La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Dall’industria alla casa, dal carovita alle proteste studentesche. Questa settimana le vertenze del lavoro e le richieste di giustizia sociale si incontrano in tante piazze italiane. E oggi, sabato 17 ottobre, la mobilitazione della Via Maestra arriva a Roma. Ecco le sette notizie della settimana.

Dall’Ilva agli studenti: è questo il filo che Maurizio Landini indica alla vigilia della manifestazione nazionale della Via Maestra. Per il segretario generale della Cgil, salari e pensioni, sanità, istruzione e casa sono le emergenze a cui dare risposte. E le risorse pubbliche, sostiene, devono andare al welfare e agli investimenti industriali, non al riarmo. L’obiettivo è mettere insieme le rivendicazioni di chi lavora, di chi rischia di perdere il posto e di chi chiede il diritto a studiare e a vivere dignitosamente.

Partiamo proprio da una delle vertenze industriali più importanti del Paese: quella dell’ex Ilva.

Si annuncia la ripresa delle attività ma la ripartenza non basta a sciogliere le incognite sul futuro dello stabilimento e sull’occupazione. I lavoratori continuano la mobilitazione per chiedere garanzie concrete e un piano industriale capace di assicurare continuità produttiva e lavoro. Una crisi che non riguarda soltanto l’acciaieria, ma un’intera filiera industriale e il futuro di un territorio.

La richiesta di poter lavorare e di far sentire la propria voce attraversa anche le piazze della Toscana.

Sono circa 15 mila le persone scese in corteo a Massa per la giornata di sciopero promossa dalla Cgil con lo slogan “La protesta non è reato”. Al centro della mobilitazione, la difesa del diritto di manifestare e di contestare le scelte politiche, in un clima che il sindacato denuncia come sempre più difficile per chi esprime dissenso. Il segretario generale della Cgil Toscana, Rossano Rossi, richiama anche il rischio di una deriva bellicista e le restrizioni alla possibilità di criticare le decisioni del governo.

Dal diritto di protestare al diritto di arrivare a fine mese: in Sicilia, invece, migliaia di persone sono scese in strada contro il caro vita.

A Palermo la Cgil ha portato in corteo lavoratrici, lavoratori, pensionati e cittadini per denunciare l’aumento dei prezzi e la perdita di potere d’acquisto. Il carrello della spesa costa sempre di più, mentre salari e pensioni non riescono a tenere il passo. La richiesta del sindacato è chiara: servono misure urgenti per sostenere le famiglie e contrastare rincari e disuguaglianze. Perché il costo della vita non è una questione astratta: pesa ogni giorno sulla spesa, sulle bollette e sulla possibilità di mantenere una casa.

E proprio la casa è al centro della quinta storia, che arriva dal Veneto.

A Montecchio Maggiore, nel Vicentino, una coppia di sessantenni rischia di perdere la propria abitazione. I coniugi affrontano gravi problemi economici e di salute: il loro Isee è di circa 12 mila euro e sono in graduatoria per una casa popolare, ma non ci sono alloggi disponibili. Sunia e Cgil si sono mobilitati per chiedere una soluzione. È una vicenda che racconta quanto l’emergenza abitativa possa diventare drammatica quando alla fragilità economica si sommano la malattia e l’assenza di alternative.

Una difficoltà che colpisce anche le nuove generazioni, alle prese con affitti insostenibili e con il costo crescente degli studi universitari.

Gli universitari dell’Udu chiedono alla ministra Anna Maria Bernini di convocare subito un tavolo di confronto. La protesta, con le tende davanti a Montecitorio, denuncia il peso del caro affitti e del costo della vita, che rischia di trasformare il diritto allo studio in un privilegio. Gli studenti chiedono risposte concrete e politiche capaci di garantire a tutte e tutti la possibilità di frequentare l’università senza essere esclusi dalle difficoltà economiche. Una mobilitazione che si lega a quella dei lavoratori: due generazioni diverse, unite dalla richiesta di un futuro più dignitoso.

Chiudiamo con la legge elettorale. È partita l’iniziativa per contestarne la costituzionalità: il 26 ottobre sono previsti trenta ricorsi, coordinati da 99 avvocati e sostenuti da circa 500 firmatari. I ricorrenti sollevano sei dubbi, che riguardano tra l’altro il premio di maggioranza, le regole per presentare le liste e la rappresentanza. Sarà la giustizia costituzionale a valutare le questioni sollevate. La partita, quindi, si sposta ora nelle aule giudiziarie, mentre resta aperto il confronto sulle regole della rappresentanza democratica.

Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.