“L’atteggiamento del governo è stupefacente. Un mese fa gli avevamo consegnato le nostre proposte in materia previdenziale ed eravamo in attesa di risposte. Invece, nell’incontro di ieri (16 ottobre, ndr) il ministro del Lavoro Poletti è stato stucchevole: ha ribadito la posizione dell’esecutivo che avevamo già giudicato del tutto insufficiente, e anzi, su alcuni punti, come la pensione contributiva di garanzia per i giovani, ci sono stati addirittura dei passi indietro”. Così Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, ai microfoni di Italia parla, rubrica di RadioArticolo1

“Per giunta, nel pomeriggio è arrivata come un macigno la dichiarazione di Gentiloni. Il presidente del Consiglio ha esplicitato il suo no al blocco dell’automatismo rispetto all’innalzamento dell’età pensionabile, sostenendo che sull’aspettativa di vita esiste una legge che il governo intende applicare. Questo, malgrado l’impegno preso un anno fa dal precedente esecutivo a modificare i meccanismi di adeguamento dell’età pensionabile della legge attuale con il verbale d’intesa sottoscritto con i sindacati. Dunque, la situazione è difficilissima, e dipenderà da quello che farà l’esecutivo nelle prossime settimane. Ma crediamo che ormai ci siano pochi spazi per recuperare il confronto al tavolo negoziale. A questo punto prendiamo atto che il capitolo previdenza non viene considerato dal governo tra le priorità del 2018. E allora noi dovremo tornare a parlare con la gente, organizzando le assemblee sui posti di lavoro, intensificando le iniziative di lotta. Contemporaneamente, proporremo a Cisl e Uil di decidere con noi le modalità con cui proseguire la mobilitazione e mi auguro ci siano le condizioni per continuare un percorso unitario”, ha affermato il dirigente sindacale.

“Inoltre, è ridicolo stanziare 338 milioni alle imprese per la nuova decontribuzione, anziché destinarle alle pensioni di garanzia per i giovani. Si tratta di mance elettorali, che avranno forse solo un effetto mediatico e nulla più, ma che non incidono di certo sull’occupazione. In sostanza, stiamo gettando via risorse che secondo noi andrebbero utilizzate meglio, anche in maniera più corposa, ma in direzione degli investimenti reali che generano occupazione reale. Manca una proposta seria sul futuro dei giovani, di carattere previdenziale oltreché di lavoro; manca un riconoscimento vero dei lavori di cura soprattutto per le donne, perché la proposta fatta dal governo è risibile e riguarda poche migliaia di persone, non è una misura generale. Noi abbiamo chiesto una verifica sull’opzione donna, con una misura che rafforzi la flessibilità in uscita, mentre l’esecutivo ha proposto una rivisitazione dell’Ape sociale e del lavoro precoce del tutto marginale e irrisoria. Il problema è rimettere mano all’insieme di questi strumenti, rafforzandoli e permettendo a più persone di poter accedere a quei benefici, incluso un ampliamento della partita dei lavori gravosi. Altrimenti, parleremo di un nuovo flop”, ha concluso l’esponente Cgil.

LEGGI ANCHE:
Camusso: sciopero non è una parola abrogata
Spi Cgil: disattesi gli impegni, mobilitazione non rinviabile