“La sicurezza è una cosa complessa”. È da questa convinzione che parte la conversazione con il prefetto Franco Gabrielli, ospite della nuova puntata di Collettiva Talk, dedicata ai grandi temi della legalità, delle migrazioni e del rapporto tra diritti e ordine pubblico. L’occasione è l’uscita del libro Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica, scritto insieme al giornalista Carlo Bonini e pubblicato da Feltrinelli.

Secondo Gabrielli il dibattito pubblico è ormai prigioniero di slogan e semplificazioni. “Nel mercato della paura ci sono professionisti e mercanzie di facile consumo”, osserva, spiegando come immigrazione e sicurezza siano diventate terreno privilegiato della propaganda politica. Una narrazione che, a suo giudizio, non ha prodotto maggiore sicurezza. “Dopo cinque decreti sicurezza la situazione è sostanzialmente invariata” e il rischio è continuare a rincorrere “soluzioni facili” senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.

Ampio spazio è dedicato anche alle politiche migratorie. Per Gabrielli servirebbe un organismo capace di governare il fenomeno nel suo insieme, dai flussi regolari ai rimpatri fino all’integrazione. “Non si vuole affrontare in maniera seria il tema dell’integrazione”, afferma, denunciando un sistema che alimenta sfruttamento e marginalità e ricordando che “consentire l’ingresso di lavoratori senza pensare minimamente a politiche di inserimento costituisce un elemento ulteriore che alimenterà forme di insicurezza e di illegalità”.

L’ex capo della polizia riflette poi sul ruolo delle forze dell'ordine e sul rapporto con i cittadini. “Le forze di polizia sono semplicemente l’espressione di una comunità”, sostiene, aggiungendo che “un’organizzazione che riconosce i propri errori è un segno di forza”. Da qui anche una riflessione sul G8 di Genova, definito senza esitazioni “un disastro”, una pagina che “ha segnato profondamente il Paese” e dalla quale, secondo Gabrielli, la politica non ha tratto fino in fondo gli insegnamenti necessari.

Nella parte finale dell’intervista il ragionamento si allarga alla prevenzione, dalla protezione civile alla sicurezza sul lavoro. “La prevenzione viene percepita come un costo e non come un investimento”, osserva, sottolineando come questa logica accomuni molti ambiti della vita pubblica. Un confronto che restituisce complessità a un tema spesso ridotto a propaganda e rilancia un’idea di sicurezza fondata su democrazia, diritti e responsabilità condivisa.