Politiche di Genere
Cisl
Uil

Assist - Associazione Nazionale Atlete
Base Italia 
Campagna Donne per la salvezza – Half of it
Community Donne 4.0
Dalla stessa parte 
DateciVoce 
Differenza Donna Ong
Donne Banca d’Italia
Fuori Quota 
GammaDonna
Il Giusto Mezzo 
Le Contemporanee
M&M - Idee per un Paese migliore
One Billion Rising Italia
Rebel Network
Rete per la parita’
Se non ora quando- Libere
Se non ora quando – Torino
Soroptimist International Italia