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Da tutta Italia solidarietà al lavoratore licenziato del terminal Bettolo del porto di Genova perché “quando toccano uno, toccano tutti”. Sulla pagina Facebook della Filt Cgil genovese sono stati pubblicati tutti i messaggi di solidarietà provenienti dai sindacati territoriali, dopo quello che è stato definito un provvedimento “sproporzionato, ingiustificato e l’ennesimo segnale di una gestione fondata sullo scontro anziché sul confronto”.
Nei giorni scorsi, appresa la notizia, l’assemblea dei lavoratori ha avviato una “forte mobilitazione”, preso inoltre atto del “rifiuto dell’azienda di ricevere le organizzazioni sindacali” dopo la denuncia di una serie di criticità.
Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti da tempo hanno portato alla luce “gravi problemi che l’azienda continua a ignorare”, con un particolare riferimento a “mezzi impiegati in condizioni non adeguate sotto il profilo della sicurezza”, “assenza di acqua fresca per il personale nonostante le temperature estreme”, “spogliatoi in condizioni indegne” e un “clima aziendale ormai caratterizzato da continue contestazioni disciplinari”.
Per questo motivo, dopo la notizia del licenziamento, l’assemblea dei lavoratori ha deliberato uno sciopero che si è svolto nelle giornate del 16 e 17 luglio scorsi, proclamato per “pericoli gravi e immediati legati alla sicurezza”, disponendo contestualmente l’apertura dello stato di agitazione con il “blocco immediato di tutte le prestazioni di lavoro straordinario”.
I comunicati di solidarietà arrivano dai porti del Nord come del Sud. In particolare il segretario generale della Filt Cgil Campania, Angelo Lustro, inquadra il caso di Genova in una riflessione più ampia: “se una lavoratrice o un lavoratore può essere licenziato nel giro di poche ore, è legittimo domandarsi perché la possibilità di mettere in discussione una concessione demaniale nei casi in cui ricorrano gravi e reiterate violazioni degli obblighi di legge, compresi i comportamenti ritenuti illegittimi nei confronti dei lavoratori, sembri restare confinata quasi esclusivamente al piano teorico”.
Lustro ricorda che “la credibilità dello Stato si misura anche dalla capacità di applicare le regole con equilibrio e coerenza. Se davvero crediamo che la vita dei lavoratori e delle lavoratrici venga prima di ogni altra cosa, così come la dignità, i diritti e il valore del lavoro, che non possono essere compromessi da un licenziamento adottato con tale rapidità da incidere profondamente sulla persona e sulla sua famiglia – conclude –, allora dobbiamo avere il coraggio di domandarci se tutti gli strumenti previsti dalla legge vengano oggi utilizzati con la stessa determinazione con cui vengono esercitati tanto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori quanto nei confronti delle imprese e dei concessionari che operano nei nostri porti e gestiscono beni appartenenti alla collettività”.






















