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I tagli ai servizi di pulizia, lavanderia e guardaroba dell’Ospedale Murri di Fermo e degli altri presidi sanitari del territorio rischiano di pesare sulle condizioni di lavoro, sui salari e sulla qualità dell’assistenza. A denunciarlo sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl Marche, Filctem Cgil e Femca Cisl Marche, dopo l’incontro con l’Azienda sanitaria territoriale di Fermo, richiesto dalle organizzazioni sindacali per discutere le conseguenze economiche e contrattuali delle misure di razionalizzazione decise dalla direzione.
Guardaroba, ore dimezzate per le lavoratrici
Le ricadute occupazionali ed economiche preoccupano soprattutto per le lavoratrici e i lavoratori già impiegati con contratti part-time involontari e poche ore settimanali. Per le addette al guardaroba dei presidi ospedalieri del territorio, i tagli previsti potrebbero comportare una riduzione del 50 per cento dell’orario di lavoro, da 18 a 9 ore settimanali.
Una contrazione che inciderebbe ulteriormente su retribuzioni già insufficienti a garantire una vita dignitosa. Le organizzazioni sindacali segnalano anche il rischio di turni spezzati, con un conseguente aumento delle spese di spostamento a carico delle lavoratrici e dei lavoratori.
A rischio anche la qualità dei servizi
Per i sindacati, il contenimento dei costi non può tradursi in nuovi sacrifici per chi garantisce quotidianamente servizi indispensabili al funzionamento delle strutture sanitarie. Pulizie, lavanderia e guardaroba sono attività fondamentali per assicurare igiene e sicurezza negli ospedali, tutelando pazienti, personale medico e infermieristico e tutti gli operatori presenti nelle strutture.
Le organizzazioni sindacali contestano una politica di razionalizzazione che rischia di ridurre ulteriormente il personale in servizio, mentre le superfici ospedaliere da coprire restano le stesse. Una situazione che, denunciano, può compromettere sia la salute di chi lavora negli ospedali sia quella delle persone che vi accedono per cure e visite.
Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl Marche, Filctem Cgil e Femca Cisl Marche, il problema si inserisce nel quadro dei continui ribassi nelle gare d’appalto, che finiscono per tradursi in una riduzione delle risorse destinate al personale e in condizioni di lavoro sempre più difficili.
I sindacati chiedono di rivedere la decisione
La richiesta avanzata alla Ast di Fermo è di rivedere i tagli e individuare strategie alternative, capaci di tutelare l’occupazione, il reddito e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori senza compromettere la qualità dei servizi. Una necessità che si inserisce anche nel percorso verso l’apertura del nuovo ospedale di Campiglione di Fermo, prevista dalla direzione sanitaria nella prima metà del 2027, anche se la data precisa non è stata ancora definita.
Le organizzazioni sindacali chiedono risposte rapide e richiamano anche la responsabilità della Regione Marche nell’indirizzare le Aziende sanitarie territoriali verso scelte che rafforzino la qualità del servizio sanitario pubblico, senza sacrificare la dignità di chi contribuisce ogni giorno alla tutela della salute. Se le decisioni non verranno riviste, concludono i sindacati, sarà avviata la mobilitazione e proclamato lo stato di agitazione.






















