Da bambini tutti abbiamo sognato di vivere in una stanza piccolissima con letto, cucina, armadio, tavolo, bagno. Un posto nostro, come in una casa delle bambole. Ci vuole una vivida immaginazione infantile per accettare da adulti di trovare sul mercato immobiliare un “appartamento” di 7 metri quadrati proposto in affitto sui principali portali alla modica cifra di 330 euro, spese incluse.

7 metri quadrati in un ammezzato in centro storico a Modena per dormire, cucinare, lavarsi. Un vero record negativo, che supera casi limite come quelli di Bologna, 9 metri quadri, Firenze, 10 metri quadri, Roma, 12, e Milano, 13.

Ideale per chi?

La descrizione sui portali parla di “piccolo monolocale ideale come appoggio per brevi periodi completo di tutto l’arredo”. Ma ideale per chi? “Per un insegnante o un lavoratore della scuola che si vede assegnare la cattedra o il posto all’ultimo momento, a giugno o luglio, e deve trovare in tempi rapidi una casa per due-tre mesi, in attesa di qualcosa di più decente – spiega Marzio Govoni, segretario del Sunia di Modena, il sindacato degli inquilini della Cgil che ha denunciato questo annuncio come simbolo delle speculazioni estreme -. Parliamo di una tipologia di persona debole, che non conosce la città, non può permettersi i prezzi elevatissimi degli affitti e accetta condizioni normalmente inaccettabili”.

Sistema saltato

Questa offerta è l’emblema di un sistema che è saltato. “Sette metri quadrati sono una dimensione inaccettabile – afferma Roberta Orfello, Cgil Modena -: siamo ormai alla mercificazione degli sgabuzzini. È necessario ripensare un intero modello di sviluppo. Sono gli effetti diretti di un sistema che specula e massimizza i profitti sui bisogni fondamentali dei lavoratori e delle persone. Lavoratori e cittadini si trovano stretti da una tenaglia: da un lato il bisogno incombente di avere accesso ad alloggi a costi accessibili, compatibili con i redditi disponibili; dall’alto lato la necessità di mettere in campo politiche abitative capaci di disincentivare la speculazioni e le rendite”.

Selvaggio ma spesso legale

In città, ci raccontano dal Sunia, le persone hanno iniziato a ristrutturare pollai, cantine, vecchi bagni presenti nei palazzi per adibirli ad alloggi, situazioni selvagge ma legali, complice anche il decreto Salva casa che ha ridotto da 28 a 20 metri quadrati la dimensione minima per un’unità immobiliare. Una modifica che di fatto ha aperto la porta a qualsiasi tipo di speculazione, naturalmente sulla pelle delle famiglie, di chi ha redditi bassi o medio bassi.

Allo stesso modo è considerata legale sebbene selvaggia la situazione di una villetta a schiera, sempre a Modena, dove ogni locale è stato adibito a camera da letto: 17 stanze, per la precisione, di 9 metri quadri ciascuna, il minimo consentito, in affitto a 500-550 euro al mese. 17 persone vivono nella stessa villa e corrispondono al proprietario 9 mila euro al mese.

Lavoratori a termine

“Modena ha un’industria importante che ha bisogno di lavoratori a termine, con contratti di 6 mesi o un anno, per gli appalti della metalmeccanica o per affettare prosciutti – spiega Govoni -. Cercano sul mercato, faticano a trovare, e spesso si spostano a decine di chilometri per prendere in affitto una camera. I prezzi non sono paragonabili a quelli elevatissimi di Firenze, Roma o Milano, ma assorbono comunque il 40-50 per cento del reddito da lavoro. E per farvi fronte le persone fanno gli straordinari, hanno due lavori, e se c’è uno sciopero, non partecipano”.

Spese esentasse

Il livello del caro affitti? A Modena per una stanza si spende in media 400 euro se il bagno è in comune, che salgono a 600 per avere il bagno privato. “Quello che fino a 5, 6 anni si pagava per un monolocale di 28 metri, oggi lo si spende per una camera di 15 metri quadrati con bagno, che è una soluzione transitoria – prosegue Govoni -. Poi c’è l’escamotage delle spese accessorie: l’affitto dichiarato è basso, mettiamo 200 euro al mese, cosa che consente al proprietario di godere delle agevolazioni del canone concordato. Ma si devono aggiungere altri 200 euro di spese, che a quel punto sono esentasse: un vecchio trucco tuttora in auge”.

Nessuna responsabilità

Dopo la denuncia del Sunia, che da anni porta avanti una campagna sulla regolarità degli affitti e contro le speculazioni sulla casa, Immobiliare.it ha rimosso le inserzioni dei locali a uso abitativo al di sotto dei 20 metri quadri. Il punto è che i portali non hanno alcuna responsabilità sugli annunci pubblicati. Se sono illegali, cioè non rispettano le regole, non ne va di mezzo chi l’ha pubblicizzato.

Questo vale per qualsiasi agenzia immobiliare, che è considerata una semplici bacheca come quelle di una volta, popolate da foglietti e annunci, e che non ha nessun dovere di controllare se i metri quadrati sono a norma o le condizioni sono adeguate.

E vale anche per molti siti per vacanze che non hanno nessun requisito per essere operatori turistici, una vera assurdità. Non dimentichiamoci di Facebook, dove è tutto un fiorire di affitti e offerte immobiliari fatte da non professionisti, intermediari che a volte possono agire anche all’insaputa del proprietario.

Regole e argini

“Il sistema deve essere ricondotto dentro regole, perché la fame disperata di casa a Modena come tante altre città porta ad abbassare la guardia – conclude Govoni -. Come Sunia denunciamo gli abusi e siamo disponibili a controllare se i canoni sono eccessivi, se l’affitto è in regola, se le metrature sono legali, e a far valere i diritti. Dall’altra parte le istituzioni dovrebbero effettuare i controlli. Nel caso dei 7 metri quadrati il Comune ha fatto un’ispezione con la polizia locale, vedremo se e quale sarà la sanzione. Con l’amministrazione di Modena lavoriamo in modo significativo e anche se da noi il problema degli affitti brevi non è ai livelli delle grandi città, siamo il primo capoluogo di provincia ad applicare la legge regionale dell’Emilia Romagna che ha l’obiettivo di limitarne la crescita”.