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Chi segue Silvia Ballestra dal fulminante esordio con “Il compleanno dell’Iguana” (1991) almeno sino a “La Sibilla. Vita di Joyce Lussu” (2022, finalista al Premio Strega) e alla recente, bellissima biografia dedicata al grande illustratore Tullio Pericoli (2025), troverà ulteriore conferma della poliedrica originalità della sua scrittura in questa Orazione incivile per la città di Milano, un pamphlet “incazzato, sporco e veloce”, come viene definito nella bandella, e meglio non si potrebbe (Editori Laterza, pp. 107, euro 15).
Un’orazione incivile perché incivile è diventata Milano, spinta in maniera forsennata da quel desiderio di rimanere a pieno titolo nel cerchio delle “global city” europee, puntando soprattutto su una gentrification (“quando in politica appare l’inglese, la fregatura è around the corner”, avverte Ballestra) che favorisce la cittadinanza che se la può permettere a discapito di quella che non può, di conseguenza costretta sempre più spesso a rifugiarsi tra le periferie rimosse, lontana dagli occhi.
Il libro prende spunto da una notizia arrivata nel luglio del 2025, quella riguardante l’inchiesta sull’urbanistica milanese e il conseguente blocco del cosiddetto decreto Salva Milano, vicenda tuttora in pieno stallo, in attesa di verificare al sua sostenibilità economica, oltre che ambientale. Un pasticcio che coinvolge imprese e appalti, zone oscure non così semplici da chiarire, che fanno ricordare i tempi di Mani Pulite, o la Milano Due degli anni d’oro di Silvio Berlusconi.
Da qui un concentrato impietoso della storia più prossima dell’urbanistica milanese, dal Pirellino al Bosconavigli, dalla Torre di via Stresa alle Residenze LAC, dalla vendita dello Stadio di San Siro al Villaggio Olimpico delle ultime Olimpiadi invernali, costruito anche con l’intento di fornire successivamente un dormitorio a prezzi calmierati per gli studenti universitari: peccato che oggi, a Olimpiadi concluse, quel posto letto possa arrivare a costare 600 euro al mese, figuriamoci una stanza intera.
Accanto a questo quadro l’autrice accosta di incastrare un ascensore tra i piani del palazzo in cui vive, racconto esilarante, inquietante ed emblematico allo stesso tempo; all’interno di una scala poco capiente si cerca di fare spazio per il passaggio dell’ascensore a tutti i costi, compresi quelli che prevedono l’attacco massiccio a mura che potrebbero risultate portanti, dunque pericolose da scalfire. A colpi di riunioni, convocazioni di improbabili architetti, battaglie condominiali che sfiorano la rissa, avvocati tirati per la giacca da una parte e dall’altra, questo episodio diviene lo specchio attraverso cui riflettere la realtà di una città ormai prostata all’utile, dove il territorio e gli stabili vengono sfruttati soltanto per accrescere il loro valore, e se qualcuno ci rimette la casa, o la vita, peggio per lui.
E allora, più del Bosco Verticale si dovrebbe tornare a quello orizzontale, come faceva Pia Pera, ricordata da Emanuele Trevi nel suo libro “Due vite”, qui evocata per i suoi “orti di pace”, esempio fulgido di come si potesse pensare, e si può pensare ancora, una Milano diversa.
Perché Milano è “una grande città di emigrazione da sempre”, che nel passato ha avuto la buona sorte di essere stata governata da una grande donna, Maria Teresa D’Asburgo, che si impegnò per un regime fiscale più equo, un’istruzione pubblica laica, preoccupandosi della salute dei contadini costruendo ospedali, più in generale del “disagio sociale” E se ancora oggi Milano accoglie “nuovi paesaggi umani”, i governanti però non sono più così illuminati, e il vento è piuttosto cambiato: basti pensare alla “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha”, realizzata dall’archistar Stefano Boeri nel 2022, che suona come un beffardo monumento alle nuove povertà abitative. Ma “questa classe dirigente, questo tipo di élite, filantropica e preoccupata e teorizzante carità ed eguaglianze, non è uno spettacolo molto bello”.
A proposito di archistar, è di questi giorni l’intervista a Massimiliano Fuksas in cui dichiara che “in una società così ingiusta, servono alloggi a prezzi accessibili”. Attendiamo con fiducia, e inevitabile disincanto.























