In questo giugno pazzo di meteo agli estremi, di accordi aziendali che attaccano lo Statuto dei lavoratori col ricatto occupazionale aggravato dalla crisi, di manovre ingiuste e manifestazioni contro i tagli alla cultura, nasce “Scrittori in Causa”. Si tratta di un organismo indipendente di informazione e confronto per scrittrici e scrittori stanchi di convenzioni contrattuali vantaggiose solo per l’editore e accettate acriticamente da gran parte dell’ambiente editoriale.

Il luogo di ritrovo e di discussione è il blog scrittorincausa.splinder.com. In ogni post si pone in evidenza un aspetto su cui “Scrittori in Causa” vuole creare un dibattito e approfondire il tema. Si tratta infatti di un progetto aperto che cresce e si sviluppa anche grazie ai contributi, alle critiche, alle richieste e ai commenti che chiunque può dare attraverso il blog, le mail e facebook.

Nel blog è inoltre presente una lista di link che rimandano ad argomenti e strumenti ritenuti cruciali. Presto verrà inaugurata una rubrica di “fatti personali” dove chiunque lo desideri potrà raccontare le sue disavventure editoriali. Ecco alcuni dei punti contrattuali sui quali Scrittori in Causa sta sollevando un dibattito in rete. Il diritto di opzione. Al momento della firma del contratto, il diritto di opzione viene presentato come qualcosa di ovvio e indiscutibile, poiché presente in tutti i contratti di edizione standard, da sempre (come se questo bastasse a rendere valido un principio). Il diritto di opzione inteso come convenzione naturale va abolito, l’editore deve guadagnarsi sul campo la fiducia dell’autore, meritare una seconda pubblicazione ed essere stimolato, proprio dall’assenza di garanzie, a rispettare l’autore.

Il compenso. È convenzione (accettata acriticamente da tutto l’ambiente editoriale) che il lavoro dello scrittore non abbia il minimo valore in sé, ma solo in proporzione alle vendite che ne seguiranno. L’unico tipo di compenso che l’autore riceve è basato sulle royalty, ovvero su una percentuale da calcolarsi sul numero di copie vendute. Si ritiene che la mancanza di un compenso a prescindere dalle vendite debba costituire argomento di discussione, tanto più che attraverso il contratto di edizione l’autore, di fatto, vende per tot anni la proprietà esclusiva del proprio testo all’editore.

I rendiconti. Soprattutto per gli autori esordienti, non esiste alcuna informazione in merito alle possibilità di controllo. Le copie vendute dall’editore risultano copie fantasma e dunque incalcolabili, copie sulle quali l’editore incassa, copie sulle quali l’autore non riceverà mai il suo legittimo compenso. Altri post pubblicati o in fase di pubblicazione riguardano: l’esordiente, gli editori etici, il macero, i rendiconti: questi sconosciuti, la figura dell’agente, le modalità di controllo del numero reale di copie vendute, il diritto d’autore, l’anticipo, le royalty e la proprietà esclusiva dell’opera: la loro possibilità di contrattazione, la promozione del libro, copie omaggio, fuori catalogo, sede dell’autorità giudiziaria competente e così via.

“Scrittori in Causa” si propone di ridefinire le consuetudini contrattuali sulla base di un rapporto più congruo e reciprocamente rispettoso tra autori ed editori. Per questo sta predisponendo una sorta di modello di contratto da tener presente ogni qualvolta ci si trovi davanti alla firma con un editore. Inoltre sta valutando l’idea di creare uno sportello legale in grado di assistere professionalmente gli autori nel loro rapporto con gli editori ((Per contatti e info scrittorincausa@gmail.com)