Il Covid-19 continua a dominare anche oggi (mercoledì 14 ottobre) le prime pagine dei principali quotidiani nazionali. “Virus, scontro Regioni-governo. Balzo dei ricoveri in terapia intensiva: più 13,7%. I medici: a rischio la tenuta degli ospedali” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “Rsa, torna l’incubo virus. Case di riposo blindate per proteggere gli anziani. Volano i contagi: ieri sono stati 5901 con 41 morti. Aumentano i malati nelle terapie intensive. Bonaccini: Dpcm da rivedere per trasporti e ristoranti”.

“Bloccati gli aiuti anti Covid. I ministeri tengono fermi 200 provvedimenti, due su tre. E i finanziamenti non partono” titola il Messaggero, la Stampa apre con “Covid, rischio 100 morti al giorno”, il Giornale lancia “Chiusi e mazziati. Nessun aiuto a bar e ristoranti e il bonus non arriva”, mentre sul Fatto Quotidiano si legge “Regioni bocciate: 5 mesi buttati via. Cosa (non) si è fatto sul Covid dal lockdown a oggi”.

Da segnalare, però, alcune aperture differenti. “Asta Btp, il triennale va sottozero. L’Europa proroga gli aiuti di Stato” recita il Sole 24 Ore; “Gli islamici irrompono in Borsa. A Milano debutta il primo fondo che investe secondo il Corano: niente titoli di società legate all’alcol o alla carne di suino” si legge su Libero.

Sulle prime pagine trovano spazio anche gli articoli sulla decisione della sindaca di Torino Chiara Appendino di non ricandidarsi, sull’arresto di Cecilia Marogna (coinvolta nella vicenda giudiziaria del cardinale Becciu) e sulla positività al Covid del calciatore Cristiano Ronaldo. Da menzionare anche le interviste al regista Nanni Moretti (Corriere della Sera) e al cantante Bruce Springsteen (Repubblica), e gli articoli sulla nuova offerta per Atlantia di Cdp e fondi (Repubblica), sull’incontro odierno tra sindacati e governo sulle pensioni (Messaggero), sulla svolta “moderata” della Lega d Salvini (Giornale), sui contenuti della prossima manovra finanziaria da circa 40 miliardi (Sole 24 Ore) e sul boom di vendite dei telefonini 5G (Libero).

Le interviste
“Le nostre proiezioni prevedono un tasso di crescita che torna più o meno ai livelli pre-crisi al 2025, mentre nei prossimi anni si tiene a livelli più alti per colmare parte della perdita del 2020. Ma non abbastanza da colmare il divario accumulato rispetto a uno scenario senza pandemia”. Così il vicedirettore della Ricerca del Fondo monetario internazionale (nonché autore dell’annuale World Economic Outlook) Gian Maria Milesi-Ferretti, in un’intervista sul Corriere della Sera: “La speranza è che, anche con l'aiuto del Recovery fund, le riforme permettano di avere un tasso più adeguato di crescita della produttività e una dinamica più favorevole del reddito”. Riguardo la crescita del debito pubblico, Milesi-Ferretti invita tutti a guardare anche “l'impatto del bilancio pubblico nel rafforzare il lato dell'offerta. Non solo tramite la spesa in infrastrutture; è fondamentale anche un investimento nell'educazione, che dia frutti su orizzonti più lunghi. Lo stesso riguarda anche il settore di ricerca e sviluppo. Bisogna spendere in modo oculato con l'obiettivo di aumentare la produttività”.

“Ricostruire la fiducia è la premessa fondamentale. Innanzitutto bisogna rilanciare gli investimenti. Per farlo occorre una strategia chiara a medio e lungo termine”. Questa la posizione del presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Riccardo Di Stefano, che venerdì e sabato prossimi svolgeranno il meeting annuale. “Poi bisogna agire – continua dalle pagine del Sole 24 Ore – sui singoli aspetti che ingessano lo sviluppo del paese: una produttività stagnante da 25 anni, una pubblica amministrazione inefficiente, un problema di costo del lavoro, un gap sulle infrastrutture digitali e materiali”. Riguardo l'occupazione, occorre agire su doppio binario: “Da una parte un taglio deciso del cuneo fiscale e contributivo con attenzione agli under 35. Dall'altra, riformare gli ammortizzatori sociali. Confindustria ha presentato un progetto strutturato a luglio, ora occorre intervenire al più presto per essere pronti quando scadrà il blocco dei licenziamenti. Prevediamo che i processi di ristrutturazione delle imprese, finora bloccati dal governo, abbiano ripercussioni importanti sull'occupazione e per questo serve tutelare le persone, pensando prima di tutto alla loro occupabilità, anche attraverso piani di riqualificazione professionale”.

“Siamo in presenza di una radicale trasformazione del modo di lavorare. Si lavorerà il 50% in ufficio e il 50% da remoto”. Inizia così l’intervista sul Sole 24 Ore all’amministratore delegato globale di Adecco Group Alain Dehaze, precisando che “in una situazione ‘ibrida’ occorre stabilire come valutare la produttività e valorizzarla. Oltre il 69% dei lavoratori e il 76% dei manager intervistati chiedono che venga valutato l'impatto della performance sul lavoro, piuttosto che la pura presenza in ufficio”. Riguardo l’Italia, il ceo rileva che “nei quattro mesi di lockdown sono esplose le richieste per settori come la sanità medicale, l'alimentare, la sicurezza, la logistica e la distribuzione. In settori che si sono ridotti in modo drastico come quello dell'ospitalità, dell'accoglienza e degli eventi, stiamo riqualificando il personale per indirizzarlo verso altri settori in cui c'è una domanda crescente, come il cleaning e la sanificazione”.

Gli editoriali
Il terzo settore è stato trascurato dal piano di rilancio del governo, infatti non viene mai citato nei paragrafi su obiettivi e strumenti per uscire dalla crisi. Da questa constatazione prende le mosse la riflessione del segretario generale dell’Avsi Giampaolo Silvestri, sul Corriere della Sera, rilevando come, in controtendenza “rispetto a pubblica amministrazione e mercato, il terzo settore abbia registrato un'occupazione in crescita, e dall'inizio della pandemia abbia attivato azioni che stanno contribuendo alla tenuta sociale, quindi economica, del nostro Paese”. Da qui la proposta di inserire nella riforma complessiva della tassazione “la detrazione del 50 per cento dei contributi tracciati dati agli enti del terzo settore, sia da parte di persone fisiche che giuridiche, senza limiti di importo. Questo attraverso una legge semplice, che sostituisca le tante leggi parziali e settoriali dagli effetti dissuasivi. Approfittando, tra l'altro, dell'ormai prossimo traguardo del Registro unico del terzo settore, strumento di trasparenza.

Cinque sono i dossier che il governo dovrebbe affrontare. A elencarli è l’economista Mario Deaglio, dalle colonne della Stampa, iniziando dall’Alitalia, “esempio da manuale di una ‘società zombie’, mantenuta in vita da banche e creditori con costi elevatissimi”, per la quale “non serve più il salvataggio, temporaneo e a caro prezzo, di posti di lavoro a carico della collettività”. Per Deaglio occorre poi intervenire sulla rete autostradale (“il nostro orizzonte – dice – non può che essere europeo e non serve certo una semplice, gattopardesca, nazionalizzazione”) e sulla rete informatica, che “è in buona parte da costruire”. Il quarto dossier è l’Ilva: “Un'economia che vuole continuare a riservare largo spazio all'industria deve necessariamente fare affidamento su un settore siderurgico modellato sulle sue esigenze. Ma il futuro di Taranto va ben oltre, con uno dei musei di antichità più importanti del mondo”. Infine, le banche, un settore “indispensabile per far arrivare (e spesso anticipare) alle imprese e alle famiglie italiane i bonus disposti dal governo, che già si è assunto ingenti ‘sofferenze’ per le cattive stagioni di molte imprese”.

La Cgil
Il 14 ottobre 1980 si svolge a Torino la cosiddetta “marcia dei 40 mila”, la manifestazione antisindacale che rovescerà gli anni Settanta. Dalla ricostruzione di quella giornata (per opera del direttore di Collettiva Gabriele Polo) e dei suoi significati sociali e politici, prende le mosse un’ampia panoramica su Fiat-Fca-Stellantis. Articolata in diversi interventi: la video-intervista al segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma sullo stato di salute e sulle prospettive del gruppo alla vigilia della fusione con Peugeot; la riflessione dello storico Giuseppe Berta sulla sorte degli stabilimenti italiani nella nuova Stellantis; la sintesi e la discussione (di Matteo Rinaldini) del volume “Lavorare in fabbrica oggi”, che sintetizza due anni di inchiesta (commissionata dalla Fiom Cgil e realizzata da ricercatori delle Fondazioni Sabattini e Di Vittorio) sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche italiane dell’automotive; il racconto di Maria Teresa Arisio, impiegata per 33 anni nella casa automobilistica torinese e poi licenziata nel 1994, riportato nel documentario “Signorina Fiat” di Giovanna Boursier.  

In vista del nuovo incontro con il governo sulle pensioni, fissato per oggi (mercoledì 14 ottobre), interviene in Collettiva il segretario confederale della Cgil nazionale Roberto Ghiselli. “Per noi è importante che l’esecutivo fornisca risposte concrete alle nostre proposte”, spiega il dirigente sindacale, precisando che per il 2021 riguardano anzitutto “la proroga e il rafforzamento dell’Ape sociale e i provvedimenti a favore dei lavoratori precoci, in particolare per quanto concerne la possibilità di un’uscita anticipata per i lavoratori fragili e per le mansioni più a rischio Covid”. La Cgil, infine, sollecita provvedimenti che “favoriscano e anticipino il passaggio alla pensione per i lavoratori di imprese coinvolte da crisi o ristrutturazioni o per favorire il ricambio generazionale. Come pure è necessario trovare una soluzione che consenta a tutti gli esodati di andare in pensione, garantire la copertura contributiva piena ai part time verticali, promuovere l’adesione ai fondi negoziali e prorogare ‘Opzione donna’. Infine, chiediamo di estendere la quattordicesima per le pensioni fino a 1.500 euro”.

Da non perdere, in Collettiva, sono gli approfondimenti di tre importanti vertenze. La prima è la Rifle di Barberino di Mugello (Firenze), con il racconto di due operaie in pensione, Sandra e Lisa, che ripercorrono la parabola del glorioso marchio italiano di jeans fallito il 1° ottobre scorso. La seconda è l’ArcelorMittal di Taranto, dopo la visita del premier Conte in città in occasione della firma degli accordi legati al Contratto istituzionale di sviluppo, con i commenti della Cgil (Giovanni D’Arcangelo) e della Fiom (Giuseppe Romano) territoriale. La terza è la Whirlpool di Napoli, ormai prossima alla chiusura, stabilita dalla multinazionale americana per il 31 ottobre prossimo, con le opinioni espressa da Fiom Cgil nazionale (Luca Trevisan), Fiom-Cgil Campania (Massimiliano Guglielmi) e Cgil Campania (Nicola Ricci).

L’ultima segnalazione, sempre in Collettiva, riguarda il mondo della scuola. Il primo focus riguarda una ricerca di Flc Cgil e Fondazione Di Vittorio sulla didattica a distanza durante il lockdown: dai risultati emerge che per gli insegnanti va bene solo per gestire le emergenze, considerato anche che appena il 30 per cento dei docenti è riuscito a raggiungere tutti i suoi studenti e che i carichi di lavoro sono aumentati notevolmente. Il secondo focus concerne i presìdi di oggi (mercoledì 14 ottobre) in tutta Italia da parte degli insegnanti precari (aderenti anche alla Flc Cgil) per protestare contro la decisione del governo di far svolgere il concorso straordinario in un periodo difficile, con il rischio che aumentino i contagi e senza produrre alcuna stabilizzazione immediata.

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.it