“L'educazione come chiave di accesso alla cittadinanza, come carta d'identità per essere accolti nel nostro mondo, mentre dall'altra parte del mare un ragazzo è morto con la sua pagella cucita al petto”. Così ha esordito Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, nel suo intervento al congresso di Bari. “Dobbiamo ogni giorno – ha aggiunto – combattere razzismo e xenofobia abbattendo i muri grazie all’educazione e all’accoglienza, a cominciare dal grande esempio di Riace”.

Il sindacalista ha insistito – dopo aver ragionato sulle risposte da dare al sovranismo in Europa, figlio del liberismo, e sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo che rispetti l’ambiente e il clima –  sull’importanza del sapere, dell’istruzione e della formazione: “Un sapere che contribuisca a fare i conti con i limiti dello sviluppo è tale solo se è libero e non piegato agli interessi contingenti dell'economia e della produzione” e, per questo,“ può consentirci di fare quel salto anche tecnologico di cui abbiamo oggi bisogno per dare una possibilità di vita alle generazioni del futuro”.

Quanto alla questione meridionale, la chiave è la “garanzia di un diritto universale all’istruzione, con investimenti nelle scuole del Sud, a partire dal tempo scuola e da un’università diffusa in tutto il territorio nazionale. Invece oggi discutiamo di autonomia differenziata, come se questa fosse davvero una priorità in un paese a geometria variabile”. Suscitano allarme posizioni come quelle della Regione Veneto che “vorrebbe calcolare i fabbisogni standard sulla base non dei bisogni dei territori, ma del gettito fiscale cioè della ricchezza dei cittadini In pratica diritti come istruzione, protezione civile, tutela della Salute saranno beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei propri residenti”. Non solo: “Se insegni in Veneto verrai pagato di più non perché sei più bravo, ma perché lavori in una regione più ricca. Siamo, cioè, alle gabbie salariali”. Insomma, per Sinopoli, siamo al paradosso di “geometrie variabili, in un paese in cui le già forti differenze territoriali andrebbero cancellate”.

Per il segretario della Flc serve una totale discontinuità: “Dare priorità agli investimenti in istruzione e ricerca come l'Italia aveva iniziato a fare negli anni 60, l'anno della scuola media unica, a cui seguiranno altre riforme spinte dal basso e l’affermazione dell'università di massa”.

 

Dobbiamo, come in quegli anni, ripartire dall’ottica di “realizzare la Costituzione partendo dalla scuola”. Per questo serve anche ripensare la didattica “anche confrontandosi con il lavoro: è una questione storicamente nostra, di sinistra come si sarebbe detto. Ma non nella retorica della 107: ci dobbiamo chiedere quale scuola e quale lavoro”.  

“Non dobbiamo accettare il lavoro che c'è – ha concluso il sindacalista –, ma bisogna pensare al lavoro come vogliamo che sia, perché l’occupabilità diventi occupazione e non resti permanente disponibilità allo sfruttamento e  alla precarietà”.