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Durante la campagna referendaria dello scorso inverno Franco Moretti diede vita al Comitato avvocati per il No. Da quella esperienza è nata l’associazione Camera Forense per la Costituzione, una associazione di avvocati che ha preso il via ad aprile 2026. L’associazione ha aderito alla rete de La Via Maestra e sabato 17 ottobre sfilerà per le vie della capitale, da piazza della Repubblica a Piazza del Popolo.
Perché avete aderito alla Via Maestra e perché domani 17 ottobre sarete in piazza?
Noi che abbiamo dato vita alla associazione la Camera Forense per la Costituzione crediamo che debba essere esaltata la funzione sociale dell’avvocatura. La funzione sociale dell’avvocatura non deve esplicarsi solamente nello stretto ambito della tutela dei diritti nel processo o dei diritti di categoria, ma deve esplicarsi nell’ambito di una tutela più ampia dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Carta costituzionale. Riteniamo, quindi, che iniziative come quella di domani e reti come la Via Maestra alla quale abbiamo appunto aderito, siano perfettamente in linea con lo spirito della nostra associazione.
Esiste un filo che lega la manifestazione, la rete della Via Maestra e il movimento che ha portato alla vittoria del No referendum di marzo?
Al di là delle posizioni di ciascuno, il primo legame che vedo con il movimento referendario è costituito dalla consapevolezza dell’importanza della partecipazione. Questione trasversale, ha riguardato sia chi sosteneva il No che chi sosteneva il Si: si è riscoperta l’importanza della partecipazione e la manifestazione del 17 ottobre va esattamente in questa direzione. Per quanto riguarda invece coloro che erano contro la riforma, l’ulteriore filo conduttore è dato dalla consapevolezza della necessità di tutelare la Costituzione. Così come la riforma della giustizia per noi era da considerare a tutti gli effetti un attacco alla Carta, la rivendicazione dei temi che costituiscono la piattaforma della manifestazione di domani, che sono i fondamenti della Via Maestra, sono sostanzialmente sulla stessa linea, difendere la Costituzione.
Cosa significa costruire legalità difendendo i principi affermati nella Carta del ’48? I decreti sicurezza servono?
Legalità si costruisce innanzitutto attuando l’articolo 3 comma 2 della Costituzione. E cioè l’articolo che prevede che la Repubblica debba rimuovere gli ostacoli che rendono non effettiva l’uguaglianza. Secondo me legalità si costruisce prima di tutto lì, nel senso che la legalità, ma anche la democrazia, passano dei contenuti concreti e non dagli slogan che oggi troppo spesso sentiamo ripetere. Poi ovviamente affermare e costruire legalità passa dalla necessità di dare attuazione a tutte quelle parti della Costituzione che non sono ancora attuate. Per stare, ad esempio, al tema della giustizia, costruire legalità significa rendere effettivo il diritto di difesa. O ancora, far sì che l’accesso alla giustizia sia davvero uguale per tutti. Ma legalità significa anche costruire una scuola pubblica di qualità o una sanità pubblica e universale per davvero. Io credo che non servano nuove norme, nuove leggi in materia di giustizia, basterebbe attuare i precetti costituzionali. Questo secondo me è fondamentale, si pensa di cambiare la Costituzione, ma in realtà il problema più urgente è quello di attuarla.






















