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7 dicembre 2020

Recovery plan, governo in difficoltà

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Dal Covid-19 alle fibrillazioni nel governo per il Recovery plan, dalle scuole all’imminente sciopero del pubblico impiego: questo si legge oggi (lunedì 7 dicembre). nelle prime pagine dei principali quotidiani nazionali. “Fondi Ue, lite sulla squadra. Oggi Consiglio dei ministri sulle risorse e sui sei manager che coordineranno gli investimenti. Il Pd incalza il premier. Di Maio: Basta provocare. L’attacco di Italia viva” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “Recovery, strappo di Renzi. Italia viva abbandona il vertice a Palazzo Chigi con Conte sulla cabina di regia. Il leader: Non la votiamo. In forse l’ok oggi nel Cdm, potrebbe slittare la decisione. Nel 2021 a rischio un milione di posti di lavoro”.

“Scuole aperte fino a luglio. La ministra Azzolina: Ipotesi chiusura il 30 giugno, in classe il sabato. Via libera dei professori” titola il Messaggero; la Stampa apre con “Recovery: dubbi di Bruxelles sull’Italia. ‘Siete fuorilegge, a rischio i fondi per porti e turismo’. Crimi ai ribelli: chi vota no al Mes è contro il Movimento”; il Giornale lancia “Regalo agli statali. Scioperati e premiati. Incrociano le braccia e la ministra aumenta gli stipendi”.

Il quotidiano Libero recita “Gli 11 vaccini pronti che noi non abbiamo. Arcuri: il siero a tutti, immigrati compresi. Ma non si sa quando”, mentre sul Fatto Quotidiano troviamo: “Renzi e ribelli 5S anti-Conte. Aria di crisi: tenaglia su Recovery e nuovo Mes. Firenze: indagine alla svolta”. Infine, il Sole 24 Ore: “Via al cashback. Lo Stato rimborsa chi paga con app, carte e bancomat. Domani parte il premio (almeno 10 operazioni), poi la lotteria degli scontrini: ecco il piano anti contanti.

Nelle prime pagine viene dato spazio anche alle conseguenze del maltempo di questi giorni, alla “prima” della Scala di Milano senza pubblico, al ritorno in tv di Renzo Arbore, all’eliminazione dei dazi statunitensi sui prodotti Ue, alla decisione della Regione Abruzzo di passare da zona “rossa” ad “arancione” senza aspettare la decisione del governo nazionale, all’aumento dell’Imu in più di 4 mila città.

Le interviste
“Sul Recovery fund il governo (…) parte dal lato sbagliato: raccoglie progetti senza impostare la strategia. Prima individui gli ostacoli, poi i progetti per rimuoverli. Ne leggo alcuni vecchi di dieci anni”. A dirlo è l’economista Fabrizio Barca, in un’intervista apparsa oggi sul Fatto Quotidiano. Per l’ex esponente dell’Ocse e della Banca d’Italia non serve una mega task force con sei manager per gestire i fondi, bensì “serve irrobustire la pubblica amministrazione senza costruire assetti paralleli. Un forte presidio nazionale che rafforzi i livelli territoriali. L’80% di quel che serve fare col Recovery sarà a livello comunale: mobilità, spazi urbani, salute, scuola, cultura. Si grida al ‘localismo’, ma è il contrario: più decentri, più serve rafforzare la guida nazionale. Ma nella pubblica amministrazione, non fuori con precari di lusso”. Riguardo le priorità, per Barca “i temi sono tanti: povertà, politiche abitative, digitalizzazione della pubblica amministrazione, sovranità dei dati. Ma l'Ue non chiede titoli: trasferirà fondi solo con dei risultati. Sulla povertà educativa: di quanto voglio aumentare i livelli di matematica negli studenti calabresi? Se leggeremo questo nei documenti, avremo fatto il passo giusto”.

La seconda intervista da segnalare è quella al presidente di Assolombarda Alessandro Spada, contenuta nell’inserto economico del Corriere della Sera. “In questo momento le nostre imprese stanno cercando di chiudere il mese di dicembre, e quindi l'anno, nella maniera migliore possibile. In media faranno i conti con un calo del fatturato del 20%, anche se in questo caso le medie non sono adatte a rappresentare la situazione”, spiega l’imprenditore, chiedendo alla politica di “cambiare prospettiva: basta con i lockdown e con questo stillicidio di norme che cambiano di mese in mese. (…) L'importante è uscire dalla logica del ‘fermiamo tutto’. A meno che il governo non pensi che sia accettabile continuare a colpi di 3-4 miliardi di debito al mese da accollare ai nostri figli”. Riguardo la prossima legge di bilancio, il presidente di Assolombarda dice di aspettarsi che “il contratto di espansione sia allargato alle imprese sotto i 500 dipendenti (…) che si mantengano gli incentivi alle assunzioni degli under 36 senza quei vincoli che oggi li rendono poco utilizzabili, che si completino le infrastrutture digitali del nostro Paese (…) che vengano tolte sugar e plastic tax”.

Gli editoriali
“Scommessa da 5 miliardi per stanare il sommerso”: questo il titolo dell’editoriale di Salvatore Padula sul Sole 24 Ore, che affronta l’introduzione di cashback e lotteria degli scontrini nelle strategie di contrasto dell’evasione fiscale. “L’idea di fondo – spiega – è che una maggiore tracciabilità dei pagamenti possa favorire l’emersione di corrispettivi (…) da qui, la scelta del governo di invogliare i cittadini all’uso dei pagamenti elettronici, con l’appeal di un doppio premio: il ‘rimborso’ periodico, entro certi limiti, del cashback del 10% per gli acquisti con carte (escluso l’e-commerce); la partecipazione alle estrazioni della riffa di Stato, che si svolgeranno dal prossimo gennaio, con la possibilità di vincite milionarie per i più fortunati, sempre per acquisti tracciabili”. Padula osserva che il Piano Italia Cashless “ha un costo di 4,75 miliardi di euro nel biennio 2021-2022, cui vanno aggiunte le risorse per la lotteria (premi e gestione del sistema). Si dovranno quindi valutare i reali benefici in termini di maggior gettito e recupero di evasione per l’erario”.

Le esperienze estere (Portogallo, Brasile, Slovacchia) ci dicono che “è stata la semplicità di accesso al sistema il presupposto per ottenere buoni risultati: estrazioni istantanee, utilizzo del codice fiscale, codici scontrino da inserire in un sito con la verifica immediata della vincita, possibilità di portare in detrazione parte dell’Iva pagata”. L’Italia ha scelto “una strada meno lineare. Per il cashback, si dovrà affrontare una gimcana non proprio agevole tra app pubbliche (si chiama ‘IO’), Spid/Carta d’identità elettronica e registrazioni varie. La partecipazione alla riffa non avverrà in modo automatico e bisognerà comunicare all’esercente il ‘codice lotteria’, che si ottiene inserendo sul sito dell’iniziativa il proprio codice fiscale”. Il rischio, conclude Padula, è che “si stia costruendo un sistema che, come alcuni osservano, tenderà a favorire chi già normalmente utilizza i pagamenti elettronici e chi ha maggiori possibilità di spesa”.

La Cgil
“Il governo sta davvero sbagliando. Non è questo il metodo: non si può pensare di disegnare il futuro dell’Italia, grazie alle straordinarie risorse che arrivano dall’Europa, senza coinvolgere, nelle decisioni strategiche e sui risultati attesi, il mondo del lavoro. È un errore”. Inizia così la lunga intervista del segretario generale della Cgil Maurizio Landini pubblicata domenica 6 dicembre su Repubblica: “Non chiedo la concertazione sul modello del 1993 (…) né chiedo di discutere sui singoli progetti. Rivendico il diritto del mondo del lavoro di partecipare alla costruzione di un nuovo modello sociale e di sviluppo. La prospettiva che abbiamo davanti è straordinaria: mai abbiamo avuto la disponibilità di risorse così ingenti per investire e cambiare il Paese. Pensi, ad esempio, agli obiettivi di politica energetica e industriale, pensi alla mobilità, all’auto elettrica, ai processi di istruzione e di formazione permanente che tutto ciò comporterà. Bene: noi su tutto questo vogliamo poter dire la nostra”.

Landini ricorda che “in piena pandemia si è definito il protocollo sulla sicurezza che ancora adesso garantisce la possibilità di lavorare, e il ruolo delle parti sociali è stato fondamentale. Non mi è chiaro perché ora che si deve riprogettare il Paese il governo pensi di poter fare da solo”. Per il leader sindacale “il 2021 deve essere l’anno in cui costruire nuovo lavoro, non l’anno dei licenziamenti. Abbiamo di fronte un’occasione unica per riformare gli ammortizzatori sociali, le politiche attive per il lavoro, il fisco, la pubblica amministrazione. Ma ci si rende conto che senza il coinvolgimento di chi lavora tutto questo sarà molto difficile?”.

Riguardo l’idea di affidare a sei manager la guida dei progetti del Recovery plan, il segretario Cgil è scettico: “Perché sovrapporre manager esterni alla struttura amministrativa esistente, che così rimarrebbe immodificata? Bisogna invece creare un nucleo di dirigenti generali, se si vuole anche presi dall’esterno, ma inseriti nella struttura dello Stato, avviando così una prima fase della riforma della pubblica amministrazione”. Sempre sul tema, Landini evidenzia che è l’Unione Europea a chiederci “di sfruttare quest’occasione per riformare la nostra pubblica amministrazione. Sarebbe utile promuovere un grande bando pubblico per assumere diecimila giovani con le necessarie competenze e mettere così in grado i Comuni e le Regioni di svolgere la loro azione di progettazione e realizzazione degli interventi”.

L’ultimo tema affrontato nell’intervista è lo sciopero del pubblico impiego proclamato per mercoledì 9 dicembre. “Non abbiamo indetto uno sciopero solo per una questione salariale, che pure esiste se si vogliono rilanciare i consumi”, conclude Landini: “È un anno che chiediamo il rinnovo del contratto per ridurre la precarietà, di decidere nuove assunzioni, gestire i cambiamenti digitali e valorizzare le professionalità nel lavoro. Scioperiamo per cambiare la pubblica amministrazione”.

Una seconda importante segnalazione è la risposta inviata al Manifesto dalla segreteria nazionale della Filctem Cgil, che segue la “Lettera aperta ai compagni della Cgil” firmata da Luciana Castellina e Rossella Muroni, pubblicata sul quotidiano di venerdì 4 dicembre, di cui diamo un ampio resoconto “Le accuse che vengono fatte alla nostra categoria sono ingiuste, sbagliate, ingenerose e dimostrano una scarsa conoscenza della storia del sindacato dei chimici e dell’energia”, afferma la categoria dei chimici e dell’energia, ricordando di aver “scritto nel documento che condividiamo tutti gli obiettivi del Green new deal perché noi siamo interessati a lasciare alle future generazioni un pianeta migliore di quello che abbiamo ricevuto in eredità. Ci battiamo ogni giorno per questo e contemporaneamente non ci dimentichiamo mai di essere un sindacato che difende il lavoro. Quello che c’è (poco purtroppo) e quello che ci sarà”.

La Filctem insiste sul significato del termine “transizione”, che “deve essere giusta, cioè sostenibile sul versante industriale e socialmente accettabile”. La transizione energetica deve essere “parte importante di un disegno complessivo di politica industriale che il Paese in questo momento non ha. Non accettiamo l’idea che questa discussione possa essere fatta sulla pelle dei lavoratori a colpi di ammortizzatori sociali, perché il Paese non è pronto né tecnologicamente né industrialmente. Sarebbe sufficiente guardare alla struttura industriale del nostro Paese per comprenderlo”.

Per la categoria Cgil è singolare “scrivere che uno dei problemi più grandi del nostro Paese è quello della ‘dipendenza energetica’ e tacere sul fatto che le poche risorse primarie come il gas, che il nostro Paese possiede, non vengono utilizzate per le scelte legislative degli ultimi anni”. La funzione del gas come vettore “che assicura la transizione (…) per arrivare, quando il Paese sarà pronto tecnologicamente, al pieno utilizzo delle fonti rinnovabili, è un fatto ineludibile: nasce proprio dalla nostra storia energetica e dalla scelta di una transizione più breve nella decarbonizzazione, né più né meno della Germania, che però arriverà al 2038 con il carbone”.

La segreteria Filctem rileva che “l’utilizzo delle tecnologie legate al gas, le meno impattanti rispetto agli altri combustibili fossili, già mature e consolidate nelle loro applicazioni, costituisce l’essenza stessa della transizione: è il mezzo che ci permetterà di accelerare il raggiungimento della piena sostenibilità”. Il sindacato, dunque, evidenzia che “l’energia deve essere programmata come elemento di certezza e di stabilità”, un tema che “non riguarda solo l’utilizzo domestico, ma le strutture portanti dell’industria di base italiana, come insegna la vicenda dell’Ilva”. In conclusione, la Filctem afferma che occorre evitare “di distruggere l’ossatura industriale del nostro Paese che, essendo ‘un trasformatore industriale’ di risorse primarie che non possiede, è costituito nella stragrande maggioranza, di aziende cosiddette energivore”.

Venendo alle altre notizie, tutte riportate in Collettiva, segnaliamo la riflessione di Sebastiano Calleri, responsabile Salute e sicurezza Cgil nazionale, a 13 anni dalla strage della ThyssenKrupp di Torino; la firma del ccnl dell’occhialeria, con la presentazione dei contenuti e il commento del segretario generale Filctem Cgil Marco Falcinelli e della segretaria nazionale Sonia Paoloni; lo speciale “Le Regioni della sanità”, con interventi degli esponenti territoriali (Cgil e categorie) di Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Molise; la campagna di Cgil, Flc, Spi e Inca in vista del termine di presentazione della domanda di cessazione di attività lavorativa per insegnanti e personale Ata; il report del seminario “Economia verde”, organizzato dall’area Politiche per lo sviluppo e dal Forum economia della Cgil nazionale, cui ha partecipato la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi; la pubblicazione di un estratto del Manuale Cgil su Intelligenza artificiale e lavoro di prossima uscita, frutto della collaborazione tra l’Ufficio Lavoro 4.0, l’area Internazionale e l’area della Contrattazione della Cgil nazionale).

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.it