Un'alleanza inedita di tutte le organizzazioni sindacali della sanità lombarda, da Cgil, Cisl e Uil fino a tutti i sindacati autonomi e professionali (Fials, Fsi, Nursing Up), per un percorso di mobilitazione finalizzato "a chiedere conto a Regione Lombardia di una riforma del sistema sociosanitario che, a due anni dalla legge istitutiva, non ha risolto nessuno dei problemi conosciuti col modello formigoniano e ha aggravato le condizioni di lavoro di circa centomila lavoratrici e lavoratori". Venerdì 19 maggio si terrà un'assemblea regionale presso i Salesiani di via Melchiorre Gioia a Milano. Ad annunciarla attraverso "PubblicAzione" la newsletter della Fp Cgil Lombardia è Florindo Antonio Oliverio, segretario generale del sindacato dei lavoratori del pubblico impiego lombardi. 
 
"Fu direttamente il presidente Maroni - ricorda Oliverio - a impegnarsi, nel settembre 2014, con i confederali di Cgil, Cisl e Uil per un percorso, costante e condiviso con le organizzazioni sindacali di categoria, utile a favorire un processo di riforma che, facendo leva proprio sulle professionalità degli operatori, potesse compiere quel passaggio da una sanità ospedalocentrica a una maggiore integrazione dei servizi sul territorio. Nell'ottica di produrre salute e benessere in Lombardia".
 
Ma tra gli obiettivi dichiarati e la pratica legislativa e operativa - sostiene il segretario Fp Cgil - "l'abisso è profondo". "La regia del legislatore lombardo è sconosciuta e non ve n'è traccia - insiste Oliverio - Tutto è lasciato alle sensibilità di una dirigenza aziendale stretta nella morsa di servizi da organizzare e risorse insufficienti ad armonizzare i trattamenti di personale sommato da storie professionali e contrattuali diverse. E quello che appare perfino disarmante è il candore con cui qualche zelante funzionario, in Prefettura, ha spiegato che in fondo si sono solo cambiate un po' di targhe alle pareti. Sarà questo l'esito finale del governo Maroni in Lombardia?". 

Delle diverse criticità seguite alla riforma regionale del sistema socio sanitario parleranno nell'assemblea di venerdì gli stessi operatori, con un intervento da parte dei coordinatori delle Rappresentanze sindacali unitarie per ogni Ats-Agenzia di tutela della salute e Asst-Azienda Socio Sanitaria Territoriale. Le varie problematiche esposte saranno poi raccolte in un dossier e consegnate direttamente a Regione Lombardia.

"Vogliamo anche in questo modo dare una scossa alla Regione che sta disattendendo gli impegni presi e poter finalmente attivare un confronto costante e costruttivo", si legge in una nota della Fp Cgil Lombardia, che ricorda i punti al centro della rivendicazione sindacale: applicazione in toto degli accordi siglati nel 2014 e nel 2016; coinvolgimento di tutti gli attori in tutti i livelli di contrattazione sull’attuazione della riforma; impegni concreti nel rivedere gli indicatori del fabbisogno di personale che permetterebbero di quantificare le risorse umane necessarie per realizzare l’intero progetto; recupero delle risorse per la disparità di trattamento economico tra i lavoratori dello stesso livello che provengono da realtà aziendali diverse. stabilizzazione di tutto il personale precario, circa 3.000 professionisti.