Oltre la metà delle donne ha subito, nel corso della vita, una molestia sessuale, o un ricatto sessuale sul lavoro, o un tentativo di abuso. Nella fascia d’età compresa tra 16 e 50 anni le donne muoiono più per violenza che per incidenti o malattia. Partiamo da questi dati, elaborati dall’Istat, per denunciare un fenomeno che non smette di allarmarci. La violenza contro le donne è più che mai attuale. Avviene in famiglia, per strada, sui posti di lavoro. Il servizio pubblico può prevenire e contrastare il fenomeno, ma i tagli alla spesa indeboliscono l’operato delle lavoratrici e dei lavoratori dei tribunali, degli ospedali, dei servizi sociali, della sicurezza, e di quanti operano nella rete dei servizi statali. Servono risorse, umane e finanziarie, per sostenere le vittime e il loro rapido reinserimento nella società e nel mondo del lavoro.
 
"Va nella giusta direzione il piano quadriennale antiviolenza elaborato da Regione Lombardia col contributo di Cgil Cisl Uil regionali. Non solo si pone come obiettivo lo sviluppo delle reti antiviolenza sul territorio, ma – come richiesto dai sindacati - intende operare anche sull’aspetto lavorativo e occupazionale, rimuovendo gli ostacoli alla parità tra donne e uomini nel mondo del lavoro, incrementando l’occupazione femminile, riducendo il divario retributivo e promuovendo azioni per favorire la conciliazione tra i tempi di vita e i tempi di lavoro. E’ sempre dei sindacati la richiesta, inserita nel piano, di istituire anche nei posti di lavoro corsi di formazione finalizzati a riconoscere la violenza, fisica e psicologica. Vigileremo perché alle parole seguano i fatti.
L’impegno del pubblico impiego è e continuerà ad essere costante, finché non ci sarà più bisogno di ricordare che la violenza sulle donne è una sconfitta per tutti.