Parla di radici, ritorno e riscatto Vito Mazzara, agronomo e presidente della cooperativa Rita Atria Libera Terra di Castelvetrano. “In campagna non ci sono nato, ma ci sono cresciuto”, racconta, ripercorrendo il percorso che lo ha portato, dopo gli studi in Agraria e un'esperienza Erasmus, a tornare nella sua terra per coltivare non solo i campi, ma anche un progetto di legalità.
Per Vito, lavorare sui terreni confiscati alla mafia significa restituire valore alla collettività: “I beni non sono della cooperativa, ma di tutti. Noi li gestiamo per rimetterli in produzione, creare lavoro e ridare bellezza al territorio”. Un impegno che si riflette nella cura quotidiana dei campi e contribuisce a superare la diffidenza iniziale della comunità, mostrando concretamente come i beni confiscati possano diventare opportunità di sviluppo sociale ed economico.
Tra i luoghi simbolo di questo percorso c'è il bene confiscato Rita Atria di Castelvetrano, un ampio complesso agricolo con terreni e fabbricati rurali, sottratto alla criminalità organizzata e affidato in comodato d'uso alla cooperativa sociale Rita Atria Libera Terra. Il bene è destinato alla produzione agricola biologica e a finalità sociali, rappresentando uno degli esempi più significativi di riutilizzo dei patrimoni confiscati alla mafia nel territorio trapanese.
Per Vito, il legame con la terra resta il motore di tutto: “Abbiamo il diritto di andare via per conoscere il mondo, ma anche il dovere di tornare a casa per arricchire una terra che ha ancora tanto da dare”.


























