Sinceramente non invidio i maturandi in queste ore alle prese con la prova scritta d’italiano, dopo la pubblicazione delle tracce per le varie tipologie. Non li invidio perché non sarà facile riuscire a districarsi tra le maglie della rete escogitata nelle stanze di viale Trastevere, con l’evidente intento di strizzare l’occhio a una certa visione della società, di certo conservatrice (anche se non si capisce bene di cosa), vagamente nostalgica, a tratti asfittica.

C’è poi un altro aspetto che di sicuro non aiuterà i candidati, e riguarda la chiamata in causa di alcune figure e personalità a loro poco note, se non del tutto sconosciute, dato che difficilmente rientrano in un programma scolastico di ultimo anno. Ma sono i contenuti quelli che contano, si dirà; cerchiamo di capire quali.

Tralasciando per il momento le proposte letterarie, rappresentate da una poesia di Cesare Pavese e un brano tratto dall’opera di Vitaliano Brancati, tocca alla Tipologia B pagare l’inevitabile dazio agli ottanta anni dalla nascita della Costituzione italiana, e l’incombenza viene affidata direttamente a Giuseppe Saragat e al suo discorso d’insediamento da presidente alla Costituente, del quale si chiede di analizzare in particolare il passaggio riguardante il problema dei “rapporti tra uomo e uomo”, ma anche individuare a cosa si riferisca Saragat quando ricorda la “pesante eredità di miserie e dolori”. La risposta è piuttosto ovvia, e per chi sceglierà la traccia dovrebbe esserci parecchio di cui scrivere.

Per bilanciare subito l’omaggio costituzionale ecco arrivare in soccorso, nell’ambito della stessa tipologia, il buon Frank Furedi, jolly pescato nel mazzo della sociologia universitaria, di origini ungheresi, che dopo una giovinezza dal sapore rivoluzionario si è ben assestato in quota Orbàn, dal quale ha ricevuto diretti finanziamenti per le sue ricerche, in particolare quelle rivolte alla crescente cultura della paura nelle società contemporanee.

Il titolo confezionato dal ministero vuole alludere, e ci riesce con mestiere: “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”. In realtà, nel corpo del testo, il confine preso in esame è quello tra età adolescenziale e adulta, citando un passaggio tratto dalla rivista Atlantic, in cui ci si chiede: “In un’epoca in cui il confine tra infanzia ed età adulta è più sfumata che mai, che cos’è che rende le persone mature?”. Bella domanda da fare ai maturandi, che dovrebbe essere girata anche ai loro genitori. Intanto, se qualche giovane ardito volesse accennare alla remigrazione, ha l’opportunità di farlo.

Della Tipologia C sorprende la scelta di un libro di Mario Calabresi, giornalista tra i più noti e figlio del commissario assassinato in seguito alla vicenda dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Uscito da pochi mesi (Mondadori ringrazia), in questo suo ultimo lavoro, dal titolo Alzarsi all’alba, l’autore riflette su un mondo, quello di oggi, ormai assuefatto alle comodità, e torna con la memoria ai tempi della nonna, quando la fatica era parte ineludibile di ogni quotidianità, portando tra gli esempi contemporanei quello dell’atleta paralimpica Veronica, e una sua frase: “La fatica la devi adorare”. Insomma, cari ragazzi: svegliamoci presto, rimbocchiamoci le maniche, e smettiamola di fare i bamboccioni; questa è un po’ l’idea che ne emerge. Chissà cosa ne pensi, e come si senta, il candidato nella solitudine del suo banco.

Per consolarsi può risalire alla Tipologia A, dove gli viene chiesto in maniera specifica di commentare questa frase di Brancati: “Io ho l’abitudine di sorvegliare continuamente la mia memoria e contare ogni sera i miei ricordi come l’avaro conta i suoi marenghi, e la notte svegliarmi per paura che me ne manchi uno”. Se non ha trovato conforto, potrà allora rifugiarsi tra i versi di Pavese, mentre passeggia “per piazza di Spagna”, alla ricerca dell’ennesimo amore perduto. In bocca al lupo.