Oggi Assolombarda invierà al ministero del Lavoro la comunicazione del mancato accordo in sede sindacale sulla procedura di licenziamento avviata da Ibm Italia. Venerdì scorso, infatti, si è svolto l'ultimo incontro previsto presso la sede di Assolombarda per riuscire a trovare un accordo sulla procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 290 lavoratori in tutti il Paese.

Secondo Roberta Turi, della segreteria nazionale della Fiom, "nonostante le organizzazioni sindacali avessero ricevuto dal ministero dello Sviluppo economico una lettera che rassicurava le parti sociali rispetto alla volontà di Ibm di ricercare soluzioni condivise per evitare licenziamenti unilaterali, l'azienda ha smentito di avere proposte diverse da quelle già fatte e ha nuovamente rifiutato di sottoscrivere un accordo che prevedesse la gestione non traumatica degli esuberi dichiarati, rendendosi indisponibile a utilizzare strumenti alternativi ai licenziamenti, come i contratti di solidarietà. Le parti si incontreranno nuovamente il 19 maggio per verificare, prima dell'appuntamento al ministero del Lavoro, se sussistano le condizioni per sottoscrivere un accordo che preveda l'uscita volontaria dei lavoratori in esubero dichiarati dall'azienda, ma al momento non c'è alcuna certezza che questa condizione sia possibile”.

"Continua a stupirci – rileva la dirigente sindacale – la completa impotenza del Governo che, dopo aver sottoscritto con Ibm un accordo sull'utilizzo di una parte dell'area Expo, che prevederebbe addirittura degli investimenti pubblici, non riesce neppure a convincere la multinazionale ad evitare i licenziamenti unilaterali. Inoltre, l'Ibm - lo ricordiamo -, è una delle principali fornitrici di servizi It per la pubblica amministrazione. È mai possibile che un'azienda, che ha e ha avuto tanto da questo Paese, possa effettuare continue riduzioni del personale in maniera traumatica e si rifiuti di sedersi a un tavolo con le parti sociali e il Mise per spiegare i suoi piani futuri in Italia? Nei prossimi giorni metteremo in campo nuove iniziative per convincere le istituzioni ad abbandonare la loro subalternità agli interessi e alle strategie della multinazionale dell'It, affinché vengano impediti i licenziamenti e per avere finalmente un'idea chiara della sua strategia in Italia".