“Prima di tutto manteniamo salda la nostra Costituzione e la nostra democrazia. Sarebbe inaccettabile nel giro di un paio di mesi modificare in Parlamento ciò che le persone avrebbero potuto votare con il referendum. Non è mai accaduta una cosa del genere, per cui mi sembra evidente il tratto di rischio democratico”. A dirlo è il segretario confederale della Cgil Vincenzo Colla parlando in un'intervista a RadioArticolo1 dell'eventuale reintroduzione dei voucher, sebbene sotto altra forma. 
 
La confederazione sta organizzando una manifestazione nazionale in piazza San Giovanni a Roma il prossimo 17 giugno e nel frattempo prosegue la raccolta di firme sul sito www.schiaffoallademocrazia.it. “Sarà una piazza per rafforzare la democrazia di questo Paese – aggiunge Colla –. Non ci possiamo permettere una cesura così importante sulla Costituzione, faremo valere in ogni stanza il diritto costituzionale, ma anche il rispetto della nostra proposta”. Anche perché sulla questione voucher, sottolinea il dirigente sindacale, "non c’è stata da parte del governo nemmeno una convocazione. Non dico solo della Cgil in quanto parte del comitato promotore – osserva ancora –, ma nemmeno di Cgil, Cisl e Uil per fare una discussione. insieme. Ripeto, siamo di fronte a una cesura costituzionale, non lo dico io, lo dicono gli stessi costituzionalisti".

Le elezioni che sembrano più vicine pesano certamente su questa e su altre scelte politiche. “Attenzione – riprende l’esponente della Cgil – perché durante le campagne elettorali si alza molto il livello delle promesse. Il rischio è questo, mentre invece avremmo bisogno di stabilità di governo, di essere in grado di dare risposte al mondo del lavoro. Per noi è fondamentale capire se si vogliono cambiare le leggi sul lavoro, questo farà la differenza. Una campagna elettorale che mantiene le attuali leggi sul lavoro, ovviamente, sarebbe inaccettabile. Spero che ci sia la lungimiranza di guardare di più ai bisogni veri del paese e di essere in grado di affrontarli, anche con fermezza politica”.
 
In generale, aggiunge, c'è il problema che il Paese non discute dell'innovazione: “Stiamo creando una bolla di terziario di sopravvivenza, la chiamano gig economy, Chiamiamola come vogliamo, ma è una miriade di lavoretti e lì ci stanno anche i voucher. Ci sono lavoratori, donne e uomini, che non reggeranno in futuro. Dobbiamo puntare il mirino sulla precarietà e sull'innovazione: è questa – conclude – l'unica condizione per creare produttività e anche posti di lavoro di qualità”.