La produzione si è fermata e i cancelli dello stabilimento Sherwin-Williams di Pianoro sono diventati il centro della protesta contro i 18 licenziamenti annunciati dall’azienda. Lo sciopero proclamato da Filctem Cgil, Uiltec Uil, Si Cobas Bologna e Rsu ha registrato un’adesione compatta, con lavoratrici e lavoratori riuniti in presidio per chiedere il ritiro della procedura di licenziamento collettivo.

“Noi siamo persone”

Per il sindacato la decisione della multinazionale è arrivata senza alcun segnale che facesse presagire una riduzione dell’organico. Negli incontri precedenti, spiegano le organizzazioni sindacali, l’azienda non avrebbe mai rappresentato criticità tali da giustificare i 18 esuberi.

A suscitare ulteriori interrogativi è anche il criterio con cui sarebbero stati individuati i lavoratori coinvolti. Secondo Filctem Cgil non emergerebbe infatti un legame tecnico o produttivo tra le persone interessate dalla procedura, elemento che alimenta dubbi sulle motivazioni della scelta aziendale.

“Noi siamo persone”, ha affermato durante il presidio Eros Bolognesi della Filctem Cgil Bologna. “Non puoi abbandonare lavoratrici e lavoratori, impoverendo le loro famiglie, senza aver cercato soluzioni alternative”.

La solidarietà del territorio

Alla mobilitazione hanno partecipato delegazioni della Cgil Bologna, della Fiom Cgil, dello Spi Cgil, numerose Rsu e Rsa di altre aziende e anche ex dipendenti oggi in pensione, che hanno voluto esprimere vicinanza ai colleghi ancora in servizio.

Presente anche il sindaco di Pianoro, Luca Vecchiettini, che ha annunciato un incontro con i vertici aziendali. “Perdere manodopera e competenze impoverisce le famiglie ma anche il territorio: è un rischio che non vogliamo correre”, ha dichiarato.

La vertenza entra così in una fase cruciale. Dopo il primo confronto concluso senza risultati, i sindacati chiedono che l’azienda riapra il dialogo e valuti soluzioni alternative ai licenziamenti, mentre la mobilitazione punta a mantenere alta l’attenzione su una crisi che coinvolge non solo i 18 lavoratori interessati, ma l’intera comunità di Pianoro.