Nei campi a 39 gradi e sotto un sole rovente a curare finocchi, carote, insalata, radicchio. Una cinquantina di braccianti nella piana del Fucino. Li hanno trovati i sindacalisti della Flai Cgil in missione con le brigate del lavoro, nell’uscita pomeridiana, dopo le 14.

Chini sul terreno, a sfidare il caldo e l’arsura. Nonostante l’ordinanza della Regione Abruzzo che impone fino al 31 agosto lo stop delle attività nella fascia oraria dalle 12.30 alle 16 nei giorni in cui si superano i 32 gradi.

Esposto all’Inl

“Ci siamo avvicinati e abbiamo detto loro che c’è la sospensione del lavoro, che lo stop è stato deciso per il loro bene”, racconta il segretario generale Flai Cgil L’Aquila Luigi Antonetti: “Gli abbiamo anche detto di andare a parlare col padrone, perché è rischioso lavorare a 39 gradi. Adesso stiamo facendo un esposto all’Ispettorato del lavoro dell’Aquila. Naturalmente non sappiamo quali aziende erano, però abbiamo fornito tutti i dati, anche la targa del furgone, da cui si può risalire ai datori di lavoro. Erano tre squadre in tre campi diversi, distribuiti in un perimetro di circa un chilometro quadrato”.

Brigate in azione

Le brigate del lavoro sono il sindacato di strada della Flai Cgil. Si battono i territori palmo palmo, all’alba e nelle ore più calde. Si intercettano lavoratori, distribuendo bottigliette di acqua, cappelli, gilet, e poi volantini in cinque lingue con informazioni sui diritti e le tutele, i contatti e le mail per fare le pratiche, la disoccupazione agricola, la dichiarazione dei redditi, il permesso di soggiorno, la verifica della busta paga.

Sfruttamento nella piana

“In questa zona c’è molto sfruttamento, si tende a non rispettare la paga oraria di base, che è 9,10 euro”, prosegue Antonetti:Spesso e volentieri vengono proposte tariffe più basse e il lavoratore non può dire di no. Ma se la controlli, la busta paga, è regolare, sembra tutto a posto. Peccato che segnino un numero di ore inferiori rispetto a quelle effettivamente lavorate”.

La mattina alle 5.30 nella piana del Fucino, un'area rinomata per le eccellenze agricole e la fertilità dei terreni, s’incontrano molte squadre al lavoro, operai di diverse aziende. “Datori tranquilli e ospitali – dice Antonetti -, altri molto meno, che ci hanno accusato di invadere la proprietà privata. Abbiamo avuto anche un episodio di scontro, ci hanno allontanato dicendo che gli operai non potevano parlare con il sindacato, come se le loro vite fossero proprietà privata. L’atteggiamento classico del padrone”.

Quasi tutti migranti

I braccianti nel Fucino sono 6.500, quasi tutti migranti, la maggior parte marocchini, poi anche pachistani, macedoni, una piccolissima porzione di italiani. La stagione inizia ad aprile e va avanti fino a settembre-ottobre. Sono quasi tutti uomini, le donne lavorano nei magazzini per il lavaggio e il confezionamento degli ortaggi, destinati anche alla grande distribuzione organizzata.

Sede Flai a Trasacco

A Trasacco la Flai Cgil ha aperto di recente una sede, punto di riferimento per i lavoratori che vivono lì. Nel cuore del Fucino, conta 5.500 abitanti, di cui mille sono marocchini, di questi 550 hanno la cittadinanza italiana. C’è una moschea, e poi gli alimentari, le macellerie, molti hanno comprato casa, hanno la famiglia, sono ben integrati.

“È un territorio governato dal centro destra, che ci è molto ostile, ma noi abbiamo il sostegno dei lavoratori – conclude il sindacalista -: proprio ieri anche i magrebini hanno firmato le due leggi di iniziativa popolare su sanità pubblica e trasparenza negli affidamenti”.