Il fuoco nella Striscia di Gaza non è mai cessato. A un anno dalla prima fase del piano di pace negoziato dagli Stati Uniti e approvato a ottobre 2025 da Israele e Hamas, i bombardamenti israeliani sono continuati, l’esercito ha ucciso più di 1.400 palestinesi e ferito 4.700 gazawi in 12 mesi e ha proseguito le demolizioni di ogni edificio vicino al confine. Nel frattempo non è stato nemmeno avviato il processo di pace concordato tra le parti.

Le condizioni della popolazione, intanto, sono rimaste molto difficili. Migliaia di persone continuano a vivere in tende di fortuna o tra le macerie, senza accesso a cure mediche, acqua sicura e cibo. Gli aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, continuano a incontrare forti difficoltà all’ingresso, anche a causa delle limitazioni al valico di Kerem Shalom.

“Tutto questo si ripercuote sulla salute dei gazawi, specialmente delle donne e dei bambini – ci racconta Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency a Gaza -. Questa settimana abbiamo raggiunto il picco di attacchi in una settimana, 352, e mentre parliamo siamo sotto il controllo dei droni che girano costantemente. In questo anno di cosiddetto cessate il fuoco erano state fatte tante promesse, che non ci sarebbero stati attacchi, che sarebbe stato permesso ai malati di uscire per essere curati, che sarebbero entrati aiuti, che sarebbero stati ritirati gli eserciti, che avremmo avuto un governo tecnico. Di tutte queste cose nulla è successo. E la condizione peggiora ogni giorno, perché si aggiunge difficoltà a difficoltà”.

Centinaia di migliaia di persone vivono in tende o rifugi di fortuna, e l’arrivo della stagione fredda e piovosa renderà la situazione ancora più difficile. Gli alimenti e i beni essenziali non si trovano e quelli che arrivano nei mercati hanno prezzi altissimi. Alla scarsità di cibo adeguato si aggiunge la difficoltà di accesso all'acqua pulita, problema che colpisce soprattutto i bambini.

“L’80 per cento dei palestinesi non ha un lavoro, il 90 per cento dipende dalle cucine solidali delle Ong, l’indice di malnutrizione è molto alto – conclude Monti -. E poi manca l’attenzione a questa emergenza: non sentirne più parlare fa sì che le persone ritengano che ci sia un miglioramento delle condizioni, ma così non è”.