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L'altra Mostra

Venezia è un film senza attori

Sala cinematografica © Marco Merlini Roma, 22 agosto 2020 Sala cinematografica
Foto: Marco Merlini
Nicola Atalmi
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Tra red carpet blindati, ospiti con la mascherina e paparazzi infiltrati, il cinema ha dimenticato i suoi lavoratori

Cala il sipario sulla Mostra del Cinema di Venezia mentre continuano a rimanere in ombra, dimenticati dietro le quinte, le migliaia di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo stritolati dalla crisi del Covid.

Si stima siano oltre 300.000 donne e uomini che lavoravano nei vari settori dello spettacolo sono rimasti senza stipendio o senza ingaggi durante tutto il periodo del Covid e tutt’ora hanno ripreso l’attività solo in minima parte.

Un Festival del Cinema che come sempre è anche specchio, seppur spesso deformante, delle tensioni e pulsioni che attraversano la società, nel tentare di riconquistare una normalità per rilanciare il business, dimentica però le vittime di questa crisi che non appartengono alle grandi produzioni mainstream e che sono ancora a casa, spesso in attesa anche dei pochi spiccioli promessi come ammortizzatore sociale.

Non si sono viste sul red carpet le ombre di tutti quei precari, flessibili e appassionati lavoratori dello spettacolo. Forse qualcuno di loro sarà chiamato ad arrotolarlo domenica sera alla chiusura dei lavori, in attesa che riprenda un minimo di attività nel settore e in attesa dei tanti aiuti promessi.

Sì, perché il film dei lavoratori dello spettacolo si è rivelato drammatico senza nemmeno il classico happy end, ma anzi con uno di quei finali amari e beffardi. In particolare proprio nel Veneto che ha ospitato la Mostra del Cinema.

Governo e Regione Veneto continuano ad assicurare che il sostegno al settore dello spettacolo e della cultura non verrà meno in questa difficile fase di ripresa. Peccato che ancora oggi siano migliaia di lavoratori sono senza alcun reddito e che gli ammortizzatori sociali arrivino con ritardi ingiustificabili: sono oggi in pagamento le indennità di maggio! 

L’Inps continua ad avere tempi di erogazione dei bonus inaccettabili, molte richieste “congelate” senza apparente motivo continuano a non ricevere risposte, ignorando la documentazione inviata dai lavoratori e dai patronati e non si ha alcuna traccia dei 1000 euro previsti dal decreto n. 104 di agosto.

Il 10 luglio scorso anche la Giunta Regionale del Veneto, dell’efficientissimo comunicatore Zaia, si è impegnata a riconoscere un bonus di 1000 euro ai lavoratori della cultura e dello spettacolo. Sul sito delle Regione si legge che questa somma sarà erogata automaticamente a tutti i percettori del “bonus nazionale 600 €” dei mesi precedenti. Ma anche in questo caso non si alcuna traccia di questo bonus e nel frattempo i lavoratori, insieme ai famigliari, fanno fatica a sopravvivere…

Il settore è ripartito solo a parole. Nei fatti sale cinematografiche e teatri non hanno ancora le condizioni per riaprire, e comunque dove la riapertura è avvenuta si registra un’attività a ranghi molto ridotti. Le produzioni sono pochissime e gli spettacoli teatrali sono per lo più monologhi, per una voce sola. 

Terminata la stagione estiva, sarà ancora più complicato organizzare concerti o altri spettacoli, nel rispetto delle norme Covid, e a quel punto le produzioni potrebbero addirittura fermarsi o, nella migliore delle ipotesi, subire un ulteriore rallentamento. 

Non possiamo permettere che su questi lavoratori scorrano i titoli di coda nella indifferenza generale fama.

Nicola Atalmi è segretario generale della Slc Cgil Veneto