All’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni il 19 marzo è stato proiettato il film di Samir dal titolo “La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri”. Nel confronto promosso da Cgil Lombardia, storici, sindacalisti, produttori e protagonisti dell’emigrazione italiana in Svizzera hanno rimesso al centro un nodo politico ancora aperto: leggere le migrazioni come storia di lavoro, diritti e organizzazione collettiva. Non solo un film da vedere, ma uno strumento per ragionare sul presente e aprire una riflessione ampia su migrazioni, lavoro, diritti, cittadinanza e rappresentanza.

A moderare l’incontro è stato Giancarlo Pelucchi dell’Archivio del Lavoro. Sono intervenuti Paolo Barcella, docente dell’Università di Bergamo; Vincenzo Vita, presidente di AAMOD; Gianfilippo Pedote, produttore del film; Angelica Sorrentino, del Comitato italiani all’estero di Lugano; Giuseppe Augurusa, responsabile Cgil frontalieri; il regista Samir; e Valentina Cappelletti, segretaria generale della Cgil Lombardia.

Lo sguardo dei bambini e la durezza della migrazione

Uno dei temi più forti emersi nel dibattito è stato quello dello sguardo infantile dentro l’esperienza migratoria. Paolo Barcella, docente dell’Università di Bergamo, ha richiamato la condizione di chi, pur non avendo scelto di partire, si è trovato a vivere la migrazione sulla propria pelle: separazioni familiari, continui spostamenti, clandestinità, esclusione, assenza di pieni diritti. Il riferimento è anche ai figli dei lavoratori ospiti, bambini spesso sospesi tra Italia e Svizzera, trascinati dentro un’esperienza più grande di loro. Una dimensione che il film restituisce con forza e che aiuta a leggere la migrazione non solo come fatto economico, ma come esperienza umana e sociale profonda.

Oltre il vittimismo: la forza dell’organizzazione

Nel suo intervento, Barcella ha insistito soprattutto su un punto politico: la storia dell’emigrazione italiana in Svizzera non può essere ridotta a una narrazione vittimistica. La sua parte più importante sta nella capacità di tante lavoratrici e tanti lavoratori migranti di organizzarsi, costruire luoghi di formazione, autodifesa e coscienza collettiva. Figure come Leonardo Zanier, ha ricordato, raccontano proprio questo: la possibilità di trasformare una condizione di marginalità in iniziativa politica, culturale e sindacale. Un patrimonio di esperienze e riflessioni che oggi sarebbe ancora prezioso per leggere le migrazioni contemporanee, ma che troppo spesso è stato rimosso.

Il valore politico degli archivi e della cultura

Anche Vincenzo Vita, presidente di AAMOD, ha sottolineato il valore del film come operazione culturale e politica. Il lavoro di Samir, ha osservato, intreccia con rigore racconto, materiali d’archivio e qualità estetica. L’archivio, in questo caso, non è semplice deposito del passato, ma parte viva della ricostruzione della realtà.

Per questo il film riesce a parlare non solo di una stagione dell’emigrazione italiana in Svizzera, ma anche dell’oggi. In un tempo in cui la memoria rischia di essere schiacciata da narrazioni semplificate o manipolate, lavori di questo tipo diventano strumenti utili per capire meglio il presente.

Produrre film così oggi è sempre più difficile

Sul versante della produzione è intervenuto Gianfilippo Pedote, produttore del film, ricordando che La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri nasce da una collaborazione tra Svizzera e Italia e da una comune idea del cinema come spazio di riflessione civile.

Pedote ha però richiamato anche le difficoltà crescenti nel produrre opere di questo tipo: meno risorse pubbliche, maggiore pressione del mercato, distribuzione più complicata per i film che puntano su ricerca, memoria e approfondimento. Continuare a fare cultura critica, ha spiegato, significa oggi anche resistere a un modello che premia soprattutto prodotti più immediati e commerciali.

La testimonianza dell’emigrazione italiana in Svizzera

Molto forte la testimonianza di Angelica Sorrentino, del Comitato italiani all’estero di Lugano, che ha riportato il confronto sul piano dell’esperienza vissuta. La sua storia personale si intreccia con quella di centinaia di migliaia di italiane e italiani emigrati in Svizzera: i ricongiungimenti familiari negati, le umiliazioni, il razzismo quotidiano, le difficoltà di integrazione. Ma il suo intervento ha messo al centro anche un altro elemento: il ruolo decisivo dell’associazionismo e dell’organizzazione collettiva. Le associazioni degli italiani all’estero e i rapporti con il sindacato hanno rappresentato per anni uno spazio di difesa, solidarietà, crescita e conquista di diritti.

Frontalieri, residenti, nuove mobilità

Giuseppe Augurusa, responsabile Cgil frontalieri, ha allargato il ragionamento alla condizione degli italiani in Svizzera oggi. Frontalieri, residenti stabili, seconde generazioni, nuove mobilità: il quadro è cambiato profondamente, ma continua a essere centrale per comprendere le trasformazioni del lavoro e delle migrazioni in Europa. Augurusa ha ricordato come la presenza italiana sia ormai parte strutturale della società e dell’economia svizzera. Allo stesso tempo ha evidenziato le contraddizioni ancora aperte: la persistenza di gerarchie tra vecchie e nuove migrazioni, la difficoltà di tenere insieme i diversi profili della mobilità, il rischio di perdere memoria delle lotte che hanno reso possibile diritti oggi dati per acquisiti.

Il film e il punto di vista di Samir

Nel suo intervento, il regista Samir ha spiegato la scelta di raccontare questa storia anche attraverso il proprio sguardo di bambino. Una prospettiva che gli ha consentito di restituire stupore, smarrimento e ironia, senza trasformare la memoria in autocelebrazione. Ha sottolineato anche che un film, per incidere davvero, deve essere capace non solo di informare, ma anche di emozionare. E ha ricordato come la Svizzera di oggi sia molto diversa da quella degli anni Sessanta e Settanta: accanto alle migrazioni del lavoro ci sono nuove mobilità globali, nuove disuguaglianze, nuove forme di separazione sociale.

La sfida che interroga il sindacato

Nelle conclusioni, Valentina Cappelletti, segretaria generale della Cgil Lombardia, ha riportato il confronto dentro il lavoro sindacale di oggi. Le migrazioni, ha detto, hanno cambiato profondamente il sindacato e continuano a interrogarlo. In Lombardia, le lavoratrici e i lavoratori con una storia migratoria sono una parte importante della base della Cgil.

Cappelletti ha indicato anche un nodo di fondo: leggere le migrazioni soltanto in chiave umanitaria o attraverso il linguaggio dei diritti rischia di lasciare in ombra la loro dimensione politica. I diritti sono essenziali, ma da soli non bastano se non si riconosce alle persone migranti piena soggettività, capacità di organizzazione e forza trasformativa.

Una storia che parla anche del presente

È questo, in fondo, il punto più forte emerso dalla giornata promossa da Cgil Lombardia e Archivio del Lavoro. Il film di Samir non racconta solo il passato dell’emigrazione italiana in Svizzera. Parla anche del presente: della crisi delle narrazioni pubbliche sulle migrazioni, della difficoltà di costruire linguaggi credibili, del bisogno di rimettere insieme memoria, lavoro, diritti e organizzazione collettiva.

Più che un semplice documentario, La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri si conferma così un’opera capace di aprire discussione, formazione e consapevolezza. Un film da vedere, ma soprattutto da usare per capire meglio il tempo che stiamo vivendo.