Nonostante i toni trionfalistici del ministero Valditara sulla presunta valorizzazione della professione docente, ancora una volta i dati contenuti nel report 2026 Ocse Education at a Glance confermano un dato purtroppo non nuovo: quello della inadeguatezza dei salari degli insegnanti italiani che rimangono drammaticamente schiacciati verso il basso sia all'inizio che alla fine della vita lavorativa.

Una penalizzazione, commenta la Flc Cgil, che “non solo posiziona l’Italia ai margini delle graduatorie dell’Unione Europea, ma svaluta la professione anche nel confronto interno con i lavoratori in possesso di pari livello di istruzione terziaria”. I dati parlano da soli e sono stati analizzati in un approfondimento realizzato dal sindacato della conoscenza della Cgil. Di seguito solo un paio di esempi.

Scuola primaria: una forte penalizzazione

Gli stipendi iniziali dei docenti italiani di scuola primaria sono nettamente inferiori rispetto a quelli dei colleghi europei. La retribuzione d’ingresso è pari a 25.195 euro lordi annui: il divario con la Francia è di 7.069 euro (28,06%), e con la Germania tocca il picco di 34.784 euro (138,06%).

Stessa musica a fine carriera: a fronte del tetto massimo italiano di 36.733 euro, i colleghi in Spagna e Francia guadagnano rispettivamente 13.415 (+36,52%) e 15.178 (+41,32%) euro in più, fino ad arrivare ai Paesi Bassi che superano l’Italia di ben 63.261 euro (+172,22%).

Scuola superiore: una conferma

Anche in questo caso i docenti italiani percepiscono una retribuzione d’ingresso (27.079 euro lordi annui) più bassa rispetto agli altri Paesi. Il divario minimo è con la Francia (+7.866 euro, pari al +29,05%), mentre la Germania registra il tetto massimo superando l’Italia di ben 39.382 euro (+145,43%, raggiungendo 66.461 euro).

Discorso simile per il fine carriera. A fronte dello stipendio massimo di un docente italiano di 40.309 euro, i colleghi in Francia e Spagna guadagnano in più, rispettivamente, 14.552 euro (+36,10%, arrivando a 54.861 euro) e 15.768 euro (+39,12%, cioè 56.077 euro). La Germania raggiunge 86.186 euro (+113,81%), mentre i Paesi Bassi si confermano al vertice assoluto con 99.994 euro (+148,07%).

Un confronto impietoso

C’è un altro aspetto che di solito, quando si parla di questione salariale degli insegnanti, viene trascurato: quello della penalizzazione delle loro retribuzIoni rispetto a quelle degli altri lavoratori in possesso di un titolo di istruzione terziaria. Una divario che raggiunge il 20% tra chi lavora nella primaria e circa il 10% per chi insegna alle superiori.

“Questa persistente penalizzazione economica - commenta la Flc Cgil -, unita a ridotte prospettive di progressione salariale, contribuisce a rendere la carriera di insegnante sempre meno attrattiva per i giovani e per i profili ad alta qualificazione, alimentando il rischio concreto di una progressiva perdita di attrattività del sistema educativo nazionale”.

Servono più risorse in legge di bilancio

Ma, attenzione, si tratta di una situazione che potrebbe addirittura peggiorare e le responsabilità del governo, in carica dal 2022, sono chiare. In questi anni, a fronte di un’impennata inflazionistica che tra il 2022 e il 2026 ha eroso il potere d’acquisto per oltre il 20%, gli incrementi contrattuali riconosciuti alla categoria hanno raggiunto appena il 9%. “Una forbice economica che ha determinato un vero e proprio impoverimento del personale e che spiega, non a caso, le ragioni per cui la Flc non ha sottoscritto il Ccnl 2022-2024 i cui aumenti si sono attestati ben al di sotto del tasso di inflazione reale”, commenta il sindacato della conoscenza della Cgil.

Sono dunque necessarie risorse aggiuntive nella prossima legge di bilancio: “In assenza di stanziamenti reali, la retribuzione dei docenti italiani continuerà a scivolare inesorabilmente all’indietro nel confronto europeo, alimentando il progressivo impoverimento della professionalità docente e l’ulteriore perdita di attrattività dell’intero sistema scolastico pubblico”, attacca la Flc Cgil.