È partito da piazza Bambine e bambini di Beslan il corteo di Firenze organizzato da Cgil, Cisl e Uil Toscana per la giornata di sciopero regionale dell’industria, oggi, 9 luglio. Alcune migliaia di lavoratori con bandiere e striscioni hanno sfilato per il centro della città, diretti alla prefettura in via Cavour, di fronte alla quale si sono tenuti i comizi finali. Delegazioni sindacali sono state ricevute in prefettura, in Regione Toscana e presso la sede di Confindustria. La sindaca di Firenze Sara Funaro ha portato il suo saluto ai manifestanti alla partenza del corteo: fra i partecipanti, anche la sindaca di Scandicci (Firenze) Claudia Sereni, e l’assessora al lavoro della Regione Toscana Alessandra Nardini. Fra gli esponenti del sindacato, oltre ai segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil, hanno partecipato al corteo il segretario generale nazionale della Fiom Michele De Palma e il segretario generale nazionale della Fim Ferdinando Uliano.

Punte di adesione allo sciopero del 90%

La manifestazione, partecipata malgrado il gran caldo, è terminata prima di mezzogiorno in via Cavour, con i comizi davanti alla prefettura dei segretari generali regionali Rossano Rossi (Cgil), Silvia Russo (Cisl) e Paolo Fantappiè (Uil). Sul territorio si è segnalata una buona adesione allo sciopero, con la Sammontana di Empoli (Firenze) chiusa e punte pari o sopra il 90% in aziende come Dumarey, Magna, Pierburg, Trigano, Menci. “Siamo di fronte a una settantina di tavoli aperti per le vertenze nuove, oltre a una ventina di vertenze storiche, dalle acciaierie di Piombino alla Sanac”, ha detto Rossi, sottolineando che ci sono “oltre 15.000 lavoratori in cassa integrazione, che sta prendendo sempre più la dimensione di Cig straordinaria che è l’anticamera dell’inferno perché poi si chiude. I licenziamenti per motivi economici negli ultimi cinque anni sono stati oltre 20.000, si sta parlando di una regione che sta scivolando verso il basso”.

Per il rilancio, ha continuato, “cerchiamo di trovare soluzioni innovative usando le nuove strutture digitali, ma occorre fare rete tra le aziende, perché il problema della nostra regione è anche la presenza di piccole e piccolissime aziende che, rispetto al treno delle grandi strutture che sono venute a investire in Toscana, hanno necessità di agganciare questo periodo di ricostruzione dell’industria in maniera forte. Occorre che la Regione le aiuti a fare rete, perché altrimenti non vengono raggiunte dalle nuove forme di digitalizzazione e innovazione organizzativa”.