“Vorrei che le persone mi percepissero come uno di loro”. È racchiusa in questa frase la filosofia con cui Gabriele Piazza si presenta sui social come "l'amichevole influencer di quartiere", un'espressione che richiama volutamente Spider-Man ma che, soprattutto, racconta la volontà di abbattere quella distanza che spesso separa chi comunica online dal proprio pubblico.

Attore di formazione, autore teatrale e oggi anche scrittore, Piazza è stato ospite di Collettiva Talk per parlare del suo primo romanzo, Il gay felice (De Agostini), ma la conversazione si è presto allargata ai grandi temi che attraversano il libro: identità, rappresentazione, diritti, lavoro, discriminazioni e felicità.

Michelangelo, un protagonista che parla anche dell'autore

Il protagonista del romanzo è Michelangelo Corsini, un giovane attore romano che affronta il peso degli stereotipi, della ricerca di sé e delle aspettative imposte dagli altri.

Piazza chiarisce subito che non si tratta di un'autobiografia, ma riconosce quanto il personaggio gli assomigli. “Non è autobiografico, ma chi mi conosce ha avuto la sensazione di accompagnarmi in un percorso di vita – racconta – Direi che Michelangelo è per il 60% frutto della mia immaginazione e per il 40% ispirato a me”.

Nel romanzo riaffiorano esperienze realmente vissute: l'amico eterosessuale di cui ci si innamora, il confronto con altri uomini gay, la sensazione di non trovare spazio nel mondo dello spettacolo. C'è però una differenza fondamentale: “Io non ho mai sentito che la mia sessualità fosse un problema – dice – È stato un privilegio, dovuto alla famiglia in cui sono cresciuto e alle persone che ho avuto accanto”.

Il peso degli stereotipi: “Il problema è quando diventano una gabbia”

Uno dei temi centrali del libro è la rappresentazione delle persone Lgbtqia+ nei media. Piazza osserva come la società abbia un bisogno quasi istintivo di classificare tutto, ma avverte che le etichette finiscono spesso per limitare le persone: “Il problema dello stereotipo è che ti limita e non ti permette di immaginare qualcuno al di fuori di quella categoria”, sottolinea.

“Il vero problema – ribadisce – è che sembrare gay viene ancora considerato qualcosa di negativo. Nessuno sente il bisogno di difendersi da uno stereotipo positivo”.

E proprio da qui nasce anche il suo spettacolo teatrale Eterofobico, costruito proprio sul ribaltamento delle convenzioni e sull'idea che siano le persone a decidere se una parola possa diventare un'offesa oppure no.

Diritti civili e diritti del lavoro: “Le battaglie camminano insieme”

Nel romanzo convivono discriminazione, precarietà e sfruttamento lavorativo. Una scelta che, secondo Piazza, riflette la realtà: “È difficile pensare di poter avere rispetto come persona omosessuale quando sul posto di lavoro non si ha rispetto nemmeno come essere umano”. Prima di vivere del proprio lavoro artistico, Piazza ha conosciuto la precarietà: ristorazione, lavori saltuari, occupazioni in nero. Esperienze che gli hanno mostrato quanto il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore sia spesso segnato dal ricatto economico: “Esiste questa sensazione che chi ti paga ti stia facendo una grazia. È un'idea che dovremmo perdere completamente”. 

Un tema che ha affrontato anche nei suoi contenuti social, in particolare nel video sul mito dell'azienda come "una famiglia", diventato virale perché capace di intercettare il disagio di migliaia di lavoratori.

“Nessuno è la norma”

Tra le frasi più significative del romanzo c'è una riflessione destinata ad andare oltre il tema dell'identità sessuale: “Nessuno è la norma”. Per Piazza il rischio è che, nel tentativo di essere accettati, si finisca per comprimere la propria individualità. La comunicazione, sostiene, deve essere strategica, capace di parlare anche a chi non condivide già determinate battaglie. Ma questo non significa rinunciare a sé stessi perché “la norma non esiste. Esistono otto miliardi di persone e otto miliardi di soggettività”.

Pride, visibilità e cambiamento culturale

Nel corso dell'intervista Piazza racconta un episodio personale: quest'anno suo padre ha partecipato per la prima volta a un Pride. L'esperienza ha demolito un pregiudizio.

“Mi ha detto: Mi è piaciuto molto, c'era tanta gioia. Aveva immaginato una manifestazione diversa. A volte basta vedere una realtà per smettere di averne paura”.

Per l'autore, la visibilità rappresenta uno degli strumenti più efficaci per combattere stereotipi e discriminazioni ricordando come anche le lotte per i diritti possano essere portate avanti attraverso linguaggi diversi, dalla protesta alla festa.

Dall'indignazione al cambiamento

Le mobilitazioni però, secondo Piazza, non bastano se non sono accompagnate da un lavoro quotidiano svolto da associazioni, attivisti e istituzioni. “Io posso aiutare a cambiare uno sguardo – dice – ma poi servono persone che costruiscano davvero il cambiamento, che seguano i casi, che scrivano le leggi”. È il motivo per cui invita a non fermarsi alla sensibilizzazione, ma a sostenere concretamente chi opera ogni giorno contro le discriminazioni.

Educazione affettiva: “Serve anche agli uomini”

Tra i passaggi più netti dell'intervista c'è quello dedicato all'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Piazza definisce un paradosso la scelta di subordinare questi percorsi al consenso delle famiglie, soprattutto nei contesti dove potrebbero risultare più necessari.  “L'educazione affettiva serve anche agli uomini. Sono proprio gli uomini le prime vittime dell'idea che debbano essere sempre forti, duri, performanti”, ricorda.

Il "gaslighting" dell'omofobia

Commentando i più recenti episodi di cronaca, Piazza individua un nuovo meccanismo sui social, e non solo, che definisce il gaslighting dell'omofobia: “Quando non si può più sostenere apertamente una discriminazione, si comincia a dire che quella discriminazione non esiste. Ti dicono: L'omofobia non esiste, vi lamentate sempre. È una forma di manipolazione: negare ciò che le persone vivono”.

I social: opportunità e rischio

Da creator, Piazza conosce bene il potenziale dei social network, ma ne evidenzia anche le criticità. L'algoritmo, osserva, tende a rinchiudere le persone dentro bolle informative sempre più ristrette, mentre lo scrolling infinito rischia di trasformarsi in un meccanismo capace di catturare costantemente l'attenzione: “Lo scrolling è un pozzo senza fondo. Ti induce a non pensare”. Allo stesso tempo riconosce che proprio i social hanno permesso a molte persone di trovare rappresentazione e comunità. Per questo non è favorevole a vietarli ai più giovani, quanto piuttosto a educarne un utilizzo consapevole.

Paura e vergogna

Nel dialogo emerge anche il rapporto diretto che Piazza ha costruito con chi lo segue.

Tra i messaggi ricevuti ce n'è uno che lo ha particolarmente colpito: una ragazza gli ha confidato di non poter acquistare Il gay felice perché temeva la reazione dei genitori leggendo il titolo. Un episodio che racconta quanto la paura continui a condizionare molte vite. “La paura e la vergogna sono i due strumenti del potere per impedirti di essere quello che sei” evidenzia Piazza.

La felicità come scelta quotidiana

L'intervista si chiude sul tema che dà il titolo al libro: la felicità. Piazza cita Michela Murgia: “La felicità è una forma di intelligenza, perché bisogna accorgersi di quando la si sta vivendo”. Per l'autore non basta aspettare che la felicità arrivi dall'esterno: occorre costruire condizioni migliori, chiedere aiuto quando serve e lavorare anche sulla propria salute mentale. Perché, come ricorda più volte durante l'intervista, nessuno può essere davvero rinchiuso dentro una definizione. E forse proprio da questa consapevolezza può iniziare un percorso verso una società più libera, inclusiva e capace di riconoscere le differenze come un valore, non come un limite.