Il cinema italiano è scosso da un piccolo, grande terremoto: al centro della tempesta c'è la negazione dei finanziamenti pubblici per la realizzazione di Giulio – Tutto il male del mondo di Simone Manetti, il film dedicato alla tragica vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Quella che doveva essere una valutazione tecnica sui contributi selettivi si è trasformata in un caso politico , portando a una rottura all'interno delle commissioni ministeriali.

Il no ai finanziamenti

La decisione di escludere il progetto cinematografico diretto da professionisti del settore dai fondi del ministero della Cultura ha sollevato un’ondata di indignazione. Nonostante l'evidente rilevanza sociale e l'interesse pubblico di una storia che attende ancora giustizia nelle aule di tribunale, la commissione ha attribuito al progetto un punteggio insufficiente per l'accesso ai contributi. Proprio il “valore sociale” è una delle categorie principali per valutare un progetto.

C’è quindi il sospetto di una scelta politica dietro la maschera tecnica: per molti osservatori il no al finanziamento non è stato un giudizio sul valore artistico della sceneggiatura, ma un atto di prudenza diplomatica volto a non incrinare i rapporti i complessi tra Roma e Il Cairo, proprio mentre il processo contro i quattro ufficiali dei servizi egiziani prosegue tra molti ostacoli.

Le dimissioni di Mereghetti e Galimberti

Poche ore fa le prime conseguenze. In segno di netto dissenso rispetto alle dinamiche che stanno regolando la gestione dei fondi e l'autonomia dei giudizi, sono arrivate le dimissioni di due figure di altissimo profilo: il critico cinematografico Paolo Mereghetti e lo story editor Massimo Galimberti.

Il ritiro dei due esperti dai ruoli commissariali rappresenta un atto di rottura simbolico e sostanziale. Mereghetti, storica firma del giornalismo cinematografico, e Galimberti hanno di fatto acceso un faro sul nodo dell’indipendenza delle commissioni, denunciando un clima in cui la valutazione del merito artistico soccombe a logiche di opportunità politica o a criteri meno trasparenti. I due, insomma, col passo indietro sottolineano l’impossibilità di operare.

La memoria negata

Negare il sostegno al film Giulio significa provare a stendere un velo di silenzio su una ferita ancora aperta. L’opera, infatti, è un tassello per impedire che l'oblio cali sulla sorte del giovane cittadino italiano e sulle responsabilità di un regime straniero. Resta solo da capire, adesso, se il ministero si farà sentire con una voce ufficiale.

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