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Il libro

L'Europa che siamo, e quella che verrà

Emiliano Sbaraglia
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Il volume di Silvana Paruolo, dal titolo “L'Unione Europea”, ricostruisce le varie fasi di un progetto ancora in via di composizione, tra problemi da affrontare e soluzioni possibili, il progetto Next Generation Ue e Paesi che costruiscono nuovi muri

Il corposo volume di Silvana Paruolo, dal titolo L’Unione Europea. Origini Presente Prospettive future (Edizioni Simple, pp. 648, euro 40), si propone come prezioso manuale da custodire da qui ai prossimi anni, utile per comprendere non soltanto quelli che potranno essere gli sviluppi nel tentativo di costruire una vera e forte Europa Unita, ma anche per focalizzare meglio le tante criticità che l’hanno attraversata, e quelle che ancora oggi impediscono una effettiva realizzazione di questo grande, e sempre più urgente, progetto politico e culturale.

L’autrice, attualmente curatrice delle relazioni con il Movimento europeo-Italia per la Cgil, e membro della stessa Assemblea, nella prima parte del suo studio ricostruisce il pensiero all’origine di un’idea di Europa e del suo processo d’integrazione attraverso eventi e trattati, partendo inevitabilmente dal Manifesto di Ventotene del 1941, sino al discusso trattato di Lisbona, e le sue più recenti modifiche, percorrendo cosi oltre 70 anni della nostra storia europea, caratterizzata da fondamentali passi in avanti e troppi ritorni a un oscuro passato. Da qui la riflessione su populismi e sovranismi di ritorno, al netto dei tentativi di arginarli in maniera unitaria (come mostra la dichiarazione congiunta dello scorso 21 marzo), che però non frenano “fughe in avanti" da parte di alcuni Paesi, in particolare, quelli figli della cortina di ferro, oggi protagonisti di un nazionalismo che troppo spesso fa rima con razzismo e xenofobia, su cui torneremo.

Nella parte successiva il libro si sofferma soprattutto, ma non solo, sui risultati delle elezioni europee del maggio 2019, e sul dibattito che ne è seguito. Il voto che il 16 luglio di due anni fa ha portato all’elezione di Ursula von der Leyen quale nuovo presidente della Commissione europea (prima donna nella storia), ha determinato delle priorità, almeno teoriche, riguardo alcuni temi fissati da lei stessa subito dopo il suo insediamento: un nuovo piano europeo strettamente connesso a un nuova strategia industriale (Green Deal/Patto verde per l’Europa); la garanzia del salario minimo; una conferenza sul futuro dell’Europa. Il tutto, accompagnato da una dichiarazione d’intenti esplicita : “Per questa nostra Europa dobbiamo essere pronti a combattere di nuovo. Il mondo è messo davanti a sfide e sviluppi che non risparmiano neppure l’Europa (...) Noi sosteniamo il multilateralismo, il commercio equo, difendiamo l’ordine basato sulle regole, e dobbiamo farlo seguendo il modello europeo (...) Se siamo uniti all’interno, nessuno ci dividerà all’esterno”. A che punto siamo? Lo abbiamo chiesto a Silvana Paruolo.

“Con questo libro tento  di capire a cosa si sta effettivamente lavorando, come ci si è arrivati, se c’è qualcosa da cambiare, e cosa andrebbe cambiato, dello stato tuttora incompleto del progetto europeo”. In questo senso, per l’autrice è di estrema rilevanza la proposta “Next Generation Eu”, che nella quarta sezione del libro viene approfondita anche per comprendere la direzione presa dopo l’avvento pandemico. “Si tratta di un progetto fondamentale, per certi versi rivoluzionario, che potrebbe modificare nel profondo il disegno di un’Europa digitale, convertita a una politica ambientale finalmente incisiva, delineando in questo modo il modello sociale di Europa che andrebbe configurandosi. Una cosa a mi avviso è certa - conclude -: se  si vuole andare verso un mondo che, in qualsiasi parte del globo, non dimentichi la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, serve ancora più Europa”.

Se dunque la soluzione deve essere un’Europa più forte, più unita, diventano ancora più preoccupanti le posizioni di quei paesi, dalla Polonia alla Danimarca, dalla Lituania alla Grecia, dall’Ungheria alla Bulgaria, e altri ancora, che insistono non soltanto nella costruzione di recinzioni e muri lungo i propri confini, ma nel voler anche essere per questo finanziati dalla stessa Europa: come se quello di Berlino, di muro, non ci avesse insegnato nulla.

Un libro come questo, manuale essenziale da tenere sempre a portata di mano per comprendere da dove siamo partiti e dove potremmo arrivare, diviene utile anche per individuare orizzonti incoraggianti, e concretamente percorribili. Sarebbe un bene per tutti noi.