Che cosa succede al lavoro quando a organizzarlo sono gli algoritmi? Chi decide tempi, ritmi e condizioni di chi lavora attraverso una piattaforma digitale? E quale spazio resta alle persone, alla solidarietà e all'organizzazione collettiva in un mondo in cui la tecnologia ridisegna continuamente professioni e rapporti di forza?

L’ottava edizione del WTFF

Sono alcune delle domande al centro dell'ottava edizione del Working Title Film Festival, il Festival del cinema del lavoro che torna a Vicenza dal 25 al 28 novembre. Da quest’anno Collettiva è media partner della rassegna, che seguiremo con recensioni, interviste e approfondimenti, per raccontare attraverso il cinema le trasformazioni del lavoro contemporaneo. Diciotto film in concorso, provenienti da quindici Paesi, sette anteprime italiane e quattro giorni di proiezioni e incontri con registe e registi. La manifestazione, promossa da Lies – Laboratorio dell'inchiesta economica e sociale Aps, si svolgerà tra il Cinema Odeon, il Caracol Olol Jackson, La Centrale e Bottega Faustino. Tre le sezioni del concorso internazionale: Lungometraggi, Cortometraggi ed ExtraWorks, dedicata al cinema sperimentale, ibrido e alla videoarte.

"Portiamo sullo schermo il lavoro contemporaneo”

“A dieci anni dalla prima edizione, il festival porta sullo schermo il lavoro contemporaneo, sempre più gestito da piattaforme digitali governate da algoritmi” spiega la direttrice artistica Marina Resta. Al centro di questa edizione, come sottolinea, c'è il rapporto spesso conflittuale tra lavoro umano e intelligenze artificiali, insieme ai temi della solidarietà, dell'organizzazione dei lavoratori, del confine tra dipendenza e libertà di scelta e della memoria collettiva.

Dalle piattaforme alla fabbrica, le storie di chi lavora

Tra i titoli più attesi, quattro lungometraggi in anteprima italiana raccontano altrettante facce del lavoro globale. In “Who Moves America” di Yael Bridge lo sguardo si concentra sulla mobilitazione dei Teamsters di Ups, la più grande organizzazione sindacale del Nord America. Il documentario segue la preparazione di uno sciopero storico e la costruzione della solidarietà tra i 340 mila lavoratori del colosso delle spedizioni. Dagli Stati Uniti ad Amsterdam, dove “In This Together” di Lisette Olsthoorn racconta la mobilitazione degli autisti Uber. Un lavoro mediato da un'applicazione, che promette autonomia ma rischia di isolare chi lo svolge, rendendo più difficile persino costruire relazioni e riconoscersi come parte di una stessa comunità di lavoratori. In “Kapital Europe” di Ben De Raes, invece, Bruxelles diventa il teatro delle vite di due lavoratori migranti: Reginald, operaio edile rumeno, e Niki, giovane greca che consegna cibo in bicicletta. Due percorsi diversi, accomunati dalla precarietà e dalla condizione di chi attraversa l'Europa per lavorare.

La trasformazione industriale e le sue conseguenze ambientali

Con “Labore nobile” di Juliette Achard si arriva a Saint-Nazaire, città portuale francese la cui identità è stata profondamente segnata dall'industria pesante. Un ritratto che intreccia lavoro, territorio e memoria, mostrando quanto la storia produttiva di un luogo continui a definirne il paesaggio e la vita delle comunità. Il festival allarga lo sguardo anche alla trasformazione industriale e alle sue conseguenze ambientali. In “Raw Material£ di James Newitt, presentato nella sezione ExtraWorks, il protagonista è il litio, il nuovo oro bianco dell'industria tecnologica. Il documentario indaga l'impatto che i progetti estrattivi potrebbero avere sulla regione portoghese del Douro.

L'intelligenza artificiale e il lavoro creativo

La questione tecnologica non riguarda soltanto le piattaforme e la logistica. L'intelligenza artificiale sta investendo anche il mondo della cultura, del cinema e dello spettacolo, mettendo in discussione occupazione, professionalità, salari e diritti. Proprio a questo tema sarà dedicato l'incontro di sabato 28 novembre, alle 10.30, a La Centrale. La ricercatrice della Fondazione Di Vittorio Eliana Como presenterà “Tempi (iper)moderni. L'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro creativo nel cinema e nello spettacolo”. Attraverso interviste e dati quantitativi, la ricerca analizza i rischi legati all'introduzione dell'IA nei settori creativi: dalla possibile perdita di posti di lavoro al peggioramento delle condizioni occupazionali, dalla pressione sui salari alla trasformazione delle competenze richieste. Senza dimenticare questioni sempre più urgenti come il diritto d'autore e l'utilizzo dei dati biometrici. Un confronto che porta al centro una domanda fondamentale: chi beneficia dell'innovazione tecnologica e chi, invece, ne paga i costi?

I call center, le app, la manodopera femminile

Accanto alle anteprime, il programma propone opere che attraversano geografie e condizioni lavorative molto diverse. In “Aisha Can't Fly Away” di Morad Mostafa, presentato a Cannes nel 2025, la protagonista è una giovane badante sudanese che vive al Cairo. “She” di Parsifal Reparato, vincitore del Premio Solinas, entra invece nei grandi impianti industriali vietnamiti, dove la manodopera è composta per l'80 per cento da donne impegnate nella produzione elettronica. Nei cortometraggi trovano spazio le aspirazioni di una figlia di taglialegna in “Astronauta” di Giorgio Giampà, il lavoro di una sensitiva in un call center spirituale in “Astro” di Tim Ewalts e quello degli studenti stranieri che consegnano cibo attraverso un'app durante il rigido inverno estone in “Alien Rider” di Jacopo Domenichini. La sezione ExtraWorks affronta anche il lavoro invisibile che alimenta l'intelligenza artificiale. Their Eyes di Nicolas Gourault racconta i micro-lavoratori del Sud del mondo che, attraverso attività spesso poco riconosciute, contribuiscono ad addestrare i sistemi di IA destinati alle auto a guida autonoma. Un lavoro nascosto dietro la promessa di automazione e progresso tecnologico.

Quattro giorni di cinema e incontri

Le proiezioni al Cinema Odeon sono in programma mercoledì 25, giovedì 26 e venerdì 27 novembre, alle 19 e alle 21, con incontri con le registe e i registi al termine dei film. Sabato 28 il festival si sposterà al Caracol Olol Jackson, dalle 17 alle 20, per le proiezioni della sezione ExtraWorks e gli incontri con gli ospiti. A seguire cena, premiazioni e il Robot Slop Dance Party, con musica elettronica a cura di Collezione Maddalena e proiezioni video. Per sostenere la manifestazione è attiva anche una campagna di crowdfunding, con diverse formule di partecipazione e abbonamento. Il programma completo è disponibile su www.workingtitlefilmfestival.it/wtff8.

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