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Scripta manent. Libri contro le mafie

Emiliano Sbaraglia
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Nell'anniversario della strage di Capaci, pagine di storie che raccontano la ricerca continua di verità e giustizia

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così”. Questo diceva, e scriveva, Giovanni Falcone, e per cambiare le cose bisogna capire come siano andate. Possono aiutarci alcuni libri (pochi tra i moltissimi che potrebbero citarsi), pubblicati nel corso del tempo con l’obiettivo di andare a fondo, di scavare con la forza della penna là dove spesso, con gli strumenti della legge, non si è riusciti ad andare.

Più dell’ormai classico Cose di cosa nostra, la raccolta di interviste a Falcone della giornalista francese Marcelle Padovani, uscito la prima volta un anno prima la strage di Capaci, un libro dello stesso Giovanni Falcone nel catalogo Bur-Rizzoli, La posta in gioco (2010), raccolta postuma di scritti del magistrato, nella quale oltre la ricostruzione e i passaggi determinanti del Maxiprocesso a Cosa Nostra vengono restituite le intuizioni, le opinioni, i progetti e le strategie per gestire e migliorare l’organizzazione della giustizia italiana in base all’esperienza maturata da Falcone negli anni, testimoniando così la straordinaria passione civile che ha sempre animato il suo desiderio di individuare debolezze e criticità di quello Stato che ha sempre servito, sino all’ultimo giorno.

La strage di Capaci è una di una lunga serie, prima e dopo. Di questo si occupa Uomini contro la mafia di Vincenzo Ceruso, ripubblicato da Newton Compton lo scorso anno, la storia di uomini che hanno sacrificato la vita combattendo una guerra impari. Ritroviamo esponenti della società civile e dirigenti di partito, imprenditori e sindacalisti, dipendenti di Stato e di Chiesa, accomunati da un identico destino. I nomi sono tanti, da Emanuele Notarbartolo a Libero Grassi, Joe Petrosino e Carlo Alberto Dalla Chiesa, Salvatore Carnevale e Pio La Torre, e poi Peppino Impastato, don Giuseppe Puglisi, o Paolo Giaccone, persone che testimoniano il tentativo coraggioso, diluito nel tempo, di unire le forze di fronte al potere e la violenza della criminalità organizzata, nel frattempo divenuta camaleontica, riuscendo a infiltrarsi nelle viscere del Paese non più soltanto con la violenza, ma anche attraverso torbidi movimenti finanziari.

Lo spiega molto bene un recente volume Ediesse dal titolo L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale, lo studio della professoressa Stefania Pellegrini sul processo di investimento delle mafie nell’imprenditoria del settentrione, che in questo nuovo secolo si è prestata ad accogliere capitali di dubbia provenienza, mediante operazioni poste in essere da tecnici ed esperti sedotti con il profumo del denaro o la promessa di una gloriosa carriera. Un testo che propone un approccio interdisciplinare, facendo dialogare gli studi sociologici con le risposte della scienza giuridica, offrendo al lettore un punto di osservazione di sicuro preoccupante.

Su questi stessi temi, con taglio maggiormente narrativo, insiste. Statale 106. Viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta (2019)  nella collana Indi dell’editore minimum fax. A scriverlo Antonio Talia, giornalista d’inchiesta nato a Reggio Calabria, che ci conduce in un viaggio lungo 104 chilometri, dal suo luogo di nascita sino a Siderno, dentro una strada che in realtà attraverso i suoi affari criminali si dirama in tutto il mondo, capace di contenere nello stesso ventre la tradizione devota alla Madonna e le speculazioni finanziarie internazionali da capogiro.

Cambiando decisamente genere, si può conoscere la storia di chi ha combattuto le mafie anche attraverso la tecnica sempre più seguita della Grapich Novel, come conferma il catalogo Round Robin editrice con l’ultima collezione Chiedi chi erano gli eroi, ma anche sfogliando gli esordi, le biografie in forma di fumetto di figure quali Antonino Caponnetto, Lollò Cartisano, Pippo Fava, Giancarlo Siani, Don Peppe Diana.

Iniziando con Giovanni Falcone, in questo 23 maggio, si chiude con Paolo Borsellino, in vista del 19 luglio. Ancora molto poco si conosce di quei 56 giorni che separano la strage di Capaci dall’esplosione di via D’Amelio. Tra i primi libri a cercare una luce nel buio è stato il primo in assoluto dell’editore Chiarelettere nel 2007 (otto ristampe e una nuova pubblicazione), l’Agenda rossa di Paolo Borsellino, di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che ricostruiscono quelle drammatiche giornate, cronaca di un delitto annunciato, grazie al recupero delle carte giudiziarie, le testimonianze dei pentiti, le confidenze di familiari e amici, oltre che restituire le pagine misteriosamente scomparse nel giorno dell’omicidio della famosa agenda in cui Borsellino annotava i pensieri e le vicende più oscure.

Vale sempre la pena ricordare le sue parole, pochi giorni prima della fine: “Ho capito tutto... mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia... Forse saranno mafiosi quelli che mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.

Dopo quasi trent’anni, non sappiamo ancora chi siano. Ci aiuteranno altri libri.